Foto di Rachele Moglia

L’attesa nelle Alte Valli del Taro, del Ceno, del Nure, del Trebbia, della Lunigiana e dell’Aveto è finita: il Bio-Distretto nato intorno a questi territori, comprendendo appunto cinque valli e la bellezza di 25 comuni, è realtà. Tutti i passaggi formali sono stati completati, ricevuto il consenso delle Amministrazioni coinvolte e l’ok della Regione Liguria, si attendeva solo quello dell’Emilia Romagna. Il via libera è arrivato in queste ore e il prossimo 10 maggio alle Casermette del Monte Penna, nel Comune di Santo Stefano D’Aveto, avverà la cerimonia ufficiale di presentazione del progetto. Il Bio-Distretto “del Monte Penna” – praticamente ruota tutto intorno a questa montagna – con i suoi 2000 km quadrati d’estensione, diventa così il Bio-Distretto montano più grande d’Europa.

Un progetto vasto e complesso reso possibile grazie al lavoro del Consorzio delle Alte Valli, il cui fine ultimo è la valorizzazione del territorio, ma soprattutto la tutela di un ambiente salubre e dedito alla gestione sostenibile delle risorse. Uno Bio-Distretto non nasce per necessità, se così si può dire, più che altro viene riconosciuto grazie a questa vocazione. Vocazione che si traduce nella particolare predisposizione alla salvaguardia dell’acqua, dell’aria, del suolo e della vita sociale; la promozione di stili di vita e imprenditoriali legati all’agricoltura biologica; la valorizzazione di un turismo legato al patrimonio naturalistico circostante.

Il presidente del Consorzio, Simone Andrei, e il vicepresidente, Michele Sartori, raccontano come questo ambizioso progetto sia ormai diventato realtà e sia ormai pronto a sbocciare durante la prossima primavera. L’area interessata si caratterizza per un ambiente quasi del tutto incontaminato, tante piccole aziende agricole che lavorano in qualità e con metodi biologici e l’assenza totale di impianti industriali. Uno degli aspetti più interessanti è sicuramente il progetto Bee Life, che favorirà tutela e sviluppo di api e altri insetti impollinatori, tanto da valere al Bio-Distretto l’appellativo di “Santuario delle api”.

Stando ai dati forniti dalle Regioni, le percentuali di superficie agricola biologica dell’intero Bio-Distretto si agirerebbero intorno al 36%, con il territorio parmense a fare da capofila, potendo contare su una percentuale media che sfiora il 55%. Piacenza fa registrare percentuali medie intorno al 38%, mentre i Comuni liguri hanno percentuali inferiori, ma anche sistemi di calcolo che non consentono di avere dati accurati, l’impressione è che le percentuali possano essere di poco superiori al 10%.

Il Bio-Distretto è ormai realtà, ma ci sono state diverse fasi di lavoro e modifiche nella partecipazione: ad oggi chi farà parte del progetto?

Il progetto ingloba ben dodici valli – Taro, Ceno, Cenedola, Mozzola, Baganza, Nure, Arda, Trebbia, Aveto, Graveglia, Sturla e Lunigiana –, venticinque Comuni – Albareto, Bardi, Bedonia, Berceto, Bore, Compiano, Varsi, Valmozzola, Terenzo e Tornolo per la Provincia di Parma; Corte Brugnatella, Farini, Ferriere, Morfasso, Ottone e Zerba per la provincia di Piacenza; Borzonasca, Fontanigorda, Mé, Mezzanego, Montebruno, Santo Stefano D’Aveto, Rezzoaglio e Rovegno per la Provincia di Genova; Zeri per la Provincia di Massa Carrara – e tre Regioni: Emilia Romagna, Liguria e Toscana.

I dati che vi hanno fornito le due Regioni coinvolte nel progetto Bio-Distretto riguardo alla percentuale di superficie agricola biologica sono in linea con le vostre aspettative? Siete soddisfatti?

I dati che abbiamo raccolto hanno superato le aspettative. Molto positivi sono quelli di Parma e Piacenza, mentre quelli della Liguria sono nettamente inferiori, però il dato ha stimolato Coldiretti a mettere in piedi una task force per spiegare agli agricoltori locali che cosa sia il biologico e l’importanza di metterne in pratica i principi. Ci fa molto piacere che il progetto Bio-Distretto li abbia spinti a migliorare la situazione. Complessivamente siamo molto soddisfatti, perché si è capito che inseriti dentro questo contesto si possa migliorare la qualità del lavoro.

È tutto pronto per l’atto ufficiale di costituzione oppure manca ancora qualche passaggio burocratico?

Siamo pronti a piantare la bandierina dell’anno zero. Il 10 maggio faremo una cerimonia pubblica di presentazione del progetto in un luogo rappresentativo, le Casermette del Monte Penna, nel Comune di Santo Stefano D’Aveto, che è il cuore del nostro Bio-Distretto. Ci saranno tutti i Sindaci dei Comuni coinvolti e i due Presidenti della Regione Emilia-Romagna e della Regione Liguria. Il progetto tecnicamente potrebbe partire anche nell’immediato, ma vogliamo dargli solidità coinvolgendo tutte le parti istituzionali. Con AIAB (Associazione italiana per l’Agricoltura Biologica) a breve avremo un incontro tecnico di coordinamento.

Cosa significa diventare il Bio-Distretto più grande d’Europa?

Sicuramente è una grande responsabilità, però credo anche che possa rappresentare un grosso vanto per Parma fregiarsi di questo riconoscimento. Dopodiché è una forma di tutela per chi abita all’interno del Bio-Distretto, perché faremo firmare un protocollo ai Comuni per la tutela dell’ambiente e del territorio. Per le aziende invece rappresenta una bella possibilità, lavorare con questo titolo ci dà l’occasione di avere più visibilità anche a livello internazionale.

A livello pratico cosa dobbiamo aspettarci dall’inaugurazione di questo progetto?

Innanzitutto un video di presentazione. Abbiamo contattato un attore di rilievo nel panorma nazionale per girare una cosa simpatica e divertente che faccia capire cosa siano le Alte Valli parmensi, piacentine e liguri. Poi faremo di tutto per installare i cartelli all’ingresso dei paesi. Il nostro obiettivo è quello di far capire che grazie all’agricoltura biologica e alla tutela dell’ambiente si può fare un’altra economia. In questo modo anche il turista può essere più invogliato a conoscere il territorio: noi gli offriamo bei posti, cibo buono e sano, aria pulita e tranquillità. La nostra è una dimensione territoriale che vogliamo salvagurdare, per questo dobbiamo far capire che all’interno del Bio-Distretto ci si muove e si cresce insieme.

L’intera area del Bio-Distretto diventerà un “Santuario delle Api”, cos’è Bee Life e come protegge i piccoli insetti impollinatori?

In sostanza è un progetto che tutela le api. Ma è anche qualcosa di più. Attraverso un connubbio tra pubblico e privato cercheremo di limitare, se non annullare, l’utilizzo dei pesticidi da parte delle Amministrazioni coinvolte nel Bio-Distretto. Allo stesso tempo, attraverso il protocollo che chiederemo di firmare, puntiamo a far introdurre piante che siano di aiuto agli insetti impollinatori. Faremo lo stesso con gli agricoltori, a cui chiederemo un piccolo sforzo nel piantumare specie arboree mellifere se non lo hanno già fatto in precedenza. Vorremmo fare in modo che le api possano trovare un luogo sicuro in cui vivere e diventare per noi dei bio-indicatori.

Il programma infatti prevede l’installazione di “trappole per il polline”, in questo modo scopriremo, ma in realtà avremo una conferma, che nel miele che produciamo non ci sono metalli pesanti, sostanze cancerogene o pesticidi. A noi piacciono i dati e solo raccogliendoli potremo spiegare i nostri prodotti con cognizione di causa. Tutto questo ha fatto in modo che il Bio-Distretto sia stato battezzato “Il Santuario delle api”. Qui le api al massimo muoiono di freddo: un nostro apicoltore ha messo alcune arnie in pianura, con il risultato che a causa dei funghicidi del frumento gli siano morte 30 famiglie.

Quanto è stato importante fino ad ora il lavoro collettivo tra il Consorzio, le Istituzioni e gli agricoltori?

Fare rete – nonostante sia quasi diventata una parolaccia nel linguaggio politico – è molto importante, perché le aziende non hanno i numeri per lavorare da sole. Oggi è necessario lavorare in gruppo, infatti noi abbiamo subito mosso i primi passi per attivare una collaborazione fra privati, Associazioni di categoria e Amministrazioni locali. Si tratta di una sorta di elefante in movimento, ma il lavoro svolto finora è stato partciolarmente proficuo. Ci teniamo a ringraziare tutti, perché finalmente possiamo dare un segnale di unità dalla montagna.

Photo Creditis copertina: Rachele Moglia

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