Il “Borgo delle rose”, la terrazza medievale sulla Provincia di Parma
Conoscete il Borgo delle rose? Oltre mille anni di storia custodita nelle curve ciottolate dei suoi sentieri; siamo a…
Conoscete il Borgo delle rose? Oltre mille anni di storia custodita nelle curve ciottolate dei suoi sentieri; siamo a Compiano, inizia il nostro viaggio

IL BORGO DELLE ROSE | Un’antico arco proprio ai piedi dell’imponente Castello, poi la prima delle due terrazze che si affacciano sulla vallata. Qui inizia il percorso per il “Borgo delle rose” di compiano, angolo silenzioso che raccoglie secoli di storia, dominazioni e tradizioni millenarie ancora oggi gelosamente coltivate dai suoi abitanti.
Scendendo dall’ingresso del Castello verso la piazza, lo stretto borgo si mostra come una perfetta fotografia del tempo immobile: gli abitati svelano particolari interessanti e del tutto unici nella zona: portoni, incisioni, pavimentazioni secolari e cura maniacale del dettaglio come simbolo d’inconfondibile identità. Superata una strettoia, il municipio il primo angolo dei diversi angoli fioriti che rende ancor più suggestivo il Borgo. Le rose, prevalentemente rosse, colorano a macchie finestre, pareti, edifici pubblici e privati: arrivati nei pressi della seconda terrazza, da cui si domina l’intera valle, incontriamo sulla sinistra le case che sia affacciano sulla Chiesa del Paese, mentre sulla destra la vera e propria Piazza-terrazza da cui osservare la Valtaro.
Oggi spazio silenzioso per la maggior parte dell’anno, in diverse occasioni estive e riturali il “foro” compianese ritorna luogo di festa e riunione della comunità: ne sono esempio diversi appuntamenti che, proprio in questo periodo da giugno a settembre, portano centinaia di persone e condividere nuovamente intere giornate nel segno del “sacro e profano”, del religioso e mondano.
A fare da cornice al percorso che conduce in discesa verso l’uscita del Paese sono sempre i fiori: rose in vaso e rampicanti ci accompagnano infatti all’ultimo grande spazio del Borgo, piazzetta in cui spicca una pavimentazione ciottolata secolare che riprende le simbologie storiche del Paese.
Una rapida curva accompagna il visitatore all’esterno del borgo storico, cogliendo quello che è l’ennesimo elemento architettonico tipico del luogo: passando sotto l’arco che ospitava anticamente le porte del Paese ci ritroviamo nuovamente ai piedi del castello che, sollevando lo sguardo, possiamo ammirare nella sua imponente e perfetta geometria. Oggi il castello è sede di un Museo e spazio in grado di ospitare numerosi turisti che regolarmente fanno visita al nostro territorio d’Alta valle. All’interno delle mura che del castello di Compiano anche un bar-ristorante con prodotti tipici e cucina locale.

La visita di Alberto di Monaco e le antichi radici della Casata

Il principe Alberto di Monaco recentemente ha fatto visita a Bardi e Compiano. Lo scorso maggio, il sovrano monegasco ha riscoperto le antiche origini risalenti al 1600 in una giornata di festa coronata dalla visita dei Manieri dell’Alta Valceno e Valtaro. Il Principe Grimaldi a Compiano ha inaugurato la piazza dedicata alla marchesa Gambarotta con lo svelamento di una targa in ricordo della visita del principe. Alberto di Monaco in questa occasione ha ricordato anche gli storici dei Grimaldi, associazione che sta arrivando anche sulla nostra penisola, di cui fanno parte già Ventimiglia e Dolceacqua e che ben presto potrebbero accogliere anche Bardi e Compiano [CONTINUA A LEGGERE]
Domenica 10 giugno l’anniversario del 50° anno di sacerdozio di Don Amedeo Mantovani

Il prossimo 10 giugno, presso la Chiesa di Compiano nel cuore del Borgo storico, si terrà il 50° anniversario dell’ordinazione sacerdotizia di Don Amedeo Mantovani, borgotarese di origini e oggi parroco di Compiano, Isola, Strela, Barbogarezza e Cereseto.
La Santa Messa solenne, presieduta da Mons. Lino Ferrari, rettore del Santuario e del Seminario Vescovile di Bedonia, sarà celebrata alle ore 11.00 con la comunità che si stingerà attorno al proprio parroco in segno di ringranziamento e stima.
Storia e tradizioni di un paese vivo
“La peste fu più creduta: ma del resto andava acquistandosi fede da sé, ogni giorno di più”
L’atrocità della peste devastava nell’Italia Settentrionale: tra il 1629 e il 1633 fu colpito il Ducato di Milano e l’epidemia si diffuse velocemente anche in Svizzera e nel Granducato di Toscana. Territorio come quelli posti sul nostro Appennino erano particolarmente vulnerabili, perché soggetti al passaggio dei pellegrini ma anche perché di collegamento tra le Regioni settentrionali e quelle costiere e centrali. La grande pestilenza, che colpì anche la Pianura Padana, è descritta nei “Promessi Sposi” di Manzoni con parole inequivocabili [CONTINUA A LEGGERE]
Compiano, capoluogo della Repubblica partigiana della Val Taro
La Repubblica Partigiana della Val Taro è attiva tra il giugno e il luglio del 1944: capoluogo e sede del comando “Divisione Nuova Italia” è il paese di Compiano, dal quale vengono coordinate le brigate partigiane che operano nella valle e nel territorio del Taro. I fascisti lasciarono Borgotaro la notte del 14 giugno, mentre il 15 mattina con un atto simbolico i partigiani sfilarono per le vie del paese: vennero liberati 2500 chilometri quadrati occupati precedentemente dalle truppe tedesche e i partigiani presero il comando di una zona importante per i collegamenti da e per il fronte. La zona liberata comprendeva dieci comuni, per una popolazione complessiva di 43mila abitanti [CONTINUA A LEGGERE]
Alla Madonna del Faggio: la storia della fanciulla a cui venne donata la voce
“In un giorno di primavera del 1485, una giovane pastorella, muta, aveva condotto a pascolare le sue pecore, come probabilmente faceva spesso, in un luogo particolarmente ameno della Valle del Taro, a due miglia da Compiano, sulle colline oltre il fiume, dirimpetto al Castello dei Landi”. Con queste parole inizia una storia molto nota e amata nell’Alta Valtaro, una storia che ancor oggi – come ben raccontato dalle parole della Curatoria del Faggio – ci mostra un legame inscindibile non solo tra uomo e religione, tra persone e tradizioni tramandate nel tempo, ma anche e sopratutto un modo di vivere il proprio territorio, un stile di vita fatto di tempi e culture millenarie, figlie di una devozione non solo cristiana ma anche per la natura, i sentieri percorsi e la storia che hanno sostanziato e rigenerato una valle intera nel tempo [CONTINUA A LEGGERE]
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