La nostra visione di città parte dalle periferie e dalle loro necessità“. Così Andrea Bui, candidato sindaco per Potere al Popolo, Rifondazione e Pci, al consiglio dei cittadini volontari del quartiere San Leonardo. L’incontro di mercoledì sera ha toccato diversi punti: dalla casa al welfare, dalla sicurezza al commercio. “La scelta di aprire la Casa del Popolo “Thomas Sankara” in via Cocconi è significativa – spiega Bui −, perché non si tratta di una sede elettorale: è un luogo in cui progettare e realizzare attività che impattino su questo pezzo di città, soprattutto dopo il 12 giugno. E soprattutto su temi come il diritto all’abitare. Il San Leonardo è un quartiere popolare, con molte persone in situazione di povertà: con il prezzo attuale degli affitti, per molte di loro trovare un appartamento è difficile. In passato, il quartiere ha visto tentativi di speculazione edilizia con le due Stu Pasubio e Stazione che miravano alla gentrificazione: si sono rivelate tutte un gigantesco flop“. 

Per il candidato sindaco, invece, “bisogna prendere la direzione opposta: servono degli investimenti per costruire alloggi popolari – continua Bui −. Una delle attività che realizzeremo nella Casa del Popolo è uno sportello per quanti si trovano in difficoltà abitativa. Dal punto di vista dell’Amministrazione comunale, d’altro canto, gli interventi per combattere questa forma di precarietà possono essere finanziati tassando la grande rendita immobiliare e gli immobili sfitti, così come i numerosi centri commerciali. Altra fonte di finanziamento è rappresentata del recupero dell’evasione fiscale e degli affitti in nero, così come fatto dal Comune di San Giovanni in Persiceto“. 

Il San Leonardo, inoltre, è il quartiere che conta più centri commerciali di tutta la città. “È anche quello che ne è più penalizzato – afferma Bui −, in termini di desertificazione del piccolo commercio e di conseguenza delle strade del quartiere. Le strade deserte sono delle strade insicure. Capisco perfettamente il motivo per cui chi vive qui senta molto il problema della sicurezza. La soluzione non è semplice e richiede tempo, non esistono scorciatoie: sono necessari interventi per promuovere i centri di aggregazione sociale per i giovani e per gli abitanti in generale, così come bandi e sostegno a favore dei negozi di vicinato e delle piccole attività, che rappresentano un presidio contro il cosiddetto “degrado”, di cui tanto si sente parlare. C’è bisogno di un aumento della spesa sociale, mentre invece assistiamo a continui tagli proprio in questo senso, rinnovando così l’emergenza. Gli assistenti sociali, mestiere importantissimo e sottovalutato, come molti dei lavori di cura, non sono in grado di fornire risposte alle crescenti domande di aiuto da parte dei cittadini, perché ognuno di loro ha troppi casi da seguire, a fronte di risorse insufficienti e di stipendi inadeguati. La risposta più efficace al problema, di conseguenza, sta proprio nell’aumento della spesa sociale“.

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