Chi ha inventato le carte da gioco: origini e storia

Ci sono cose che siamo abituati ad avere e ad usare fin dalla nostra nascita, che risalgono a tantissimi anni fa e che, prima di noi, sono state utilizzate dai nostri genitori, dai nostri nonni, dai nostri bisnonni e così via. Molti di noi sono a conoscenza delle origini di ciò che è nato con noi o di ciò che è nato e che nasce dopo di noi, ma di tutto quello che c’era già prima? Le carte, ad esempio, sono state utilizzate da tantissime generazioni come dei mezzi per passare il tempo, per divertirsi da soli, in compagnia o per molto altro ancora. C’è anche chi, a Milano, con delle carte ci ha costruito un vero e proprio castello. Quanti di voi, però, si sono interrogati sulle origini di quest’ultime? Avete mai pensato a quanto possano essere antiche e da chi siano state inventate? In realtà non esiste una verità assoluta, o quantomeno non la possediamo. Ci sono, però, diverse testimonianze che ci possono suggerire qualcosa sulle origini e sulla storia delle carte.

Le primissime testimonianze risalgono al X secolo, siamo in Oriente: in Cina e in India. Sembra piuttosto certo il fatto che le carte siano nate nel continente asiatico, ma non siamo sicuri del luogo esatto. Alcuni storici affermano che le carte da gioco sono nate agli stessi tempi della nascita della carta moneta, mentre altri credono che derivino direttamente dai tasselli del domino. Le prime carte molto simili a quelle che conosciamo e che usiamo noi oggi sono quelle utilizzate dai Mamelucchi, popolo dominatore delle coste settentrionali dell’Africa. Essi erano soliti usare un mazzo di 52 carte, che, così come oggi, si dividevano in 4 semi differenti: coppe, denari, spade e bastoni. Diverse ed importanti testimonianze storiche confermano l’evoluzione delle carte da gioco e la loro repentina diffusione in Europa.


A differenza di quelle usate dai Mamelucchi, rappresentate da segni astratti, le carte europee presentavano dei disegni che rendevano il loro utilizzo molto più semplice e definito. Nel corso degli anni i segni sono cambiati molto, anche in base alle culture che li adottavano in maniera diversa le une dalle altre. In Spagna, ad esempio, si perse l’uso del 10, questo portò i mazzi ad essere composti da 48 carte e non da 52. In Francia e in Inghilterra si utilizzavano forme stilizzate. Secondo quanto riportato da alcuni studiosi, i segni, più o meno durante l’epoca tardo-medievale, cominciarono a rappresentare delle vere e proprie classi sociali. I bastoni rappresentavano i contadini, le spade i nobili, le coppe i religiosi e i denari i mercanti. 

Tra il XV e il XVII secolo si segnarono le vere e proprie svolte. Nel XV secolo, le carte rappresentavano i membri delle famiglie reali e i loro vassalli. Vennero introdotte figure quali il cavaliere, il re e, appunto, il vassallo. Solo successivamente, con una certa importanza, venne introdotta anche la figura della regina. Nel XVII secolo, invece, nacquero i primi manuali adibiti alla spiegazione dei vari giochi di carte. Intorno al XIX secolo, vennero introdotti i valori delle carte sui loro bordi. Questo ha facilitato la classica presa a ventaglio delle carte da parte dei giocatori. Il jolly e la matta vennero inventate dopo, la loro diffusione corrisponde a quella del poker, gioco nel quale, però, la matta non viene più utilizzata. Questa non è un’eccezione neanche per le versioni più recenti, infatti la matta non è presente neanche nel gioco del poker disponibile online. Anche i giochi in versione digitali si adeguando alle tendenze del tradizionale tavolo verde.

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