Il Presidente del CAI Parma:

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Frequentare l’Appennino, o più in generale la montagna, dopo diversi mesi di lockdown è un’esperienza che può riportare ad contatto intimo con la natura. Per molte persone si tratta di un’attività imprescindibile per mantenere buoni livelli di salute fisica e mentale. L’emergenza sanitaria dovuta alla pandemia di nuovo Coronavirus ha limitato le attività all’aperto per molto tempo e la maggior parte degli italiani ha trascorso l’isolamento obbligatorio in città. L’unico sfogo possibile, l’unica evasione, era rappresentata da una finestra con vista cemento. Ora che le restrizioni sono calate, il nostro cervello necessita di riconnettersi a quel mondo primordiale e armonioso fatto di alberi, foglie e corsi d’acqua.

I colori a tinte grige del mondo urbano devono essere sostituiti dalle tonalità azzurre del cielo, dei fiumi e dei laghi, oppure dalle infinite sfumature verdi degli alberi. Gli psicologi Joanne K. Garrett e Mathew P. White, della facoltà di Medicina dell’Università di Exeter, nel Regno Unito, hanno condotto uno studio in cui si evidenziano i benefici degli spazi blu, che permetterebbero di ridurre gli stati d’ansia e di migliorare la salute. Mentre secondo lo psicologo Omid Kardan dell’Università di Chicago ha potuto constatare l’effetto benefico degli alberi sulla mente umana.

Tuttavia, per poter riconnettersi al mondo naturale, o alla montagna, è necessario – come tutte le attività post lockdown – farlo in sicurezza e seguendo alcune regole. Secondo Gian Luca Giovanardi, presidente del CAI di Parma dal 2017, sono tre le parole che riassumono i consigli per approcciarsi al ritorno all’Appennino o all’ascensione montana: gradualità, prossimità e diversificazione. Senza dimenticare di mantenere il distanziamento fisico e, dove necessario, l’utilizzo dei dispositivi di protezione individuale.

Da qualche settimana le norme restrittive adottate in seguito all’epidemia da nuovo Coronavirus che imponevano limitazioni alla circolazione sono decadute, di conseguenza molte attività sono riprese, tra cui quelle in montagna. Con quali modalità il CAI consiglia di approcciarsi a tali attività e quali regole si devono seguire per garantire la propria e l’altrui sicurezza?

Il consiglio che abbiamo dato in queste settimane in modo quasi incessante si riassume in 3 parole: gradualità, prossimità, diversificazione. Gradualità nell’impegno richiesto dalle mete e dagli itinerari, prossimità nel privilegiare percorsi non lontani da casa, diversificazione nella scelta delle mete evitando di concentrarsi nei posti più noti e frequentati dell’Appennino. Le regole di sicurezza, anche in montagna, sono quelle generali: mantenere il distanziamento lungo i percorsi, utilizzare i dispositivi di protezione quando necessario, evitare assembramenti nei momenti di sosta.

Durante le prime fasi dell’emergenza Covid sia da parte del CAI sia da parte del Soccorso Alpino sono stati effettuati ripetuti appelli per scoraggiare la fruizione della montagna. Ci sono stati casi di “trasgressione” o di emergenza nella nostra provincia a cui si è dovuto far fronte?

Casi di “trasgressione” collettiva direi di no. Ci sono stati certamente casi individuali di forzatura del divieto di “stare a casa” con “fughe” in montagna che, pur non comportando rischi di diffusione del contagio, potevano costituire esempi, modelli negativi se replicati su scala più ampia.

Il prolungamento dello stato di emergenza al 31 luglio 2020 obbliga a mantenere alcune misure restrittive almeno fino a tale data. Una di queste è il divieto di effettuare assembramenti. Alcuni frequentatori del nostro Appennino hanno lamentato, soprattutto nei weekend o nei giorni di festa, il mancato rispetto di questa norma nei pressi di alcuni rifugi. Pensate di intervenire in qualche modo?

I rifugi sono, di per sé, luoghi “critici” in momenti come l’attuale: l’ubicazione, gli accessi, i percorsi e gli spazi sono sovente compressi e rendono difficile l’applicazione sistematica delle misure di protezione. Nel tempo, poi, soprattutto quelli più accessibili, sono diventati meta ricreativa e di ristorazione, con un incremento non controllato degli accessi. Nella situazione attuale, l’impegno dei gestori, e mi riferisco in particolare al nostro rifugio Mariotti al Lago Santo, è stato grande per fronteggiare una logistica non facile: privilegiare l’accoglienza all’aperto, differenziare percorsi, limitare al minimo i pernottamenti.

C’è ovviamente un’attenzione costante per cercare di migliorare il presidio con ulteriori accorgimenti. Poi, in ambienti “critici”, la differenza la fa anche il comportamento dei fruitori: forse nella situazione attuale, il piacere di un “pasto al sacco” in compagnia ristretta e, come dicevo prima, il gusto di una meta diversa da quelle “rituali” scoprendo itinerari meno battuti fanno la differenza.

Il CAI ha assicurato che le attività di monitoraggio e di manutenzione dei sentieri, in questo periodo, verrà assicurata. Ci sono dei contesti in cui state già lavorando? Quali procedure devono essere intraprese per svolgere questo tipo di attività in sicurezza ed evitare la diffusione del contagio?

L’attività di manutenzione dei sentieri, là dove abbiamo accordi e convenzioni con gli Enti, è ricominciata proprio in questi giorni adottando le norme generali di sicurezza, con particolare attenzione all’uso di mascherine e di gel alcolici, riducendo il numero di volontari per squadra di manutentori, ponendo attenzione nella sanificazione degli attrezzi comuni e privilegiando attività manutentive meno faticose e complesse.

Quante iniziative avete dovuto cancellare a causa dell’emergenza Coronavirus? E quali invece avete in programma per il prossimo futuro?

È stata completamente cancellata tutta l’attività della Sezione da marzo a maggio (escursioni, Corsi, serate ed incontri divulgativi e culturali). Cautelativamente, abbiamo, in accordo con l’Azienda USL, rinviato al 2021 il Convegno nazionale di montagnaterapia previsto per ottobre. Ricominciamo da domenica 21 l’attività escursionistica e cicloescursionistica, con gradualità, in prossimità e cercando diversificazione degli itinerari. Organizziamo escursioni con un numero contenuto di partecipanti che saranno accompagnati da volontari appositamente formati per presidiare e “facilitare” il rispetto delle regole di sicurezza da parte di tutti.

Confidiamo, ma attendiamo indicazioni dalla sede centrale del CAI, di poter riprendere in autunno l’attività corsisti in qualche disciplina. Non abbiamo, cautelativamente, programmato la ripresa degli incontri divulgativi pubblici, ma, in modo coerente con l’indicazione data di ricercare diversificazione e privilegiare la prossimità, stiamo pubblicando 4 volumi sui cammini storici del nostro Appennino: un buon modo per unire il piacere del camminare con l’emozione della scoperta storica e culturale.

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