Andrea Scanzi a Teatro Due: il ritmo narrattivo di uno spettacolo amaro e vero | EDITORIALE

Due ore di spettacolo senza cali di ritmo. Andrea Scanzi racconta l’Italia “senza memoria” che si…

Due ore di spettacolo senza cali di ritmo. Andrea Scanzi racconta l’Italia “senza memoria” che si avvicina alle elezioni: “Matteo Renzi ha rottamato la possibilità di rinnovamento, è l’elogio del populismo come abito preferito della politica italiana

PARMA | Uno spettacolo amaro: “Andavamo a teatro e agli spettacoli degli intellettuali per avere una visione, una speranza. Oggi la speranza ‘renzusconiana’ è quella rappresentata da Matteo Renzi che, da giovane sindaco di Firenze, propone di distruggere il Vasari per la più infondata ipotesi di ritrovare la “Battaglia di Anghiari”.

Andrea Scanzi intrattiene senza pause e per oltre due ore i parmigiani giunti a Teatro Due per incontrare il suo “Renzusconi“, personaggio tutt’altro che fantasy germogliato dalla cultura politica degli ultimi ventiquattro. Il volto dell’Italia prossima al voto descritta da Scanzi è quello di un Paese senza memoria, di una società colpevole di aver digerito un ventennio di bugie elettorali, di leggi orrende e di aver perso, anche per colpa del loro attuale silenzio, la fiducia negli intellettuali che in passato hanno sostenuto la speranza di riscatto e il bisogno di allenare una visione critica del nostro tempo.

Giunta alla sua ottava replica, lo spettacolo di Andrea Scanzi racconta il Matteo Renzi dalle origini al declino di consensi, un Matteo Renzi che però resiste e, nel bene e nel male, “è sempre lì“, a dimostrazione che”forse qualche qualità quest’uomo la ha“. Il Matteo Renzi di Scanzi è il giocoliere della “Ruota della fortuna” che inciampa sull’ultima risposta da quarantotto milioni di lire, il “pagliaccio” che ghiaccia il teatro con un’imitazione giovanile di Berlusconi e che, proprio come il Cavaliere, ci porta in giro per il mondo tra figuracce da lingue felpate fantozziane e scene da compatimento negli incontri istituzionali con i massimi esponenti della politica europea.


Non manca l’attacco al mondo degli intellettuali, uomini e donne di cultura che in un paese democratico hanno il compito di fare satira e lanciare il proprio sguardo critico al mondo contemporaneo: “Gli intellettuali che per vent’anni hanno criticato Berlusconi e denunciato la sua condotta politica, dove sono oggi che Renzi fa lo stesso? Perché ieri con Berlusconi urlavano e oggi con Renzi tacciono?” Sorge il sospetto secondo Scanzi, per chi ha creduto in quell’argine culturale al populismo rappresentato da satira e prodotto d’autore, che le figure della cultura italiana fossero in realtà solo dei ‘tifosi’, pronti a criticare la persona e non tanto il contenuto, così da accettare da accettare le stesse immonde proposte politiche per il Paese se promosse e rivendicate da un altro candidato. 

In una serata che fotografa perfettamente l’Italia post referendum costituzionale non mancano i riferimenti al grande giornalismo e alla grande editoria e cultura italiana: dalle parole di Longanesi a quelle di Bernabei, dal ricordo di Montanelli a quello di Gaber e De André. Parole e visioni che in tutti questi grandi della cultura italiana sembrano aver come sfondo un’amara disillusione sulla speranza di riscatto per il nostro Paese, ma da cui è ancora possibile far germogliare un nuovo sostrato culturale per rimettere in piedi un’Italia oggi ancora in ginocchio.

Tali speranze fioriscono nelle ultime parole di Andrea Scanzi che, da elettore e cittadino prima che da giornalista e autore, lancia un invito ai parmigiani presenti in sala: “Da qui alla fine della campagna elettorale, fin prima di entrare in cabina elettorale, cercherò di mantenere cinque regole che mi sono dato, un lista semplice di comportamenti per cercare di avere una visione consapevole di ciò che accade introno a me”.

Per scoprire quali siano queste regole, appuntamento alla nona replica del “Renzusconi” di Andrea Scanzi.

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