Proteggere l’Appennino: in rete la petizione contro i progetti eolici “Parma A e B”
La petizione è online su Change.org; in Val Taro si stanno attivando i comitati e saranno promossi incontri pubblici
Un appello accorato e deciso arriva oggi da cittadini, associazioni e comitati ambientali dell’Appennino parmense: “NO ai progetti eolici industriali ‘PARMA A e B’ sui crinali dell’Appennino parmense” è il titolo della petizione pubblicata lo scorso 18 agosto su Change.org, che chiede l’immediato ritiro dei progetti e l’avvio di un vero dibattito pubblico.
Ad oggi, la petizione ha raccolto 848 firme verificate, con una crescita costante nelle ultime settimane. Ogni firma è un segnale: non si tratta solo di protesta, ma di rivendicazione di voce da parte delle comunità che vivono quotidianamente le montagne, i borghi, i boschi e i panorami coinvolti.
Qual è il nodo della questione
I progetti “Parma A” e “Parma B” prevedono la realizzazione di impianti eolici industriali su larga scala, sparsi tra i comuni di Compiano, Bardi, Bedonia, Bore, Morfasso, Valmozzola e Borgo Val di Taro. Secondo i promotori della petizione, queste installazioni, presentate come “green”, comporterebbero:
- Impatto paesaggistico e ambientale severo: demolizione del territorio, sbancamenti, costruzione di strade e cemento in ambienti fragili.
- Alterazioni dello stato ecologico: rischio per habitat naturali, specie animali, corridoi faunistici e microclimi locali.
- Un’ingannevole narrativa di sostenibilità: le promesse di compensazioni o “bilanci ambientali” rischiano di restare vuote, con benefici reali limitati alle imprese coinvolte.
- Fragilità idrogeologica: molte delle aree interessate sono classificate come a rischio, e intervenire con grandi opere può aggravare le situazioni di dissesto.
Il documento della petizione richiama anche un precedente vittorioso: nel 2013 un progetto eolico tra Bardi e Farini fu bloccato proprio grazie all’azione dei cittadini e delle associazioni.
Le richieste del fronte del no
Chi ha promosso l’iniziativa chiede:
- Il ritiro immediato dei progetti “Parma A” e “Parma B”.
- L’apertura di un dibattito pubblico e trasparente, con la partecipazione attiva di cittadini, comitati, associazioni ed esperti indipendenti.
- L’elaborazione di un piano energetico alternativo, fondato su efficienza, risparmio, fonti diffuse, comunità energetiche locali, evitando grandi opere speculative in territori intatti.
- La tutela dell’Appennino come bene comune e non come corpo da sacrificare in nome di investimenti “verdi” che rischiano di essere solo un alibi per lo sfruttamento del territorio.
Questa petizione non si limita a esprimere un rifiuto, ma chiede di ripensare il modo di fare energia, sviluppo e governo del territorio nelle aree montane. È un invito a non accettare che “sostenibile” diventi una parola vuota e che le decisioni vengano imposte dall’alto senza ascoltare chi abita quei luoghi. In una terra che ha già dato molto — paesaggi struggenti, biodiversità, valori culturali — la posta è alta: consentire che ogni progetto passi sopra la dignità delle comunità e la fragilità ambientale, o costruire un percorso che rispetti e valorizzi le peculiarità locali.

