
Questo quanto pubblicato dal Comune di Berceto in merito all’ordine del giorno riguardante la difesa dei Piccoli Comuni Italiani. Un documento inviato dall’amministrazione al Governo, ai Presidenti dei due rami del Parlamento, al Presidente della Regione Emilia-Romagna, al Presidente del Consiglio Regionale, ai Sindaci della provincia di Siena, ad ANCI, ANCI Emilia-Romagna, ANPDCI , UNCEM (Unione Nazionale Comuni Comunità Enti Montani), UNCEM Emilia-Romagna, alle altre associazioni delle autonomie ed agli organi di informazione.
Oggetto
Approvazione ordine del giorno in difesa dei piccoli Comuni Italiani
Il CONSIGLIO COMUNALE
Premesso che
- l’art 5 della Costituzione Italiana riconosce e promuove le autonomie locali;
- la rete dei comuni italiani ha costituito storicamente, e costituisce ancora oggi, una struttura fondamentale per la coesione sociale, il senso civico, la valorizzazione delle specificità e delle tradizioni, la cura del territorio e del paesaggio e la promozione culturale;
- il Comune è il soggetto primario per l’erogazione dei servizi ai cittadini e svolge un insostituibile ruolo per lo sviluppo economico locale sostenibile;
- il Comune, e in particolare il Consiglio Comunale, rappresentano il livello istituzionale di base più vicino ai cittadini ed ai territori, costituendo il primo strumento per l’esercizio della democrazia tramite la partecipazione e la rappresentanza comunale.
Considerato che
- l’Italia ha un numero di Comuni pari ad 8.006 alla data del 1 gennaio 2016, inferiore a quello di altre nazioni (esempio in Francia sono 36.000), che la Emilia-Romagna ha un numero di comuni (279) molto inferiore ad altre regioni (sono circa 1.500 in Lombardia, 1.200 in Piemonte, 580 nel Veneto) con un numero medio di abitanti per comune elevato (circa 13.450) rispetto ad altre regioni italiane (circa 6.500 in Lombardia, 3.600 in Piemonte, 8.500 in Veneto) e Paesi europei. Constatato il valore storico, economico e culturale dei piccoli comuni, che rappresentano spesso l’unico presidio istituzionali in ampie aree del Paese, contenitori di importanti patrimoni ambientali, paesaggistici, culturali e sociali, che costituiscono a loro volta significative risorse per l’agricoltura, l’artigianato e il turismo.
Rilevato
- il recente, manifesto e rinnovato interesse espresso dal Governo centrale, supportato e propagandato in ambito regionale, sul tema delle fusioni di comuni al di sotto di una soglia di residenti, motivato da asserite e non dimostrate logiche di risparmio e razionalizzazione amministrativa, propedeutico ad una drastica soppressione di comuni e ad una riduzione del loro numero;
- che tale interesse sembrerebbe preludere a specifici provvedimenti che impongano le fusioni o che tendano a renderle obbligatorie nei fatti attraverso la determinazione di incentivi e la creazione di canali privilegiati per i comuni fusi a discapito degli altri.
Considerato che
- tale approccio, di natura prettamente contabile-amministrativa, non si fonda su alcuna evidenza di dati, e che in realtà l’impatto dei costi dei piccoli comuni è marginale, sia in valore assoluto che percentuale, e soprattutto in relazione all’enorme valore che gli stessi comuni rappresentano in tema di vicinanza ai cittadini, gestione di territori vasti e spesso marginalizzati dalle scelte centralistiche di governo;
- valutazioni fondate solo sul parametro del numero degli abitanti impediscono di comprendere come i processi di fusione, soprattutto nelle zone rurali, possano creare, o aggravare, le criticità connesse all’estensione territoriale dei Comuni, la cui eccessiva ampiezza incide negativamente sull’efficienza nell’erogazione dei servizi ai cittadini.
Ritenuto che
- smantellare i piccoli comuni e privare le realtà locali delle istituzioni di maggiore prossimità agli abitanti costituisce una grave ferita per la democrazia e contrasta con la necessità di rilancio economico e sociale delle aree rurali e interne;
- che le politiche di razionalizzazione debbano riguardare la gestione dei servizi comunali, dai quali derivano i costi e dipende l’efficienza dell’azione amministrativa, e non gli organi di rappresentanza politica che nei piccoli comuni, a fronte di costi insignificanti, sono elementi fondamentali di partecipazione dei cittadini alla cosa pubblica che i processi di fusione andrebbero a cancellare;
- le necessarie e improrogabili politiche di razionalizzazione, valorizzazione e coordinamento di territori e comunità debbano essere perseguite utilizzando gli strumenti delle associazioni dei servizi, attraverso convenzioni tra Comuni e che eventuali fusioni debbano essere portate avanti solo qualora esista una chiara ed esplicita volontà delle popolazioni locali;
Visti
- il disegno di legge unificato per il sostegno e la valorizzazione dei comuni con popolazione pari o inferiore a 5.000 abitanti e dei territori montani e rurali, presentato negli anni 2013-14 dai deputati Ermete Realacci e Patrizia Terzoni, firmato da parlamentari di tutti gli schieramenti ed ancora in discussione, dopo ripetuti rinvii, nelle competenti Commissioni della Camera;
- la “Strategia Aree Interne” del Dipartimento per lo Sviluppo e la Coesione Economica (istituito per promuovere e realizzare interventi volti al riequilibrio economico-sociale e allo sviluppo economico delle aree sottoutilizzate del Paese, in attuazione dell’art. 119, comma 5 della Costituzione) nei cui documenti di programmazione si afferma la necessità di investimento a lungo termine nelle comunità locali e nella gestione associata delle attività comunali secondo i modelli delle convenzioni e dell’Unione dei Comuni.
Richiamati gli impegni programmatici delle componenti di questo Consiglio Comunale sulla necessaria elaborazione di politiche intercomunali
Ciò premesso
Visto l’art. 42 – primo comma del D.Lgs. n. 267/’00 e sottolineato che avendo il presente atto natura di indirizzo politico viene omesso, ai sensi dell’art. 49 di tale decreto, il parere di regolarità tecnica;
Con n. 7 voti favorevoli
espressi per alzata di mano
n.2 Astenuti (Venturini e Armani) su n.9 presenti (8 Consiglieri ed il Sindaco)
ESPRIME
- forte preoccupazione sul rinnovato interesse del Governo centrale e regionale sul tema della fusione dei comuni e sulla spinta centralistica che ne può scaturire;
- dissenso sull’impostazione, di natura prettamente contabile-amministrativa e priva di ogni considerazione di altri valori, che caratterizza l’approccio che Governo centrale e regionale hanno assunto su questo specifico tema e sulle asserite, ma non dimostrate, rilevanti economie che scaturirebbero da processi di fusione.
AFFERMA
- la centralità dei comuni ed il valore delle autonomie comunali nei contesti economici, territoriali e sociali di riferimento;
- il valore del Comune come livello primario di cittadinanza, di partecipazione e di democrazia, e del sistema delle autonomie locali come fondamento dell’assetto costituzionale della Repubblica Italiana;
- il rispetto dell’art 5 della Costituzione della Repubblica Italiana che “[…] riconosce e promuove le autonomie locali; attua nei servizi che dipendono dallo Stato il più ampio decentramento amministrativo; adegua i principi ed i metodi della sua legislazione alle esigenze dell’autonomia e del decentramento”;
che ogni eventuale progetto di fusione tra comuni debba essere considerato in via eccezionale e debba provenire da istanze popolari ed esplicitamente accettato dalla maggioranza degli abitanti di ogni comune coinvolto;- l’improponibilità di fusioni tra comuni senza il consenso della popolazione di ogni comune, e la contrarietà ad ogni legge o provvedimento che preveda l’obbligo di fusioni, o che lo determini nei fatti attraverso ingiustificate e pretestuose disparità di trattamento tra i comuni che intraprendono la strada delle fusioni e quelli che invece non la intendono intraprendere;
- la necessità di coniugare la tutela dell’autonomia comunale con adeguate e coerenti politiche d’area, tramite gli strumenti intercomunali che la legge mette a disposizione.
IMPEGNA
il Sindaco, la Giunta e le forze politiche presenti in Consiglio comunale a tenere alto il valore dell’autonomia comunale messo in discussione dalle fusioni.
RESPINGE
ogni iniziativa che, in tema di accesso alle risorse ed alle contribuzioni per gli enti locali, privilegi i comuni che intraprendono percorsi di fusione rispetto a tutti gli altri, in quanto tali azioni si baserebbero su principi discriminatori tra gli enti, e arrecherebbero un danno ai cittadini di quei comuni che venissero penalizzati nella realizzazione di opere e progetti.
INVITA
la Regione Emilia-Romagna a supportare tali iniziative intercomunali, abbandonando eventuali progetti di fusioni “imposte”, di fatto o per legge, a comuni che le rifiutino, ed a valorizzare ogni elemento di natura sociale, territoriale ed economica che caratterizza ogni singolo Comune, nonché a sostenere la rete dei piccoli comuni.
RIVOLGE
al Parlamento e al Governo un appello per un rapido iter approvativo del disegno di legge contenente “Misure per il sostegno e la valorizzazione dei comuni con popolazione pari o inferiore a 5.000 abitanti e dei territori montani e rurali nonché deleghe al Governo per la riforma del sistema di governo delle medesime aree e per l’introduzione di sistemi di remunerazione dei servizi ambientali”.
DECIDE
di inviare il presente ordine del giorno al Governo, ai Presidenti dei due rami del Parlamento, al Presidente della Regione Emilia-Romagna, al Presidente del Consiglio Regionale, ai Sindaci della provincia di Siena, ad ANCI (Associazione Nazionale dei Comuni italiani), ANCI Regione Emilia-Romagna, ANPDCI (Associazione Nazionale Piccoli Comuni d’Italia), UNCEM (Unione Nazionale Comuni Comunità Enti Montani), UNCEM Emilia-Romagna, alle altre associazioni delle autonomie ed agli organi di informazione.
INOLTRE
con n. 7 voti favorevoli, espressi per alzata di mano e n. 2 astenuti (Venturini e Armani), su n. 9 presenti (8 Consiglieri ed il Sindaco).
DELIBERA
di dichiarare il presente atto immediatamente eseguibile, ai sensi di legge.
Comunicato
Comune di Berceto
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