Battaglia di Fornovo, un salto nel tempo delle guerre d’Italia
Battaglia di Fornovo – Il 6 luglio 1495 si affrontarono Carlo VIII di Francia e la Lega Antifrancese
Il risultato della Battaglia di Fornovo è tutt’ora incerto: a scontarsi nel comune furono gli eserciti di Carlo VIII di Francia e quelli della Lega Antifrancese. Lo scontro fu breve, circa un’ora, ma a terra rimasero più di tremila morti.
All’origine della battaglia vi era l’idea – realizzata – della conquista del Regno di Napoli da parte del re francese. La crudeltà, ma soprattutto la velocità con cui ciò avvenne spaventò gli altri stati italiani che diedero vita alla Lega Santa Antifrancese, con a capo Milano e Venezia e gli aiuti del Papa.
Il 27 giugno 1495 la Lega Santa stanziò le sue truppe a Fornovo: 2500 cavalieri, 8000 fanti e 2000 mercenari greco-albanesi. L’idea era quella di attendere lì Carlo VIII e il suo esercito, di ritorno in Francia.
Il 4 luglio i francesi giunsero a Fornovo: vedendo l’esercito italiano aumentare grazie ai continui rinforzi, Carlo VIII chiese un lasciapassare che però non arrivò. Si decise allora di combattere, con gli eserciti schierati sulle due sponde del Taro: a destra, in difesa di Parma, la Lega; a sinistra, con le rive del fiume impraticabili per la cavalleria, i francesi.
Due giorni dopo, l’esercito francese – i cui viveri iniziavano a scarseggiare – decise di attaccare. Carlo VIII divise l’esercito in tre gruppi: l’avanguardia con 300 cavalieri, 200 fanti e 200 soldati tedeschi dotati di picche circondati da uomini con archibugi e asce; il secondo con 600 cavalieri, arcieri a cavallo e fanti tedeschi e la retroguardia con 400 cavalieri e un centinaio di soldati.
La Lega divise la sua forza su 9 linee. Il suo piano era di distrarre i primi due gruppi francesi, attaccare la retroguardia generando confusione per poi concludere vittorioso. L’attacco alla cavalleria francese, fu però ostacolato dalle pessime condizioni delle rive del Taro. I mercenari, nel mezzo della battaglia, abbandonarono le loro postazioni alla ricerca di un bottino consistente per poi fuggire.
Dopo più di un’ora di combattimento i francesi cercarono rifugio su una collina e i veneziani rinunciarono ad inseguirli.
Il re francese perse tutto il suo bottino. Il giorno seguente venne dedicato a seppellire i morti: più di un migliaio di uomini per i francesi e più di duemila per gli italiani.
L’esito della battaglia fu incerto, anche a causa delle numerose diserzioni e perdite a cui dovette far fronte l’esercito italiano. A Carlo VIII, per evitare un’altra sanguinosa battaglia, fu concesso il lasciapassare verso la Francia.
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