Cara Parma, prova ad amarti attraverso lo sguardo degli altri | EDITORIALE
Photo credits: © Simone Buratti

Cara Parma” è la rubrica pubblica dal nostro quotidiano ilParmense a partire dal 5 marzo scorso. L’intuizione della nostra collaboratrice Lorena Cappello è stata quella di dare voce a chi questa città prima l’ha vissuta con uno sguardo vergine e distaccato e poi ha deciso di raccontarla: gli studenti fuorisede. Un’iniziativa che ha riscontrato un ottimo successo e che ora, dopo alcune settimane, proviamo ad analizzare. Dalle parole di questi ragazzi, che hanno scelto Parma come città dei loro studi, sono emerse parole di grande valore, parole che restituiscono ai parmigiani – più e meno del sasso – una visione positiva del loro habitat artificiale. I parmigiani, è cosa risaputa, sono dei brangognoni (in italiano diremmo “lamentoni”) e ormai da qualche anno non lesinano critiche alla città – ormai lontana dai fasti di un tempo – e all’Amministrazione.

Le parole che usiamo però definiscono noi stessi e il mondo circostante, continuare a pensare che tutto intorno a noi è negativo, farà assumere alla realtà una forte connotazione dispregiativa. Se siamo convinti che Parma faccia schifo, urlandolo in piazza, al bar, o a casa, ma anche in luoghi meno concreti come il contesto virtuale dei social network, allora la vedremo brutta, sporca e fatiscente.

Chi abita in centro ha vissuto la trasformazione della città negli anni, le cose cambiavano lentamente ed assumevano nella sua percezione un valore negativo. Parma iniziava ad assomigliare sempre meno ai suoi ricordi. Ma la città, come qualsiasi cosa in questo mondo, ha una vitalità propria ed è in continua mutazione: non rimarrà mai, quindi, uguale a sé stessa.

Per questo, se è vero che abbiamo bisogno degli altri per cambiare la visione che abbiamo di noi stessi e, di conseguenza, definirci in modi sempre nuovi rispetto a quelli a cui siamo abituati, è altrettanto vero che questo principio si applica anche ai luoghi in cui viviamo. Lo sguardo fresco, distaccato e disinteressato degli studenti universitari fuorisede, ci annuncia una città viva, interessante e percepita come “il posto giusto in cui trascorrere questo momento della vita“.

C’è chi ha definito Parma “uno spettacolo mozzafiato, un luogo dove poter svolgere tantissime attività in tutta pace e spensieratezza“; chi invece si è sentita accolta “da quell’eleganza da ducato, con il tuo Verdi “in tutte le salse”, con i tuoi suntuosi teatri e con il tuo cibo grezzo e prelibato“; oppure chi l’accoglienza l’ha vissuta “nei piccoli borghi nascosti, nel profumo dei tortelli d’erbetta, e ancora nella Pilotta così bella al sole, e nel Duomo così imponente di sera“.

Quello a cui non siamo abituati, come abitanti della città, è pensare a Parma con la ventata di freschezza tipica di chi guarda con gli occhi del turista. Se riuscissimo anche solo per pochi istanti a fare questo, potremmo riscoprire tanto di quello che ci manca, ma che in realtà abbiamo sempre avuto sotto gli occhi: non la “piccola Parigi” di una narrazione stopposa, ma una città provinciale e borghese in cui tutto sommato la qualità della vita è molto alta.

Dobbiamo ricominciare ad amare Parma come ci innamoreremmo di una città che vediamo per la prima volta e di cui non sappiamo nulla. Questo non significa applicare qualche fetta di crudo sugli occhi. Significa ricominciare a gustare la nostra città in modo più spensierato e sincero, senza abbandonare lo sguardo critico che ci contraddistingue e che ci guiderà verso l’ennesimo cambiamento. Ma che finalmente potremo imparare ad apprezzare.

“Cara Parma”: tutte gli articoli della rubrica (cliccabili)

  1. “Mi sono sentita a casa”;
  2. “Ponte di Mezzo, simbolo di unione e relazione”;
  3. “Spero sia solo l’inizio di una lunga storia d’amore”;
  4. “Sei una rinascita, la mia”;
  5. “Aspettami, ritornerò”;
  6. “Mi hai fatta sentire viva”;

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