Emanuele Calaiò, l’arciere ha scoccato la sua ultima freccia? | EDITORIALE
Emanuele Calaiò in ginocchio dopo la sentenza di squalifica biennale; l’Arciere scocca un’ultima freccia avvelenata che costa davvero cara…
Emanuele Calaiò in ginocchio dopo la sentenza di squalifica biennale; l’Arciere scocca un’ultima freccia avvelenata che costa davvero cara
@AndreaAdorni @LucaGalvani
ARCIERE SENZA FRECCE | Il tribunale nazionale federale ha deciso: cinque punti di penalizzazione al Parma Calcio 1913 nella prossima stagione di Serie A e due anni di squalifica per la punta di diamante crociata Emanuele Calaiò. All’arciere ducale, autore di prestazioni e gol preziosissimi alla risalita del Parma Calcio in questi anni verso la massima serie, non rimane che un rapidissimo ricorso per sperare di avere ancora frecce da scoccare nel prossimo campionato 2018/2019.
La sentenza emessa ieri, arrivata dopo aver accertato il tentato illecito sportivo da parte di Calaiò, si riferisce all’ormai noto “Caso Sms”. Filippo De Col, calciatore dello Spezia Calcio, il 14 maggio scorso denunciava di aver ricevuto dall’Arciere crociato i seguenti messaggi: “Ei pippein non rompete il cazzein venerdì mi raccomando amico mio” – “Dillo anche a claudiein” – “Soprattutto col rapporto che avete con me”, non rispondendo al mittente; successivamente Calaiò rincarava la dose: “Comunque pippein stai tranquillo scherzavo tanto per me è uguale tanto fra un po’ smetto ”.
Messaggi WhatsApp inviati prima del match tra Spezia Calcio e Parma lo scorso 18 maggio (appena prima dell’ultima giornata del campionato di Serie B). Si tratta di un gesto “leggero” ma di certo non consono all’esperienza di un calciatore come Calaiò, un gesto che, senza ulteriori sviluppi nelle decisioni della giustizia sportiva, costerà davvero caro all’attaccante palermitano. Leggerezza e spensieratezza mal riposta che, quasi a suggello della disfatta, sono rincarate dalla cronaca processuale: “questo Tribunale ritiene provato che il Calaiò, nell’inviare all’ex compagno De Col i messaggi in questione, abbia posto in essere il tentativo di illecito previsto dall’art. 7, comma 1, irrelevante”.
Tuttavia, scrive il Tribunale nel documento ufficiale “anche la sollecitazione e/o l’invito ad omettere interventi di gioco sulla propria persona, ove accolta, possa ritenersi idonea, quanto meno in termini di tentativo, ad alterare l’andamento e/o lo svolgimento della gara“. Imprudenza, quella di Calaiò, che non solo rischia di far terminare anzitempo la sua carriera, ma che penalizzerebbe enormemente il cammino del Parma nella prossima stagione. Partire con un handicapp di 5 punti potrebbe risultare fatale nella corsa alla salvezza, che sempre più spesso negli utlimi anni si conquista per una manciata di punti. Rischia di essere un’ultima freccia avvelenta, quindi, quella scagliata dall’Arciere. Veleno che purtroppo si potrebbe ritorcere contro la squadra sbagliata.
Cosa aspettarsi dall’immediato ricorso annunciato dalla Società?
Ora il club presenterà ricorso in Appello, la speranza è quella di risuscire a ridurre la penalità o, nella migliore delle ipotesi, ad annullarla. Decisione che verrà presa dalla Corte d’appello federale probabilmente ai primi di agosto. Il processo rischia quindi di chiudersi dopo l’ufficializzazione del calendario di Serie A. Il Parma, che ha dichiarato di sentirsi completamente estraneo ai fatti, per questo sembra fiducioso nel risucire a ribaltare la sentenza del tribunale federale.
Fatto è che ora non rimane che sperare in un ricorso che purtroppo profuma d’impresa più che di prassi della giustizia sportiva. Impresa forse simile a quella costruita dai Gialloblu sul campo in tre anni incredibili, colmi di sofferenze e gioie e quasi distrutta in cinque minuti sullo schermo di uno smartphone.
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