Addio al bonus psicologo: la salute mentale non è una priorità | EDITORIALE

Forse vi sarà arrivato un messaggio con un link, tra i tanti auguri di Natale e buone feste, che portava a una petizione. La richiesta: che il governo riprenda in considerazione l’introduzione del bonus psicologo, ovvero il contributo, “Bonus Salute Mentale”, che permette alle persone di usufruire di una terapia da un professionista sotto spese statali. Le firme raccolte finora nella pagina sono poco più di 251 mila, anche se il numero sembra destinato a crescere. Quello che però fa riflettere e – sinceramente – arrabbiare, è che la misura era prevista nella Legge di Bilancio 2022 fino al 31 dicembre scorso. Si trattava dello stanziamento di una somma di 50 milioni di euro, che avrebbe dato un serio e necessario aiuto economico alle persone che vorrebbero occuparsi della propria salute mentale. Prima però della sua conferma, la misura è sparita.

La proposta era stata presentata dal Partito Democratico, ma in seguito tutti i partiti, di maggioranza e opposizione, avevano aderito. Sembrava una proposta voluta da tutti i parlamentari del nostro paese, ma proprio alla fine non si è concretizzato niente. E l’Italia anche per quest’anno non darà un sostegno economico per la salute mentale dei suoi cittadini e cittadine. Il problema economico infatti, ovvero la possibilità di sostenere le spese delle sedute da uno specialista, resta uno dei principali motivi perché le persone rinunciano a contattare uno psicologo. Il bonus sarebbe stato un incentivo preziosissimo: la petizione infatti riporta i dati dell’Istituto Piepoli, che afferma che “il 27,5% dei pazienti che avevano intenzione di iniziare un percorso di salute mentale non ha potuto farlo per ragioni economiche. Mentre il 21% è stato costretto a interromperlo“.

In particolare la petizione di Change.org chiede due bonus molto dettagliati. Il primo una tantum da 150 euro, slegato dall’Isee. Il secondo più progressivo: 1600 euro annui per Isee da 0 a 15000, 800 euro annui per Isee da 15000 a 50000 e 400 euro annui per Isee da 50000 a 90000. Considerando che il prezzo medio di una seduta da uno psicologo è di 50€ (ma si oscilla dai 30 ai 150), il bonus darebbe un incentivo fondamentale, perché andrebbe a coprire una spesa elevata per i più. Ma soprattutto sarebbe un segnale preciso da parte del governo, sarebbe una risposta di civiltà e un impegno nei confronti della salute dei cittadini. Se proviamo un dolore fisico, è normale rivolgersi al medico più adatto per la nostra cura. La stessa cosa dovrebbe accadere per le nostre ansie, angosce, paura o depressione. Il popolo (italiano ma non solo) non sta bene, uno stato democratico dovrebbe occuparsene.

Pandemia e crisi economica: i dati sulla salute mentale peggiorano

Se consultiamo infatti i dati più recenti riguardo alla salute mentale, emerge uno studio di Lancet uscito a ottobre 2021 che desta non poca preoccupazione. Lo studio ha infatti analizzato i dati di 214 paesi del mondo nel 2020, l’anno dell’inizio dello stato d’emergenza e dell’inizio della pandemia. Già allora si registrava un aumento significativo degli stati d’ansia e di depressione (più del 20% in entrambi i casi). Lancet in particolare ha incrociato gli studi condotti in tutto il mondo e pubblicati da gennaio 2020 a gennaio 2021. Ad essere più colpiti sono i giovani e le donne, e l’impatto maggiore della pandemia si è avuto nei paesi in cui sono stati presi più provvedimenti in materia sanitaria, si pensi ai lockdown, le quarantene, le varie ondate che ci stanno colpendo. L’Ordine degli Psicologi inoltre ha dichiarato che in un anno le richieste di aiuto sono aumentate del 40%, e un terzo dei pazienti ha dovuto rinunciare al supporto psicologico per ragioni economiche.

È infatti facile capire che la situazione in cui stiamo vivendo da due anni ci porta a stare sempre sull’attenti, perché il nemico, il virus, ci potrebbe colpire, mettere in pericolo, chiudere in casa, renderci in qualche modo “untori”. Le “boccate d’aria” che abbiamo avuto, pensiamo all’estate del 2020 o a quella del 2021, in cui la curva del contagio si è abbassata, sono state seguite da periodi di crisi e di ritorno a misure stringenti. Senza entrare nel merito dei dettagli del virus, e nemmeno in quello delle norme anti-contagio, è evidente che tutto ciò sta pesando moltissimo sulla nostra salute mentale. Diventa così difficile, soprattutto per i giovani e per le donne, programmare un futuro stabile ed economicamente soddisfacente. La crisi economica che seguirà, anche nei prossimi anni, metterà in una situazione molto difficile giovani liceali o universitari che per di più hanno svolto gli ultimi anni del loro percorso di studi lontani dai contatti, isolati, davanti a un computer e pieni di incertezza verso il domani.

Il bonus psicologo sarebbe stato un provvedimento innanzitutto necessario, perché i dati di cui sopra sono chiarissimi. Sarebbe stato poi un messaggio molto importante: occuparsi della salute mentale è normale e tutti dovrebbero farlo. Il bonus psicologo sarebbe stato anche una conferma: la salute mentale è un diritto, e in quanto tale deve essere garantito. Un paese civile si sarebbe preso carico di come stanno le persone che qui vivono. “Bisogna minimizzare gli effetti sui giovani, che hanno sentito gli effetti psicologici della pandemia“: sono le parole del Premier Mario Draghi durante l’ultima conferenza stampa. Restano però parole, perché dopo l’eliminazione del Bonus Salute Mentale dalla manovra, il governo ha dimostrato che questa non è una priorità. E chissà quanto ancora dovremmo lottare perché lo diventi.

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