Cara Parma, la città vista dai fuorisede: “Viva e caotica, ti trovo meravigliosa”

Prosegue la nostra rubrica settimanale che lascia spazio agli occhi degli studenti fuorisede. “Cara Parma” oggi ha dato la parola a Clarissa, giovane ragazza trasferitasi a Parma per proseguire gli studi. Anche a lei abbiamo chiesto di rivolgersi alla città ducale, esprimendo, così, tutte le sensazioni e le emozioni che hanno caratterizzato il suo arrivo in una città che non è quella d’origine, dove si è nati e/o cresciuti.

Cara Parma,

ti ho conosciuta in un periodo particolare della mia vita. Sono arrivata da te dopo mezzo anno di rivoluzioni personali, in cui sono cresciuta molto. La laurea, il periodo in Galles come au-pair, alcune certezze svanite, una nuova città dove studiare, la specialistica: tutti eventi o fattori che mi hanno spinta alla trasformazione, che ora vedo come salvifica ed evolutiva, ma non facile d’accettare. Prima che il nostro rapporto si instaurasse, ho provato un po’ di risentimento nei tuoi confronti. Del resto, iniziare una nuova vita fa sempre un po’ paura. Tu però, cara Parma, mi hai sorpresa dal primo momento. Mi ricordo ancora quando ci conoscemmo per la prima volta. Faceva caldissimo, penso fosse una mattina d’inizio settembre. E io dovevo seguire la presentazione del corso di Giornalismo, cultura editoriale e comunicazione multimediale. Nonostante avessi ancora sonno, dovuto alla serata del giorno precedente, ero troppo curiosa di approfondire il piano di studi e conoscere alcune/i insegnanti della mia specialistica. Armata di Google Maps arrivai in Strada d’Azeglio. Mi sono fermata in un bar vicino alla mia università per prendere un ginseng, nella speranza di svegliarmi un po’ di più. Ti ho trovata da subito bella: piena di persone in giro senza mascherina, quando ancora era possibile farlo. Viva e caotica, come si addice ad una città universitaria. Per questo ti ringrazio: mi hai consolata con la tua leggerezza.


Tuttavia, è un altro il luogo che mi torna in mente quando penso a te: il Parco Ducale. Perfetto per lo sport e per delle chiacchierate tra amici e amiche, seduta sul prato; il chioschetto, invece, è fatto apposta per prendere uno spritz d’asporto. Al parco ci si può trovare di tutto: famiglie, mamme o papà con i passeggini, bimbi che giocano, ragazze che scherzano tra loro, coppie che si tengono per mano. Sembra di essere tornata nel mio paese natale. Parco Ducale sa di casa, complicità, allegria, intimità, freschezza. È lì che ho fatto il mio primo aperitivo. Sola, ché ancora non avevo conosciuto nessuna/o del mio corso. Questo ricordo mi ha sempre trasmesso purezza. Forse perché è stata la prima volta che abbiamo stretto amicizia. È stato un momento importante: ho iniziato a lasciar andare il passato, tenendo i ricordi e le persone più cari stretti a me, dall’altra ad accettare di rimanere da te, immergendomi in una nuova esperienza di vita. Il parco è il mio posto preferito anche perché quello più frequentato, vissuto dal primo periodo in cui sono arrivata dall’Abruzzo all’ultimo, prima di scendere per queste vacanze pasquali.

È un filo conduttore: preoccupazioni, decisioni, ma anche obiettivi raggiunti e momenti particolarmente felici, mi riconducono al Parco Ducale. Ci sono tornata con molte persone importanti, per fortuna. Affetti costruiti sia tra le mura universitarie parmigiane, che derivanti dalle mie esperienze di vita pregresse. Quante risate, discussioni, abbracci, baci mi riconducono al parco. Di certo sarà un luogo che mi trasmetterà sempre amore nel ripensarci.

Perché sì, mia carissima città: penso che, finita la specialistica, me ne andrò da qualche altra parte. Ti trovo meravigliosa e sono molto affezionata a te. Il mio carattere, però, si è trasformato in questi due anni. Prima ero attaccata al passato, al punto tale da accettare con fatica ogni cambiamento radicale nella mia vita. Ora no: sono diventata bramosa di rivoluzioni. Il che mi porta a voler scoprire nuovi luoghi e stringere nuovi legami, sperando di non fare la fine dell’asino apuleiano Lucio. Probabilmente, quindi, andrò in un posto sconosciuto. Un po’ mi dispiace: tra il lockdown e la pandemia, non sono riuscita a viverti pienamente. Avrei voluto assaporarti di più, scoprendo tue nuove particolarità e saldando maggiormente le amicizie create con i miei colleghi e colleghe. Ma va bene così. Ci siamo date tutto quello che potevamo. Io ti ho affidato la mia crescita personale e professionale, le mie conquiste e le mie paure. Tu in cambio mi hai cullata, nutrendo la mia rinnovata curiositas. Per questo, ti ringrazio. Non vedo l’ora di tornare da te.

Clarissa Di Gregorio

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