
Ne parlai anch’io e il post del 2011 “Diego Rossi: una vittoria senza se e senza ma” ne è la dimostrazione (vedi link). Anch’io, come tanti, avevo creduto a quella svolta generazionale: “Rappresenta il “nuovo”; è giovane; è comunicativo e capace; non è un politico di mestiere; non è il solito dipendente pubblico; è la discontinuità con la vecchia ideologia politica, la stessa che ha tirato le fila da quarant’anni, ecc. ecc.”. Sono passati cinque anni e sotto il ponte di San Rocco di acqua ne è passata. E oggi, cos’è rimasto di tutti quei lieti presupposti? Il dubbio c’è e non è solo mio.
In primavera ci saranno nuove elezioni e quindi sarebbe nuovamente tempo di “Primarie”, anzi no, a Borgotaro, l’assemblea locale del PD, ha disposto di non avvalersene perché non necessarie, una scelta verosimilmente suggerita dopo una autovalutazione politica e programmatica dell’operato del Sindaco uscente. Il regolamento del PD, vede nelle “Primarie” lo strumento essenziale per la scelta dei candidati Sindaco, ma è anche consuetudine non utilizzarle nel secondo mandato se non ritenute necessarie. Per il locale direttivo, non sussistevano elementi sufficienti per indirle, almeno ufficiali. Di politica e di opportunità se ne parla anche fuori dalle sedi partitiche e una voce di tutt’altra natura è invece circolata, visto che l’alternativa c’era e aveva anche un nome: Matteo Daffadà. Ho voluto sentire anche il diretto interessato, ma non ho trovato risposte, solo un convincimento: “Adesso come adesso è mia intenzione restarne fuori”.
Questo strumento di consultazione è allora un’opzione praticabile soltanto se, quando e come risulti utile, conveniente, funzionale alle proprie esigenze? Non è da sempre considerato un sistema corretto per scegliere la classe dirigente o come “termometro” per conoscere la soddisfazione dei cittadini e il pensiero degli elettori? Ed infine, se si ritiene di aver governato bene e di aver rispettato le promesse perché non rimettere in discussione la candidatura e avviare un confronto senza rifugiarsi nelle stanze dove sono pochi a decidere?
Sarebbe stata anche un’efficace risposta alla dilagante sfiducia verso la vecchia politica. Una scelta, a mio parere, di un PD sempre e troppo autoreferenziale.
di
Gigi Cavalli