Il poeta parmigiano è sempre rimasto legato alla sua terra: a Parma ha ricevuto la Laurea Honoris Causa e un liceo porta il suo nome

Casarola è una piccola frazione del nostro appennino, nel Comune di Monchio delle Corti, con circa 80 abitanti. In questo piccolo gruppo di case nasceva il padre del poeta parmigiano Attilio Bertolucci, che così descriveva la ‘sua’ Casarola: “Arrivavamo alla nostra casa verso sera e davanti agli occhi mi si apriva la visione di un paese favoloso, staccato non solo dalla pianura ma dal mondo“. Il poeta vi arrivò per la prima negli anni Venti, essendo nato a Parma il 18 novembre 1911: raggiunse il paese dopo aver preso un tram a vapore fino a Langhirano, poi la corriera per Monchio e infine camminando sulla mulattiera che conduceva alla casa paterna.

Da quel momento Casarola è rimasta nel cuore di Bertolucci. Nel 1943 diventa la casa di Attilio e della sua famiglia: la moglie Ninetta e il primogenito Bernardo. La guerra li costringe a scappare dalla città e trovare rifugio nella frazione di Monchio, anche se la casa paterna era da tempo abbandonata. Quando le SS arrivano a Monchio e a Casarola, Bertolucci descrive il rastrellamento feroce, che ha vissuto in prima persona e dal quale è uscito vivo insieme alla famiglia.

Dopo la guerra, con il trasferimento a Roma, Casarola diventa la meta estiva della famiglia Bertolucci: la casa viene ristrutturata e nel 1956 farà da sfondo al primo film girato dal figlio Bernardo con una cinepresa a sedici millimetri. Oggi, all’interno del Parco dei Cento Laghi, è stata istituita la Casa delle Ciliegie, un centro polivalente per lo studio e la memoria di Attilio Bertolucci. Ogni anno in occasione del Festival della Poesia di Parma vengono organizzate in questa sede giornate dedicate alla poesia di Bertolucci. Nel 2011, in occasione del centenario della nascita del poeta, sono state presentate le Pagine di Pietra: un percorso in diciannove tappe che parte dalla casa di Attilio, oggi visitabile, per arrivare al cimitero del paese seguendo un itinerario scandito da altrettante lastre in pietra che, sui muri delle case, come in un libro aperto, riportano versi delle sue poesie.

Bertolucci poeta

La poesia di Bertolucci è a suo modo semplice e complessa. La sua vocazione alla descrizione e al racconto lo ha condotto ad evitare l’intensa liricità della poesia pura ed ermetica per rivolgersi piuttosto ad una lingua poetica intelligibile e alla narrativa in versi. La produzione, che comincia nel 1929, comprende raccolte poetiche, un romanzo familiare in versi, prose, traduzioni. Bertolucci comincia ad insegnare italiano e storia dell’arte presso il convitto nazionale Maria Luigia, ma nel frattempo ha già pubblicato due raccolte di poesie: “Sirio” (1929) e “Fuochi in novembre” (1934). In quegli anni Parma è città intellettualmente vivace: nei suoi caffè Attilio incontra letterati e uomini di cultura come l’editore Ugo Guandalini, fondatore della casa editrice Guanda, Aldo Borlenghi, Enzo Paci, Vittorio Sereni, Mario Luzi, Oreste Macrì, Carlo Bo, Giacinto Spagnoletti, Giuseppe De Robertis e altri.

Nel 1945 riprende la collaborazione con la Gazzetta di Parma, iniziata fin dal 1928, per la quale si occupa soprattutto di cinema e arte. Il 1951 è un anno significativo: dopo il trasferimento a Roma, pubblica la terza raccolta di liriche, “La capanna indiana“. Nella capitale frequenta Carlo Emilio Gadda e Pier Paolo Pasolini, ma Bertolucci mantiene anche rapporti significativi con la città d’origine tanto che nel 1957 contribuisce alla rinascita, a Parma, della rivista di lettere e arti Palatina di importanza nazionale, ma con un comitato di redazione composto unicamente da intellettuali parmigiani. Nel 1971 esce la raccolta Viaggio d’inverno, nel 1984 il primo libro del poema narrativo La camera da letto, a cui si è dedicato fin dal 1955, e nel 1988 il secondo. Nel 1990 Bertolucci unisce in un solo volume, Le poesie, tutti i testi delle raccolte precedenti e l’anno successivo una scelta di saggi critici, Aritmie. Nel 1993 compone una nuova raccolta, Alle sorgenti del Cinghio, e nel 1997 l’ultima, La lucertola di Casarola.

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