Bologna in zona

La Regione Emilia-Romagna sta per firmare un’ordinanza per istituire la zona ‘arancione scuro’ per la città di Bologna e tutta la sua provincia. Lo ha reso noto il sindaco di Anzola Emilia, Giampiero Veronesi, in un post su Facebook: “A seguito della riunione urgente convocata oggi dal sindaco Metropolitano, Virginio Merola – scrive – comunico a tutti i miei concittadini che si è deciso di istituire la zona arancione scuro per tutti i Comuni della Città Metropolitana di Bologna“.

L’ipotesi di una decisione in tal senso era stata ventilata questa mattina dall’assessore regionale alla Salute, Raffaele Donini, intervenuto in una videoconferenza della Ausl di Piacenza. Proprio Donini ha affermato che nel bolognese si sta assistendo ormai ad un vero e proprio “terzo picco” dell’epidemia di Covid e, proprio “come per il circondario imolese”, dove da oggi sono in vigore restrizioni aggiuntive da ‘arancio scuro’ come lo stop alle scuole dalle elementari in su, anche per l’area metropolitana di Bologna si “valutano” misure più severe di quelle previste in zona arancione per contenere i contagi.

Donini: “Aumento dei contagi dovuto al sistema di restrizioni più blando della ‘zona gialla’ e alla presenza della variante inglese”

Quando si parla di un’ondata rispetto a un’altra sembra quasi che il virus non circoli tra una e l’altra – ha sottolineato Donini -. In realtà questo è un terzo picco di una pandemia che è ancora lì da un anno, che non è mai stata debellata“. Quanto all’aumento di incidenza di casi nelle ultime settimane, in particolare nel Bolognese, questo per l’assessore potrebbe essere il frutto della “coincidenza della cosiddetta ‘zona gialla’, di un sistema di restrizioni più blando, e di una presenza di una mutazione genetica del virus“.

Ora, prosegue, “per noi è un inedito” perché la regione nel suo complesso è in zona arancione ma per la prima volta in contemporanea con la circolazione della variante inglese: “Quindi dobbiamo capire se queste misure sono sufficienti per addolcire, fermare e ridurre la curva oppure se serva, come abbiamo fatto per esempio nel circondario imolese, a livello locale, con un tasso di incidenza particolarmente elevato, adottare ulteriori misure di contenimento“.

L’Iss avverte: “La variante inglese ha una trasmissibilità maggiore del 37%”

In Italia si è stimato che la cosiddetta variante inglese del virus Sars-CoV-2 ha una trasmissibilità superiore del 37% rispetto ai ceppi non varianti, con una grande incertezza statistica“. Lo scrive l’Istituto superiore di sanità (ISS) in un aggiornamento delle Faq sulle varianti sul proprio sito.La stima – si legge -, è stata ottenuta da uno studio di Iss, ministero della Salute, Fondazione Bruno Kessler, Regioni/Province autonome“. Questi valori sono in linea con quelli riportati in altri Paesi, anche se leggermente più bassi. “La stima induce a considerare l’opportunità di più stringenti misure di controllo che possono andare dal contenimento di focolai nascenti alla mitigazione“, si legge.

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