arco di san lazzaro

L’Arco di San Lazzaro fu progettato dall’architetto Giambattista Magnani e fu inaugurato il giorno delle nozze tra il duca di Parma Odoardo Farnese e Margherita de’ Medici. L’arco trionfale ha una struttura a tre fornici di stile barocco. Alla sommità aveva una balaustra ed era tutto decorato con pitture e stucchi. La parte pittorica fu affidata a Giulio Cesare Amidano che, avvalendosi della collaborazione di Giovanni Lippi, Alessandro Giacardi, Annibale Bertoia e Agostino Salmi, raffigurò gli eventi più significativi della storia di Parma. Ippolito Medini e Boffa si occuparono della parte ornamentale realizzata con stucchi.

I primi interventi di ristrutturazione risalgono all’anno 1714, in occasione del matrimonio di Elisabetta Farnese con Filippo V di Spagna. Fu allora che scomparsero le decorazioni pittoriche e gli stucchi, mentre sull’arco centrale venne alzato un elemento architettonico. Nel 1805 l’arco fu restaurato in stile neoclassico per l’arrivo di Napoleone I. Risale infine al 1825 un ultimo restauro in occasione della visita di Francesco I e Maria Luigia.

Il matrimonio fra Margherita ed Odoardo, fu fortemente voluto dal Duca Ranuccio I Farnese  per rafforzare l’alleanza tra Ducato di ParmaGranducato di Toscana. Il fidanzamento venne combinato nel 1620. All’epoca i due ragazzi avevano appena 8 anni. Il matrimonio fu celebrato l’11 ottobre 1628 a Firenze. Il giorno seguente gli sposi furono accolti a Parma e passarono sotto l’Arco di San Lazzaro e in loro onore fu inaugurato il Teatro Farnense con uno spettacolo allegorico-mitologico dal titolo “Mercurio e Marte“, con testo di Claudio Achillini e musiche di Claudio Monteverdi, arricchito da un torneo e culminante in una spettacolare naumachia, per la quale fu necessario allagare la platea con una enorme quantità d’acqua, pompata tramite una serie di serbatoi posti al di sotto del palcoscenico. Gli anni in cui la coppia governò su Parma sono ricordati per la peste del 1630, per il contrasto tra lo sfarzo della corte ed il carico fiscale a cui erano sottoposti i sudditi e per la politica filofrancese del duca.

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