Salsomaggiore, dove cresce il carciofo unico al mondo

Esiste una specie di carciofo a Salsomaggiore unico al mondo. La sua storia arriva da lontano ed è stata sepolta nel corso dei secoli negli archivi delle biblioteche, nei saggi culinari e nelle documentazioni scritte della storia del territorio. Un agricoltore è però riuscito a ricongiungere alcuni puntini del suo percorso, e adesso ne è l’unico allevatore: nell’Azienda agricola Colle Rio Stirpi di Salsomaggiore si può infatti vedere la pianta spinosa “secolare”, ascoltarne la storia e assaggiarne i sapori in piatti tipici emiliani, che tengono vivi i sapori del carciofo.

Si tratta di Enrico Moschini, salsese cresciuto con le storie dello zio, anch’egli allevatore. Nei racconti familiari si parlava spesso della verdura tipica del territorio di Salsomaggiore e la sua famiglia era rimasta l’unica ad averne ancora qualche pianta. Suo padre addirittura usava le piante spinose come recinzione dell’orto per difenderlo da possibili animali selvatici. Il signor Moschini però, spinto dalla passione per l’agricoltura e dal valore della biodiversità, si è messo alla ricerca delle origini della pianta, trovando documenti che attestano la presenza del carciofo già dall’Ottocento.

Tra passato e presente

Nel vocabolario del Ducato scritto da Lorenzo Malossi nel 1832-34 infatti, si legge che a Salsomaggiore si coltivavano molti carciofi dei quali si faceva “spaccio all’estero“. E ancora un trattato di statistica del 1861 dedicava ampio spazio al carciofo autoctono, di cui si sottolineava l’importanza: essendo infatti diverso dai comuni carciofi toscani o liguri, aveva un valore quasi pregiato, ed era una preziosa merce di scambio o una pietanza locale acquistata spesso dai ricchi clienti delle terme che visitavano Salso già a fine ‘800. “La mia famiglia ha sempre continuato a coltivare il carciofo”, spiega Moschini, “e ancora oggi nell’agriturismo coltiviamo più di 500 ceppi“. “Qui abbiamo anche continuato a prenderci cura degli ulivi storici delle colline di Salsomaggiore e per questo riusciamo a offrire sia carciofi che olio autoctoni“. La biodiversità è il valore su cui l’agricoltore insiste di più e a Colle Rio Sirpi se ne ha un’autentica testimonianza, insieme al recupero quasi filologico della tradizione rurale della coltivazione della particolare specie di carciofo.

A riconoscere l’autenticità della specie sono stati direttamente i laboratori scientifici della Cattolica di Piacenza e il CNR di Bari, che hanno studiato alcune foglie della pianta e quindi il suo DNA, dimostrando che la specie è unica in quanto si è contaminata nel corso della sua evoluzione con il cardo, specie parente del carciofo. Un ricercatore ha persino ipotizzato che la specie sia presente a Salso anomalamente sin dai tempi della colonizzazione dei romani, circa 190 a.C., che lo avrebbero quindi importato. Questo dimostrerebbe una lunga storia che ancora deve essere ricostruita, ma nel frattempo, come afferma Moschini: “Nell’azienda, che è anche una fattoria didattica, facciamo incontri con le scuole di ogni grado o con gli interessati, anche adulti, e racconto loro la storia di questo carciofo. Inoltre mia moglie lo utilizza nei piatti dell’agriturismo: la sua versatilità in cucina lo rende adatto ad antipasti, primi piatti come ripieno dei tortelli o come contorno dei secondi“.

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