Il Castello di Contignaco, luogo ricco di storia e avvolto da una misteriosa leggenda: pare che Dante Alighieri vi abbia soggiornato; nel Castello sono prodotti vini totalmente naturali

di Vanessa Allegri

Adagiato sulle morbide colline vicino a Salsomaggiore sorge il Castello di Contignaco. Costruito intorno all’XI secolo dalla famiglia Pallavicino, nel 1315 venne conquistato con la forza dagli Aldighieri di Parma. La posizione di Contignaco era strategica per il controllo delle saline di Salsomaggiore e per sviluppare un florido commercio di sale. Questo alimento era così prezioso da essere definito “oro bianco”, poiché all’epoca era l’unico modo per conservare il cibo.

Dante Alighieri a Contignaco: leggenda o realtà?

Ma la storia del castello si intreccia prepotentemente con la leggenda. Gli Aldighieri di Parma (detti anche “di Contignaco” o “di Val di Pado”), infatti, appartenevano alla stessa famiglia da cui discende Dante Alighieri. Diversamente da quello che si può credere, gli Alighieri di Firenze sono una ramificazione secondaria della stirpe, poiché il nucleo principale risiedeva tra Parma e Ravenna.

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Pare anche che il Sommo Poeta abbia soggiornato dai suoi parenti padani – padroni di Contignaco fino al 1537 -, per un qualche periodo dal 1315 al 1321, anno in cui Dante morì a Ravenna. Ad avvalorare questa ipotesi il ritrovamento nella Biblioteca Nazionale di Napoli di un manoscritto ad opera di Giovanni de’ Gambis, monaco proveniente da Borgo San Donnino (odierna Fidenza). Questo codice miniato è considerato una delle sette migliori versioni della Divina Commedia fra le seicento esistenti; ciò fa supporre che il religioso fidentino sia stato a contatto con l’originale.

L’eredità della famiglia Romanini; i vini del Castello tra tradizione e genuinità

Dopo i numerosi passaggi di proprietà che si sono susseguiti nel corso dei secoli, il Castello di Contignaco appartiene ora alla famiglia Romanini. Giovan Battista Romanini ha raccolto l’eredità lasciata dal suo bisnonno Luigi Boschi, il quale comprò il Castello verso la fine del XIX secolo;  ora Giovan Battista porta avanti il vitigno e l’azienda agricola avvalendosi dell’aiuto della moglie Ulderica e di tre dipendenti.

Le viti erano storicamente presenti sui terreni circostanti, ma il passare del tempo le aveva danneggiate; il nonno di Giovan Battista iniziò così a sostituire i filari e sua madre proseguì sulla stessa strada. Il vigneto dell’azienda si estende per circa un ettaro ed è coltivato con uve di Merlot, Pinot bianco e Bonarda. Subito dopo la raccolta, le uve vengono pigiate nelle cantine del Castello; qui il vino viene lasciato invecchiare in botte per un anno prima di essere imbottigliato.

La particolarità che contraddistingue i vini di Contignaco risiede in un metodo di lavorazione che ambisce ad essere il più tradizionale e naturale possibile, per restituire al consumatore finale un prodotto dal sapore autentico e benefico per la salute. Questo significa assenza di trattamenti chimici e una lunga macerazione delle bucce d’uva nel mosto. Così facendo, importanti sostanze antiossidanti come il resveratrolo saranno contenute anche nel vino, fungendo da alleate nella prevenzione delle malattie cardiovascolari.

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Quattro vini e quattro storie; vi raccontiamo i prodotti del Castello

I vini attualmente prodotti nelle cantine del Castello sono quattro: ognuno di essi custodisce una storia. Noi ve le raccontiamo:

  • Il Bianco del Conte. Spumante ottenuto con metodo classico da uve di Pinot, unico vino bianco prodotto a Contignaco. Dedicato al Conte Adalberto Pallavicino, detto Azzo o Ignazio, colui che fece costruire il castello e da cui lo stesso prende il nome. La storpiatura dialettale di Conte Azzo divenne infatti prima Contignazzo e infine Contignaco.
  • Durante, ovvero Dante. Spumante rosso ottenuto da uve di Merlot e Bonarda. È un omaggio al Sommo Poeta, il cui vero nome era in realtà Durante. Giovan Battista ha inserito due spumanti tra i suoi vini per recuperare la pratica avviata da suo nonno; all’inizio del ‘900, infatti, già possedeva macchinari per la lavorazione dello Spumante. Il rosso spumantizzato è una pratica inusuale ma il risultato raggiunto è più che soddisfacente.
  • Rosso del Sasso. Vino rosso fermo e robusto, ottenuto da uve Merlot. Il suo sapore intenso e persistente lo rende un ottimo vino da pasto, ben abbinabile con salumi e carni.
  • Dulcis in fundo, il Rosso del Rio dei Predoni. Vino da meditazione, leggermente liquoroso e con una gradazione alcolica che varia dai 14 ai 14,50% vol. perché ottenuto dalle uve di Merlot e Bonarda più mature. Deve il suo nome al rio che attraversa i terreni dell’azienda, dove in passato sorgevano dei boschi usati come rifugio dai predoni.

Non solo vino: il latte del Castello e la rinascita del maniero

Oltre al vino, la famiglia Romanini produce anche latte. Il loro allevamento è composto esclusivamente da mucche di razza Bruna, che il nonno di Giovan Battista fece arrivare direttamente dalla Svizzera. Il latte viene poi venduto al Caseificio Bandini di Noceto per la produzione di Parmigiano-Reggiano.

Riaperto al pubblico nell’aprile 2017 dopo lunghi e accurati lavori di manutenzione, il Castello è ora visitabile nelle giornate di sabato, domenica e lunedì. Uno dei primi eventi che ha avuto luogo dopo l’inaugurazione è stato “Panem et Vinum facere: l’arte del pane e l’arte del vino”, organizzato per il Lunedì dell’Angelo in collaborazione con la Casa del Pane Zalaffi di Salsomaggiore. Inoltre, ogni seconda domenica del mese d’estate fino a settembre ci sarà Vola il Medioevo, giornata in cui lo staff della Società agricola “Il Falco Pellegrino” di Busseto organizza dimostrazioni di volo libero di falconeria, coinvolgendo varie specie di rapaci.

Gestire un luogo così carico di storia e tradizione non è semplice, le difficoltà sono sempre dietro l’angolo e ogni giorno rappresenta una nuova sfida. Grazie alla costanza e al meticoloso lavoro della famiglia Romanini stanno però iniziando ad arrivare anche le soddisfazioni. “L’aspetto più bello di questo lavoro è poter fare qualcosa di mio, un’attività particolare, controcorrente ma apprezzata da tante persone – afferma Giovan Battista. Il Castello di Contignaco merita di essere conservato e l’abbiamo aperto al pubblico per permette a chiunque di conoscere le sue vicende passate e apprezzarne il volto presente”.

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