caritas parma

di Caterina Canepari e Chiara Corradi

Da settembre 2020 a marzo 2021 – secondo le ultime rilevazioni di Caritas – una persona su quattro si è rivolta alle Caritas diocesane per chiedere aiuto. In Italia la stima è di 452.732 “nuovi poveri” in un anno: la maggior parte sono donne (53,7%) e di origine italiana (57,8%). L’anno della pandemia da Covid-19 ha lasciato un segno importante nella nostra società: l’aumento delle situazioni di povertà – dovute al precariato lavorativo, alla disoccupazione femminile e giovanile, ma anche a difficoltà abitative e disagio psicologico – è destinare a tracciare un solco importante, di cui vedremo gli sviluppi negli anni a venire. Tra le 190 Caritas Diocesane che hanno inviato i dati del monitoraggio sulle situazioni di povertà – tramite l’applicativo OspoWeb – c’è anche la Caritas di Parma: ne abbiamo parlato insieme a Maria Cecilia Scaffardi, presidente della Caritas parmigiana.

Ciò che emerge dall’analisi della situazione attuale è un generale aumento dei servizi e delle famiglie seguite da Caritas e dalle altre associazioni caritative che operano a livello cittadino. I dati raccolti dalla Caritas di Parma nel 2020 sono da considerare sottostimati, sia per la situazione che si era creata nella fase più grave della pandemia, sia perché sono da completare con i dati delle Caritas parrocchiali, che hanno continuato il loro servizio segnalando a loro volta un incremento delle situazioni di bisogno. “A fine giugno – spiega la direttrice della Caritas Maria Cecilia Scaffardi presenteremo il rapporto povertà su Parma, con i dati di OspoWeb. Questo progetto ci permette di monitorare al meglio e tenere sotto controllo tutte le situazioni di difficoltà, grazie al collegamento con le parrocchie del territorio e con le altre Caritas italiane. Inoltre consente di far conoscere alla comunità di Parma l’attuale situazione di povertà, le richieste fatte, i servizi erogati“.

L’anno della pandemia e le sue difficoltà

Quello appena trascorso – ma anche quello in corso – è stato un anno molto impegnativo per le associazioni caritative: i servizi di Caritas non sono stati interrotti, ma hanno inevitabilmente subito alcune modifiche rese obbligatorie anche dalle norme di prevenzione del contagio previste nei vari Dpcm. “C’è stato un aumento della domanda alimentare“, segnala la direttrice evidenziando come – solo per i servizi relativi alla mensa – sono raddoppiate le fatture provenienti da Camst. In termini di pasti erogati l’aumento è stato di 15.500 pasti all’anno, tutti erogati seguendo le modalità previste dai decreti, quindi in monoporzioni e con tavolini isolati. Nei primi mesi del lockdown la Caritas diocesana ha attivato un numero “amico” verde per permettere alle persone di avvicinarsi ai servizi dell’associazione e di chiedere aiuto.

Tuttavia – continua la Scaffardi – dobbiamo fare i conti con una percentuale di ‘povertà sommersa’, non visibile, che comprende tutte quelle persone che non hanno il coraggio di chiedere aiuto“. Non sono solo persone anziane a chiedere aiuto: una situazione che Caritas ha monitorato in quest’anno è quella legata alla sospensione di Parma 2020 Capitale Italiana della Cultura: “Abbiamo avuto diverse persone che ci hanno richiesto aiuto perchè avevano firmato contratti che non avevano tutele e si sono ritrovati a dover fare i conti con affitti e servizi che avevano attivato per il trasferimento a Parma. I ‘poveri’ di oggi non sono più solo persone di basso ceto sociale, ma anche persone laureate“. Un’altra situazione che ha richiesto attenzione è quella delle famiglie: la pandemia ha evidenziato un dato già presente a livello sociale, dove l’aumento dei figli fa aumentare anche il livello di povertà. “Il Covid-19 – prosegue la direttrice di Caritas – ha messo in luce problemi e criticità che erano già presenti, amplificandole ed accelerandole“. Per quello che riguarda, invece, la consegna dei pacchi alimentari che avviene mensilmente è stato rilevato un aumento di 3200 pacchi a livello annuale, con un’incremento di consegna alle famiglie italiane. “Anche la didattica a distanza e la necessità di avere strumenti di tipo tecnologico a casa, ha contribuito ad aumentare i disagi delle famiglie“.

L’attivazione di un fondo contributivo straordinario

Tra le prime risposte alla pandemia da parte della Caritas Diocesana c’è stata l’attivazione di un fondo straordinario “San Lorenzo” per l’erogazione di contributi. All’inizio, anche in seguito alle misure prese dal Governo come la sospensione del pagamento delle utenze e degli sfratti, le richieste economiche hanno riguardato prevalentemente il pagamento di contributi sanitari – per esami o farmaci – che ammonta a circa 19mila euro. A ciò poi vanno aggiunti gli interventi successivi per sopperire alle spese condominiali, affitti e utenze attivati a seconda delle necessità delle famiglie per evitare che venissero sospesi servizi essenziali.

Nel 2020 la Caritas di Parma ha accolto nelle strutture di accoglienza 192 uomini, per un totale di 22.568 notti; a cui vanno aggiunte 410 notti in albergo per altre 41 persone. Nelle strutture di accoglienza femminile sono state ospitati due nuclei familiari numerosi che avevano subito lo sfratto e una donna, che sono ancora presenti. In collaborazione con parrocchie e congregazioni religiose sono state ospitate almeno 13 famiglie. L’accesso ai dormitori è stato regolato con le direttive anti-Covid, come ad esempio il tampone per i nuovi arrivati, a tutela delle persone già ospitate. “Abbiamo anche ristrutturato nel dormitorio maschile un bagno ed una stanza isolata ‘d’emergenza’ dal resto della struttura per accogliere le persone in emergenza, direttamente dalla strada, senza fare il tampone. Dal 15 dicembre ad oggi sono stati accolti in questa stanze 17 uomini, per un totale di 110 notti“. Ha continuato anche il servizio docce, con le procedure di sanificazione; così come la distribuzione dei vestiti, con una percentuale di circa 109 passaggi al mese, con oltre 1000 capi distribuiti mensili.

“Serve più prevenzione”

Nel domandarsi ciò che manca per migliorare la gestione delle fasce deboli di Parma, la direttrice della Caritas evidenzia la necessità della realizzazione di un tavolo non settoriale, in cui confluiscano i diversi “osservatori” individuando le criticità attuali e quelle immediatamente future. “Ciò che manca è il lavoro di prevenzione, per anticipare i tempi ed essere pronti per aiutare chi potrebbe avere bisogno. Ad esempio con il blocco degli sfratti bisognerebbe capire quali e quante famiglie potranno trovare una soluzione autonoma e quali invece andranno seguite. Lavorando insieme e in anticipo, inoltre, si risparmiano energie e risorse perchè si arriva ad agire soltanto nel momento dell’emergenza, che è inevitabilmente quello più critico“.

Dovremmo imparare la lezione che arriva da questi momenti di crisi: la prima impressione è che nel futuro avremo a che fare con una nuova forbice che è poi la caratteristica del nostro territorio. C’è troppo dislivello tra chi sta bene e chi chiede aiuto. Servono scelte chiare a livello politico e sociale, che mettano al centro le persone che sono in difficoltà. Con la pandemia – spiega la Scaffardi – qualcosa si è risvegliato: ci sono state più persone, realtà associative ed aziende che hanno acquisito consapevolezza e sviluppato il desiderio di condividere con chi ha meno. Tutto ciò che deve diventare cultura, della città e della società“.

L’importanza dei rapporti umani

Ciò che è mancato di più, in questo anno, è stato il contatto fisico con le persone, le relazioni umane. “Ce lo siamo imposti, per tutelare le persone più vulnerabili, ma è stato faticoso. Nella consegna dei pacchi alimentari abbiamo inserito anche prodotti per l’igiene e la sanificazione – come mascherine ed igienizzanti – perchè molte persone non potevano permetterseli“. Se da una parte la Caritas ha dovuto fare i conti con volontari più anziani che si sono dovuti ritirare, dall’altra è stato riscontrato un aumento del volontariato dei giovani. Non sono mancate anche le difficoltà organizzative: “All’inizio non c’erano linee guida da seguire – emanate da Governo o Regioni – per le realtà come la nostra. Abbiamo dovuto inventarle, in collaborazione con le altre Caritas, per garantire la tutela di tutti. Questo è un aspetto da non trascurare: ci deve far riflettere su come ancora oggi i poveri siano una realtà invisibile agli occhi di molti“, conclude la direttrice Scaffardi.

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