Borgotaro, eritema sul viso di un bimbo; la madre: “In vacanza no e qui si, perché?”

Famiglia di Borgotaro in settimana bianca vede la pelle del figlio guarire dall’eritema che lo…

Famiglia di Borgotaro in settimana bianca vede la pelle del figlio guarire dall’eritema che lo affligge da un anno; al ritorno in Val Taro teme che tutto torni come prima

BORGOTARO | La denuncia è quella di una madre esasperata. Ritornata dalle vacanze invernali con il figlio, la donna tema di veder rispuntare l’eritema che da un anno arrossa il viso del bambino. In Trentino, a 2200 metri, era scomparso. “Abbiamo il sacrosanto diritto di stare bene, là non c’erano fabbriche inquinanti. Allora a cosa è dovuto l’eritema?”, si sfoga la madre alludendo alla presenza di Laminam nel capoluogo valtarese.

Come raccontato dalla donna, durante i cinque giorni di permanenza in Trentino, la pelle del viso del figlio ha iniziato a migliorare a vista d’occhio. L’eritema gradualmente si è ritirato dalla cute del bimbo, giorno dopo giorno, fino a quando non è tornata liscia e morbida. Da oltre un anno non riuscivano a farlo guarire: “Siamo partiti con la solita mascherina di puntini rossi attorno alla bocca. Là, nonostante il freddo pungente e il vento gelido in faccia, la sua pelle migliorava a vista d’occhio“, spiega. Ma ora, al rientro, la madre teme che si possa verificare di nuovo la stessa situazione: “quanto tempo dovrà passare, una volta rientrati a Borgotaro, per vedere tornare la mascherina sul volto del mio bambino?“.

Tanti gli interrogativi che la mamma si pone in queste ore, a cominciare da cosa abbia provocato l’arrossamento sul volto del bambino. Il timore è quello che l’eritema si sia sviluppato in concomitanza con le emissioni provenienti dalla fabbrica di ceramiche Laminam, in funzione a Borgotaro da poco più di un anno. Le tempistiche coinciderebbero. “Sicuramente non è colpa del freddo, sicuramente non è colpa dell’alimentazione, sicuramente non è colpa dell’acqua calda, allora a cosa è dovuto? Di certo di fabbriche altamente inquinanti non ce n’erano a San Martino di Castrozza. Io come madre sono stanca di vedere mio figlio così. Sono anche stanca di chiedere alle Istituzioni, alle autorità, agli amici che non capiscono a fondo il problema, di mettersi una mano sul cuore e sulla coscienza. “, afferma la donna.


Infine, a conclusione di un lungo sfogo, la madre rivendica il diritto di poter condurre una vita sana, che vada al di là di cure mediche che non hanno migliorato una situazione protrattasi a lungo e che solo pochi giorni in montagna hanno riportato alla normalità. “Mio figlio ha il sacrosanto diritto di stare bene e non ci sono medicine o creme che possono portarlo a stare bene: abbiamo speso più di 100 euro in un mese in creme, più altrettanti di visita dermatologica. Solo ed esclusivamente l’aria pulita ha compiuto il miracolo“, conclude la signora.

Borgotaro, eritema sul viso di un bimbo; la madre: "In vacanza no e qui si, perché?"

L’Aria del Borgo: “Oltre 600 segnalazioni in quattro mesi, creati disagi alla comunità”

Il comitato che sta combattendo contro la situazione venutasi a creare in seguito alle continue emissioni odorose in Paese in questi giorni ha diramato numeri piuttosto significativi. Sarebbero oltre 600, infatti, le segnalazioni provenienti dai cittadini per denunciare odori fastidiosi o problemi di salute. “Ieri abbiamo ricevuto da Arpae il prospetto delle segnalazioni dal 21 novembre al 31 dicembre 2017. Sono 185 in 41 giorni, che sommate alle altre 420, del periodo dal 1 settembre al 20 novembre, superano quota 600 segnalazioni in 4 mesi“, affermano da L’Aria del Borgo – Comitato per l’ambiente e la salute della Val Taro.

Numeri che secondo i membri del comitato certificherebbero una sola cosa: il problema non è stato risolto. “A questo punto – spiegano – dopo un anno di disagi che hanno minato la tranquillità della comunità e l’immagine del paese, riteniamo doveroso che Arpae, Ausl e Amministrazione Comunale, che siedono al tavolo della Conferenza dei Servizi, arrivino ad una conclusione“. Infine una domanda: “È possibile autorizzare il raddoppio della produzione di Laminam in queste condizioni?

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