Il sindaco di Berceto su spopolamento, risorse e prospettive nelle aree di montagna: “Lotto come un leone per garantire un futuro migliore al mio paese”

BERCETO | Con i toni accesi e duri a cui ci ha spesso abituato, il primo cittadino di Berceto, Luigi Lucchi, ha affrontato in una lettera aperta uno dei temi forti della sua politica: la crisi economica e sociale delle aree di montagna.

Contro lo spopolamento di abitanti, attività economiche e prospettive che è in atto nei paesi dell’Appennino, il sindaco da sempre sottolinea la necessità di attente politiche di riqualificazione. Da decenni è in atto, volutamente, il genocidio di noi montanari”, e questo a causa di una politica che per anni non si sarebbe occupata della valorizzazione del territorio e della delocalizzazione.

Uno degli aspetti della crisi è sicuramente la flessione del turismo, sempre più palpabile a Berceto nonostante la cittadina sia servita da una importante rete di infrastrutture: “Oggi, entrando in Duomo, ho visto che quattro candelieri su cinque non avevano neppure una candela accesa. Vivo da sempre a Berceto e non avevo mai visto una cosa simile. Cosa vuol dire? Che non c’è più religiosità a Berceto, che un tempo era chiamata la “fabbrica” dei preti? No! Vuol dire che anche Berceto, il paese più bello e comodo dell’Appennino Parmense (autostrada, ferrovia, strada statale della Cisa, due strade provinciali), il paese di montagna più vicino al mare, l’unico paese al mondo gemellato con una Nazione Indiana, i Lakota (Sioux), in questo periodo è un deserto.

“Anche se accomuna tutta Italia, molte colpe di questa situazione sono le nostre”

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Il primo cittadino ricorda come negli anni i bercetesi abbiano mancato diverse occasioni. Innanzitutto nel primo dopoguerra, quando il sindaco Peppino Molinari ha approfittato dell’amicizia intima con personaggi del calibro di Enrico Mattei e Paolo Emilio Taviani per collocare diversi bercetesi all’Agip o alla Snam anziché spingere per l’apertura di fabbriche sul fondovalle. La seconda occasione è andata persa a metà degli anni ’70, quando i cantieri dell’autostrada avevano dato lavoro e arricchito molti bercetesi: invece che investire denaro in turismo e accoglienza i bercetesi preferirono acquistare immobili a Parma. La terza occasione, infine, nel 1988, quando Berceto non fu abile a ricevere risorse per il turismo e per una agricoltura moderna e ben remunerata: “Ora tutto il territorio è abbandonato e nessuno svolge più attività, ma non ci sono gli aiuti a sostenere l’abbandono, il dissesto, il crollo delle case. Per il parco ci sarebbero stati e tanti.

Ma le colpe non sarebbero soltanto locali: la crisi interessa tutto l’Appennino Emiliano e a causarla sarebbero stata anche la politica nazionale, che con una scarsa tutela dei diritti, del lavoro e del patrimonio nazionale ha contribuito alla crisi demografica anziché contrastarla. “La classe politica ci ha venduto al grande capitale, al neoliberismo, a una globalizzazione selvaggia che ha portato ad arricchirsi solo l’1% della popolazione mondiale”. Ai rimpianti, però, Lucchi non manca di far seguire la sua combattività: la promessa è quella di un impegno concreto, attraverso il quale risollevare le prospettive di Berceto:  “Mi spiacerebbe, come Sindaco, non saper leggere il futuro, non cogliere tutte le possibilità che potessero presentarsi. Proprio per questo il mio impegno è fortissimo e sento di lottare come un leone per garantire un futuro migliore a Berceto. Proprio per questo cerco di coinvolgere tutti parlando, da subito, di Comunità e dando la mia disponibilità per qualsiasi iniziativa”.

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