Il borgo di Compiano si staglia sulla Val Taro come una fiabesca balconata medioevale; oggi il Castello è attrazione turistica e culturale di grande pregio
@FrancescoGallina

Che cos’è Compiano se non una fiabesca balconata medievale posta sopra uno sperone che si getta sui campi arati della Val Taro? Camminare sul selciato di Compiano significa respirare almeno mille anni di storia. Di questo borgo fortificato abbiamo notizie a partire dal nuovo millennio, intorno al secolo XI, sebbene alcuni studi sono concordi nel retrodatare all’età di Carlo Magno. Saranno i Landi a fare la storia di Compiano, anche se prima dei Landi Compiano è proprietà dei Malaspina e del Comune di Piacenza.
La famiglia Landi – ingiustamente poco ricordata dai libri di scuola – è stata protagonista della più longeva signoria sul suolo italiano. Ha dominato per più di quattro secoli continuativi e ha reso Compiano ricco e autonomo, con scuole pubbliche, un monte di pietà e una zecca per la moneta locale: si produceva a Case Bertoli, a nord del castello. Solo alla fine del secolo XVII appaiono sulla scena i Farnese e, dal 1751 al 1800 i Borbone, che trasformeranno il castello in prigione di Stato durante il primo Risorgimento. Caduto in declino, l’edificio troverà nuova gloria quando sarà acquisito dalla Marchesa Lina Raimondi Gambarotta, alla cui morte, nel 1987, il Comune di Compiano lo riceve in eredità.
Le piazze, i belvederi e alcune leggende
Ed eccoci giunti ai giorni nostri, con una rinascita del borgo, meta turistica per palati turistici fini e sposi che vogliono coronare la loro unione in una cornice da sogno. Le tre piazze – della Cisterna, delle Monache e del Compianino – permettono al visitatore di godere di belvederi che proiettano lo sguardo sulla fondovalle e, più oltre, sul Centocroci e sul Monte Penna.
Si accede al castello passando sotto il rivellino, separato dalla fortezza da un fossato che un tempo si oltrepassava attraverso l’antico ponte levatoio. Il maniero, su pianta trapezoidale, risale al ‘200, mentre le caratteristiche torri rotonde laterali sono di epoca tardo medievale. Al suo interno troviamo anche il Museo Massonico Internazionale, con reperti e cimeli donati da Flaminio Musa che ci raccontano della massoneria inglese e italiana fra Settecento e Ottocento. Ma le curiosità non sono finite.
Nel borgo si possono incontrare l’ex chiesa di San Rocco, che fino a pochi anni fa ospitava una chicca museale quale il Museo degli Orsanti (ora a Vigoleno), e la Chiesa di San Giovanni Battista, che custodisce una preziosa pineta e un manto prodotti dalle Monache Agostiniane, per le quali i Landi costruirono intorno al 1600 la cappella e il convento, oltre a un crocefisso che la leggenda vuole abbia sanato un giovane infermo.