Il progetto del Consorzio delle Alte Valli ha ricevuto il via libera dalla Regione Liguria: ora si attende solo il parere della Regione Emilia-Romagna

Grandissima attenzione verso il territorio con una particolare predisposizione alla salvaguardia dell’acqua, dell’aria, del suolo e della vita sociale. La promozione di corretti stili di vita attraverso lo sviluppo di realtà agricole biologiche e, al contempo, di un turismo legato al patrimonio naturalistico circostante. Questo è tutto quello che contraddistingue un BioDistetto. Ed è ciò che il Consorzio delle Alte Valli sta cercando di rendere ufficiale in un’area che idealmente si estende intorno al Monte Penna a cerchio di compasso. Il progetto ingloba cinque valli – Taro, Ceno, Nure, Trebbia, Aveto – e tredici Comuni: Albareto, Tornolo, Compiano Bedonia, Bardi, Varsi, Santo Stefano D’Aveto, Rezzoaglio, Borzonasca, Mezzanegho, , Ottonne e Ferriere. Nonché due Regioni: Liguria ed Emilia-Romagna.

Dal punto di vista operativo, per ottenere il riconoscimento di BioDistretto, occorre formalizzare alcuni passaggi burocratici che coinvolgono le Amministrazioni Comunali e quelle Regionali. Da questo punto di vista, il progetto BioDistretto delle Alte Valli ha già ottenuto il consenso di tutte le Giunte locali coinvolte e quello della Regione Liguria. Per procedere con l’atto costitutivo, ora, manca solo un passaggio. “Abbiamo chiesto alle Regioni il via libera– ci ha raccontato il vicepresidente del Consorzio, Michele Sarotri -, ricevuto l’ok dalla Liguria stiamo aspettando quello dell’Emilia-Romagna, che ha espresso un forte interessamento. Ringrazio per questo il consigliere regionale Barbara Lori e Gabriele Ferrari, che stanno lavorando per concretizzare il nostro progetto“.

Le realtà che si riuniscono in consorzi – prosegue Sartori – hanno la possibilità di essere riconosciute come distretti del cibo. Noi vorremmo fare qualcosa di più per essere riconosciuti come BioDistretto del cibo. Il progetto segue tutte le normative AIAB (Associazione italiana per l’agricoltura biologica). Ciò che dà più valore ad un prodotto che nasce im un BioDistretto, quindi, oltre ad essere biologico, è il fatto di essere realizzato in un territorio riconosciuto come completamente salubre. Il biologico, infatti, è legato essenzialmente ai metodi produttivi: in questo caso tutto il territorio viene riconosciuto come ‘biologico’, non solo il prodotto in sé”.

Il più grande d’Europa

Il progetto del Consorzio delle Alte Valli sta suscitando grande interesse in tutto il circondario, tanto che altri nove Comuni hanno chiesto di poter aderire. Una volta ufficializzato il primo step, quindi, il programma prevederebbe un ampliamento dell’area interessata nell’arco di qualche mese. Se tutto procedesse come previsto, il BioDistretto delle Alte Valli diventerebbe il più grande d’Europa con oltre 2000 km quadrati di territorio coinvolto ed oltre 20 Comuni. Per coordinare tutto questo potrebbe essere creato il senato delle Alte Valli, che diventerà una sorta di agorà di montagna.

Da questo punto di vista – spiega il vicepresidente del Consorzio – c’è molta sintonia con le Amministrazioni coinvolte, che ringrazio molto, perché senza di loro avremmo fatto veramente poco. Da questo punto di vista speriamo di avere al più presto tutte le autorizzazioni necessarie e di poter inaugurare il BioDistretto in estate. Al momento stiamo lavorando ad un protocollo che possa contenere tutta l’offerta enogastronomica del BioDistretto, mentre con le guide Ambientali ed Escursionistiche del GAE stiamo creando una sorta di cartina. Ci darà una mano anche l’ormai famoso ‘cacciatore di cascate’ Gianmarco Bozzia. Tutte queste realtà possono creare un bel progetto, ognuna rispettando sempre i ruoli dell’altra senza interferire“.

Le linee guida del progetto

I Comuni che aderiscono al progetto, una volta arrivato l’ok dalla Regione Emilia-Romagna, firmeranno un “protocollo morale” alla presenza dei presidenti delle due Regioni coinvolte nel giorno d’inaugurazione. Le linee guida del progetto sono molto semplici: le Amministrazioni, infatti, si impegnano a far utilizzare materie prime a Km 0 nelle mense scolastiche, a favorire trattamenti biologici nelle colture del territorio, a non utilizzare diserbanti, alla proliferazione di fiori e pianti utili per gli insetti impollinatori e a tenere insieme la comunità.

Il nostro impegno come Consorzio sarà quello di diffondere il marchio BioDistretto per farne capire il valore – afferma il presidente Simone Andrei -. Prenderemo contatto con i distributori, ovviamente non supermercati, per far conoscere i prodotti che nascono in un territorio completamente vocato all’agricoltura e al biologico. Da questo punto di vista istituiremo anche un organo di controllo del Consorzio, che affiancherà il lavoro degli operatori del biologico. Ci teniamo molto a valorizzare la montagna, per questo vorremmo fare da cassa di risonanza“.

Foto immagine di copertina: Rachele Moglia

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