Barbara Lori:

Il Coronavirus non conosce confini né barriere. È arrivato in Italia quasi inaspettatamente e ci sta mettendo in ginocchio. I dati dei contagiati e dei decessi continuano a crescere, così come i numeri di chi è costretto all’intubazione per poter respirare. Barbara Lori, assessore regionale alla montagna, aree interne, programmazione territoriale e pari opportunità, ha contratto il Coronavirus ed è stata ricoverata per 8 giorni all’Ospedale Maggiore di Parma. Adesso sta meglio ed è in quarantena a casa, anche se mentre parliamo per telefono confessa di avere ancora tosse e talvolta qualche linea di febbre. Tra una domanda e l’altra infatti, arriva alla cornetta qualche colpo di tosse, che è soltanto lo strascico dell’infezione che l’ha contagiata a fine febbraio. Il suo racconto è una testimonianza preziosa di chi ha vissuto sulla sua pelle questa nuova polmonite, il ricovero in ospedale e ha sperimentato direttamente l’attenzione posta nei suoi confronti dal personale sanitario.

Quali sono stati i suoi sintomi iniziali e quelli post aggravamento?

Mi sono accorta di avere qualche linea di febbre il 28 febbraio sera, quando sono rientrata a casa. Avevo anche tosse e fin dal giorno prima ho sofferto anche di un forte mal di testa. Dal 29 febbraio poi la febbre è salita, fino a 38.5 e 39, e non voleva scendere. L’effetto della tachipirina durava pochissimo: non era una situazione influenzale normale, quando finiva l’effetto la febbre rialzava subito. Mi sono messa in contatto con il medico di base, che ha attivato le procedure per il tampone domiciliare, che mi hanno sottoposto appunto da casa.

Dopo un paio di giorni è arrivato l’esito: positivo. La febbre continuava a non passarmi e avevo anche respiro pesante, e informavo di tutto sia il mio medico che quello del Dipartimento di Sanità Pubblica dell’Asl. A quel punto si sono attivati per portarmi al pronto soccorso. Quindi il 5 marzo verso le 16.00 un’ambulanza mi ha trasferito all’ospedale, dove mi hanno ricoverata.

Dove è stata ricoverata e com’è stato il decorso della malattia?

Ero nel riparto Infettivi. Per accertare la polmonite però mi hanno fatto subito la tac. Posso dire che è andata bene: l’infezione era ancora in fase iniziale e i medici sono intervenuti tempestivamente. Durante il ricovero, durato fino a giovedì 12 marzo, ho notato una grandissima e giustissima attenzione da parte del personale sanitario e sociosanitario. Entravano nella stanza per le visite e le cure giornaliere, ma stavano poco. Erano però gentilissimi, con attenzione massima; il rischio di essere contagiati per loro è molto alto.

I medici mi hanno sottoposto a una terapia antibiotica e antivirale con qualche effetto collaterale… avevo mal di testa, nausea, diarrea. Mi sono fatta l’idea che la terapia fosse abbastanza strong insomma. Poi da quando sono stata senza febbre per un giorno mi hanno dimessa e il decorso si sta completando a casa.

Come trascorreva le giornate in ospedale: che contatti aveva con l’esterno?

in ospedale si sta chiusi nella stanza sempre, si aspetta che trascorra il tempo. Avevo un altro paziente con me: i primi giorni mia madre era ricoverata al mio fianco, anche lei con l’infezione da Covid-19, ma dopo tre giorni è stata dimessa perché stava meglio. Dopo di lei è arrivata un’altra signora, anziana e residente nel piacentino, lei aveva problemi respiratori più gravi. Non c’era la televisione e ovviamente non era ammessa nessuna visita. L’unico strumento che avevo a disposizione era il telefono: potevo stare in contatto con i miei familiari e tenermi aggiornata sui notiziari e social su quello che stava accadendo fuori.

Come sta adesso?

Adesso sto abbastanza bene, sono in fase di miglioramento. Ho ancora un po’ di tosse e ogni tanto qualche linea di febbre, ma insomma… è il normale decorso di una polmonite. Sono in quarantena da mia madre che adesso sta meglio. In questo momento sto vivendo con disagio la lontananza da casa. Le mie figlie, una in prima media e l’altra in prima superiore, hanno le lezioni online e avrebbero bisogno anche del mio supporto: la distanza si fa sentire. Comunque per il resto sto abbastanza bene, sono in contatto continuo con i medici di igiene pubblica per sapere quando verrà fatto il tampone. Dovrò infatti effettuare altri due tamponi, il cui esito negativo decreterà la fine della malattia. Ma aspettiamo che passi la tosse, sto provando tutti gli sciroppi possibili per liberarmene.

Ha idea su come è stata contagiata?

Credo da mia madre, che ha avuto contatti nel felinese. Io in realtà non frequento il paese, sono sempre a Bologna per lavoro, ma sono entrata in contatto con lei moltissimo: la settimana precedente si occupava dei bambini, che venivo a prendere la sera. Dopo si è scoperto poi che lei è stata in contatto con diverse persone contagiate, tra cui c’è stato anche un decesso e molte ospedalizzazioni. Mia madre comunque ha avuto sintomi differenti dai miei, perché la sua febbre era più bassa, sui 37.5/38, ed è guarita prima.

Ha ripreso a lavorare?

Sì, sto lavorando da casa. Sono in contatto con il presidente Stefano Bonaccini e i colleghi della giunta. Vedo un impegno totale dagli assessori con competenza diretta e del commissario Sergio Venturi, che conosce molto bene e monitora tutta la situazione in regione. Anche Raffaele Donini, assessore regionale alla Sanità, che era risultato positivo al Coronavirus, si è ripreso velocemente e adesso è in campo; Andrea Corsini, che lavora sui trasporti e il commercio: la mobilitazione politica e tecnica ai vertici è costante, e lavoriamo sempre in contatto con i membri della Protezione Civile.

È d’accordo con le misure prese da governo e Regione?

Certamente. Bisogna avere cautela: nessuno sa quando si arriverà al picco e all’inversione di tendenza. La situazione in Lombardia è tragica, ma anche a Parma e Piacenza stanno aumentando i casi, così come si stanno diffondendo a Reggio Emilia e Modena. Le misure restrittive sono più che necessarie.

Io nel mio caso sono stata fortunata, i medici hanno individuato la polmonite nella fase ancora iniziale dell’infezione e non ho avuto bisogno della terapia intensiva. Ma mettendo piede dentro l’ospedale ci si rende conto da un lato dell’impegno totale del personale, e dall’altro di quante siano le persone contagiate, anche in condizioni critiche. Quando sono arrivata al pronto soccorso in ambulanza c’erano tante persone febbricitanti, alcune già con l’ossigeno perché non erano in grado di respirare autonomamente. Il virus si diffonde con facilità incredibile, e si prende anche se non si ha patologie pregresse, io stavo benissimo. Bisogna proteggersi e seguire assolutamente le indicazioni, non al 100%, ma anche di più.

Che consiglio si sente di dare alla popolazione?

Attenersi alle regole in modo davvero rigoroso. La possibilità di contrarre in virus è alta. E nessuno è in realtà consapevole: si può essere portatori sani e infettare altre persone. Restate a casa.

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