Il mondo del giornalismo, la scalata senza fine dei giovani verso una professione sempre più inaccessibile; il mondo dell’online? Un mercato dell’informazione senza dignità del lavoratore

di Luca galvani

EDITORIALE | Parole parole parole. Una generazione che vive di parole, che spende parole e che di parole nutre anima e sogni di futuro. Ma che con le parole non riesce più a sfamarsi. Il mondo del giornalismo, non solo online, è come lo Stato di natura di Hobbes, governato dalle aspirazioni lupesche di ognuno e dove a mettere ordine interviene un dio senza volto: l’editore amante dei freelance giovani e sottopagati. Nel migliore dei casi.

"Cari colleghi, non lavorate gratis: le vostre idee regalatele nelle lettere d'amore" | EDITORIALEIpotesi uno: promesse promesse promesse. Scrivi che pagherò. Da editore, vi assicuro che sentirvi promettere grandi cifre quanto non sentir mai parlare di ciò che vi spetterebbe per il vostro lavoro è ugualmente preoccupante. Da una parte il carretto siciliano ricolmo di doni, dall’altro l’amo di Nervermind a cui è appeso il vostro sogno di essere in un mondo del lavoro che vi costringe costantemente a diventare altro da voi per sopravvivere.

Ipotesi due: bacheca di offerte online. Onesto ma avvilente. Andiamo a cercare come lavorare per diventare giornalisti o continuare ad esserlo. Migliaia di realtà online che lavorano quotidianamente, più o meno in modo trasparente e autorizzato, con l’informazione giornalistica. Offerta: “Articoli per rivista online musicale: 50 centesimi“, “Recensioni libri e film per quotidiano online: euro 1“. Ritenuta d’acconto compresa, ovviamente.

In ogni caso, l’apologia della collaborazione occasionale senza occasioni di successo vero, la svendita totale delle idee per chiusura locali. Il panorama che si staglia sul gregge di neo giornalisti affamati di scrittura professionale è quello non solo del mercato del lavoro precario, bensì del mercato del lavoro senza dignità, del “così o niente che un altro lo trovo“. Il lavoro si paga, sempre: chiedete a chi ve lo propone, diversamente, di avere il coraggio di chiamarlo con nomi diversi: favore, volontariato, hobby. Il mondo del giornalismo, oggi, mostra i sintomi di una malattia che colpisce tutto il lavoro precario: vedere trasformati i propri diritti in gentili concessioni, in un meccanismo di autoconferme che porta tutti noi, come accade in troppe circostanze, a considerare normale un sistema che in fin dei conti non ci riguarda.

Diffidate dalle imitazioni di luminare, quei maghi dell’editoria che hanno imparato a svolazzare sulle parole e svuotarle di senso per non promettere mai nulla di concreto

"Cari colleghi, non lavorate gratis: le vostre idee regalatele nelle lettere d'amore" | EDITORIALEUn consiglio: le vostre idee, le vostre ricerche, le inchieste costruite con fatica e tanto tempo speso nell’incontrare persone e cercare di comprendere lo svolgimento dei fatti non regalatele a nessuno. Il lavoro si paga, anche e sopratutto quando è lavoro intellettuale. Quello che siete e che trasponete su un foglio o uno schermo regalatelo solo a chi amate, mettetelo senza la dicitura riproduzione riservata solo nelle lettere d’amore. Perché quella riproduzione cosi tanto privata che trovate ai piedi dei vostri articoli di giornale è, appunto, la vostra, non di quel mare di editori senza portafoglio che sfrutta l’esigenza di curriculum dei giovani pagando 50 cent ad articolo, 5 euro a intervista. Diffidate dalle “imitazioni di luminare”, quei maghi dell’editoria che hanno imparato a svolazzare sulle parole, svuotarle di senso per non promettere mai nulla di concreto, certo e valorizzante la vostra professione di giornalista.

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