Chantal Balestri è una talentuosa pianista che vive, suona e insegna a New York; il motore della sua passione? Le radici svizzere e la cultura italiana

di Francesco Pavesi

Chantal Balestri, talentuosa pianista italo-svizzera, nata a Massa Carrara vive, suona e insegna a New York. Ha di recente inciso un disco con l’etichetta Sheva Collection e debuttato come solista al Lincoln center di New York. Vincitrice di prestigiosi concorsi pianistici internazionali si racconta oggi al Golfo mistico, la nostra rubrica dedicata al mondo della musica.

“Where everything started”…Ricordi il momento preciso in cui hai deciso cosa e chi volevi diventare?

In realtà ho sempre voluto poter fare della musica parte nella mia vita. A 8 anni però, dopo tre anni di lezioni di musica e due di pianoforte, ho detto chiaramente a mia mamma: “Voglio fare la pianista da grande”. E così ora posso direche rimasi fedele con il sogno che avevo da bambina.

Chi è stato il tuo primo insegnante?

Il mio primo insegnante è stato il ligure Gianangelo Buffa, un pianista, insegnante e persona meravigliosa che mi ha trasmesso la gioia e la voglia di sacrificarmi per lo strumento. Le sue lezioni erano sempre divertenti e allo stesso tempo impegnative. In quel momento della mia vita, anche se in tenera età, stavo affrontando momenti difficili e grazie a lui ho imparato a trovare conforto e forza nella musica. Purtroppo, per cause personali, smise di insegnare pianoforte quando compii 9 anni e io fui la sua ultima allieva. Entrai in Conservatorio e lo rividi a 18 anni, il giorno del mio diploma: si commosse ascoltandomi suonare e ricordo ancora questo momento con forte emozione.

Hai lavorato con diversi musicisti e direttori d’orchestra. Puoi indicarne uno, o più d’uno, al quale sei legata da un ricordo particolare?

Ho collaborato e ho conosciuto musicisti importanti e mi sono trovata bene in diverse occasioni grazie alla facilità con cui riesco a stringere nuovi legami sia umani che professionali. Un ricordo che ho a cuore è stato quando,a soli 15 anni, ho avuto il piacere di suonare per il compositore russo Rodion Shchedrin le sue musiche. A quell’età incontrare uno dei più grandi compositori degli ultimi decenni e sentirmi ricevere i complimenti e la sua approvazione fu molto di supporto per la mia giovane carriera.

Sei giovanissima ma hai già una carriera significativa alle spalle: qual è il compositore o quali sono i compositori che senti più “tuoi”?

Premetto che io cerco il bello in ogni compositore e non necessariamente quello che suono rispecchia maggiormente le mie preferenze di repertorio. Per esempio, mi sento molto vicina a Mozart, un po’ fanciullesco, goliardico, ma allo stesso tempo serio e profondo: il Don Giovanni e il Requiem ne sono un esempio. Nonostante ciò, raramente lo suono in pubblico, prediligendo i concerti per piano e orchestra.

Un compositore invece che presento piuttosto spesso e che ammiro molto è Liszt: il suo essere contraddittorio tra religiosità e vizi e la sua grandissima nobiltà d’animo, dimostrata dando lezioni gratuitamente, è qualcosa che profondamente mi attira. I suoi pezzi sono come lui: talvolta frivoli, talvolta innovativi e profondi, talvolta entrambi. Infine Debussy: la sua attenzione per i colori, le pause e le armonie sono un qualcosa in cui mi ci perdo.

C’è un disco che ascolti maggiormente?

Devo ammettere che non ascolto molti dischi, prediligendo sentire direttamente concerti dal vivo oppure ascoltando qua e là pezzi su YouTube. Per rilassarmi favorisco altri generi, come la musica leggera italiana o musica rock. Un CD comunque a cui sono affezionata da anni è la registrazione del Secondo Concerto di Rachmaninov di Arthur Rubinstein con la Philadelphia Orchestra diretta da Eugene Ormandy.

Hai viaggiato molto per lavoro, c’è un’atmosfera, una città, una notte che ricordi con più emozione?

Mi ritengo fortunata: la musica mi ha dato molte possibilità di avere belle esperienze legati a favolosi viaggi.  Grazie alla musica ho incontrato persone che ritengo come fratelli o sorelle. La città che ricordo ora con più affetto è Friburgo in Brisgovia (Germania), dove ho studiato per 1 anno durante il mio Biennio in pianoforte tramite progetto Erasmus. Ero circondata da moltissimi musicisti in un ambiente intimo e ci sentivamo tutti parte di una grande famiglia.

Quasi tutti i giorni trovavamo il modo di suonare insieme, in piccoli gruppi improvvisati ed era una buona occasione per leggere repertorio nuovo e socializzare. Sempre a Friburgo venni selezionata per una masterclass esclusiva con Paul Badura-Skoda e fui una dei vincitori del concorso “International Piano Academy”.

Chantal Balestri, un mondo tra i tasti bianchi e neri | INTERVISTA

New York, la metropoli dove vivi e lavori: puoi fornire una definizione per questa incredibile città?

Eclettica nel suo nevroticismo. New York è la città delle grandi opportunità, delle mille cose da fare, dell’energia pulsante a tutte le ore, ma allo stesso tempo dello stress dilagante della gente che vi ci abita. L’ambizione e il volere aumentare le proprie ricchezze sembrano essere la priorità sui rapporti sociali e umani. Al contempo però, il rispetto della diversità, che sia di genere, orientamento religioso e/o sessuale è qualcosa di eccezionale che dimostra un’estrema apertura mentale. In poche parole: vi sono molte contraddizioni e la sfida è trovare un proprio equilibrio.

Tu sei è un melting pot di Svizzera Italia e vivi negli Usa, in che misura queste tre sensibilità influenzano il tuo modo di fare musica?

Bellissima domanda. Il mio modo di fare musica, ma anche ciò che circonda il mio modo di affrontare il mondo musicale, è profondamente legato alle mie origini e alla mia educazione. Il fatto che nella mia vita ho voluto sperimentare di tutto musicalmente, da musica da camera in gruppi non convenzionali, a pezzi di musica contemporanea con pianoforte preparato e elettronica, sicuramente deriva dal mio lato svizzero. Mia madre, svizzera, mi ha sempre spinto ad essere aperta mentalmente e a viaggiare molto.

Quello italiano, beh, credo sia la passionalità che metto nel mio lavoro, se così posso dire. L’aver studiato in Italia mi ha dato delle solide basi sul repertorio più classico e la cultura mi ha influenzato molto ad essere genuina di fronte a un’interpretazione. Infine, gli Usa, hanno sicuramente dato una spinta in più alla mia voglia di intraprendenza e il modo della realizzazione concreta delle mie aspirazioni. Inoltre, mi hanno dato più sicurezza e consapevolezza come persona, che si riscontra poi anche nel modo di suonare.

Una parte importante del tuo lavoro è rappresentata dall’insegnamento: come ti approccia in tal senso?

Una cosa di cui sono molto grata a New York è stata la possibilità di poter sperimentare il lavoro di insegnante, alle scuole elementari e medie, e di docente universitario aggiunto alla New York University. Questo mi ha permesso di capire quanto io sia fortunata ad avere la possibilità di avvicinare le persone alla musica trasmettendone l’importanza.

Il mio approccio varia da studente a studente, consapevole che ognuno di noi è unico e con esigenze diverse. Oltre al cercare di mantenere la lezione il più stimolante possibile, cerco di dare loro l’opportunità di suonare e se vedo qualcuno particolarmente volenteroso, mi impegno perché possa fare più esperienze possibili. Indipendentemente che il loro obiettivo sia quello di diventare un musicista professionista o meno, sapere di poter avere un impatto nella loro vita e vedere che ne gioiscono è qualcosa di non quantificabile. Credo di dover molto al mio primo insegnante in questo mio approccio.

Quali sono i tuoi impegni futuri?

Attualmente ho appena conseguito un secondo Master in Piano Performance alla New York University e il mio obiettivo è di rimanere a New York a insegnare in diverse scuole e accademie di musica, oltre che cercare di perseguire corsi di studi che possano amplificare le mie conoscenze nel campo dell’organizzazione e promozione musicale. Dal punto di vista concertistico, sono in partenza per il Miami International Piano Festival dove passerò il mese di Luglio. I prossimi progetti saranno a New York da settembre e comprendono concerti solistici che cameristici, inclusa musica contemporanea.

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