“Novecento: Arte e mestieri dell’Est Europeo”: al Castello di Bardi una collezione unica in Europa

Il lavoro in mostra. Il Museo Ferrarini Nicoli è unico in Europa: 60 quadri e 16 sculture legate al cosiddetto Realismo Socialista

Il lavoro in mostra; il Museo Ferrarini Nicoli è unico in Europa: 60 quadri e 16 sculture legate al cosiddetto Realismo Socialista

BARDI – Campi di grano, cave, miniere, stalle e fonderie. Il lavoro è in mostra al Museo Ferrarini Nicoli. Scene di vita lavorativa quotidiana che risalgono al periodo che va dagli anni ’20 agli anni ’60 del Novecento. Dal 18 marzo scorso, il Castello di Bardi ospita, in un allestimento permanente, la collezione nata grazie alle trasferte a Praga e alla passione di Vittorio Ferrarini e Mario Nicoli. Sono 60 i quadri e 16 le sculture, prevalentemente di autori cechi di inizio ‘900, legati da uno stesso filo conduttore: il lavoro in tutte le sue forme.

Uno spaccato di vita artistica del “secolo breve” diventa quindi una tappa inedita delle possibilità offerte da uno dei castelli del Ducato. “La fortezza di Bardi – spiega Valentina Pontremoli, Sindaco di Bardi – fa da cornice a una mostra unica nel suo genere. Aperta ai turisti ma anche alle scolaresche. Una mostra che ricorda come il lavoro non divida, ma unisca. Unisce culture e storie diverse. Il messaggio è importante e la mostra una proposta esclusiva. Siamo riconoscenti che sia stata scelta la Fortezza come cornice all’iniziativa“.


"Novecento: Arte e mestieri dell'Est Europeo": al Castello di Bardi una collezione unica in EuropaStoria di un collezionista d’arte: come nasce il Museo Ferrarini Nicoli

La collezione – racconta Vittorio Ferrariniè nata grazie a trasferte professionali, il trovarmi a contatto con opere d’arte così particolari ha suscitato una passione verso un tipo di arte particolare. Molti quadri, sculture o manifesti, sono stati distrutti dalla popolazione dopo la caduta del muro di Berlino e conseguente abbandono dei Russi dal territorio Cecoslovacco. Forse una reazione naturale che voleva cancellare un lungo triste periodo. Anni di regime e dittatura. Chi era in Cecoslovacchia in quegli anni può ricordare come non fosse difficile trovare, gettati per strada, quadri e sculture distrutte o bruciate. Un vero peccato perché, in parte, si è cancellato un periodo di storia e di arte. Il realismo socialista va dal 1948 al 1958, ma in pratica durò artisticamente sino alla fine degli anni ’70“.

Il “Realismo Socialista” è associato alla visione culturale Sovietica all’inizio del “primo” stato comunista. La forma dell’arte sovietica era decretata da un programma politico, il quale simultaneamente prometteva di sviluppare una società umana. La decade del “Realismo Socialista” coinvolgeva non solo la pittura e la scultura ma anche architettura, moda e letteratura. In pratica dominava l’Arte e la Cultura. Proprio in questi ultimi anni si è notata una significativa rivalutazione di queste opere e degli autori sia dal punto pittorico che storico. Infatti dagli inizi del 2000 si sono tenute mostre a Praga e in Italia a conferma del crescente interesse che ha suscitato questo tipo di pittura. “L’importanza della nostra collezione – continua Ferrarini – sicuramente unica in Italia e forse in Europa, sta nell’essere monotematica: riguarda solo dipinti e sculture riguardanti il lavoro in tutte le sue forme“.

“Ogni sala è dedcata a un’attività”: Josef StolovskyJaroslav RonekVilem Wunsche solo alcuni degli artisti presenti

La collezione Ferrarini-Nicoli di quadri e sculture è esposta nelle sale del Castello. E’ possibile ammirare veri capolavori di maestri. Tra gli altri, Josef StolovskyJaroslav RonekVilem Wunsche e anche alcuni artisti anonimi. Dal lavoro nei campi e sulle strade, al rapporto con le macchine, prime fra tutte quelle a vapore, dalle attività estrattive, siderurgiche alle fabbriche e all’impatto dell’industrializzazione sul paesaggio urbano e rurale. “Ogni sala – spiega la curatrice Stefania Provincialiè dedicata a un’attività. Le opere non sono organizzate in ordine, proprio per dare idea al visitatore di come si sia sviluppato il tema nel tempo. Sono opere su base figurativa, molto leggibili. Le modalità cambiano con il blocco sovietico, quando tutto diventa espressione di forza e vigore fisico“.

La collezione ha ricevuto da Autorità Ceche ringraziamenti: ha consentito infatti di preservare uno spaccato della loro storia che altrimenti sarebbe andata persa. “Vi sono – conclude Vittorini – due tipologie di collezionisti. Chi tiene le opere solo per sé e ogni tanto se le guarda solo per proprio gusto personale oppure chi prova piacere nel mostrarle anche agli altri. Noi facciamo parte di questa seconda categoria“. Per una collezione dalla grande rilevanza artistica e culturale, non poteva esserci luogo migliore.

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