Berceto, cittadini infuriati contro la chiusura della Banca: “Manca la democrazia”

E poi dicono che la montagna muore...”. É questa la frase più ricorrente tra i cittadini di Berceto, amareggiati dal venire meno di un servizio essenziale come quello bancario. Lo scorso 26 giugno, infatti, Banca Intesa – ex Banca Monte Parma – ha annunciato la chiusura di alcuni sportelli in provincia di Parma, tra cui quello di Berceto. Una chiusura che sarà effettiva dal prossimo 19 settembre, ma che desta non poca preoccupazione in paese e nelle frazioni. La filiale, infatti, aveva in attivo oltre 650 conti correnti, molti dei quali facenti capo ad imprese ed esercizi commerciali del territorio non solo bercetese, ma anche dell’Alta Val Parma.

I più preoccupati sono i commercianti: “Alcuni di noi – spiega Gianluca Begioni della Pizzeria “Da Romano” – hanno fatto anche i prestiti garantiti dallo Stato in seguito all’emergenza Coronavirus: siamo vincolati per cinque anni e costretti a spostarci nella filiale di Borgotaro. Va bene usare gli strumenti telematici, lo stiamo già facendo per determinate operazioni, ma per alcune cose serve l’operatore. Come commercianti, poi, abbiamo altri legami con la banca, come i Pos, le rateizzazioni, gli accrediti degli stipendi“.

Avviata una raccolta firme per mantenere almeno il servizio di cassa continua

Con l’appoggio del Comune, i cittadini hanno avviato anche una raccolta firme – già più di 200 quelle raccolte – per mantenere almeno lo sportello bancomat e il servizio di cassa continua. Berceto è anche uno dei paesi dell’Appennino rinomato per il turismo: un disservizio, quello della chiusura della Banca Intesa, che potrebbe pesare anche in questa direzione. “Un altro tassello importante – spiega il titolare della Tabaccheria in Piazza San Moderanno — è quello che riguarda i versamenti degli esercenti: specialmente nel periodo estivo, noi commercianti ne effettuiamo almeno uno al giorno: se viene a mancare la filiale dovremmo andare a Borgotaro ed è impossibile in un periodo di pieno lavoro. Bisogna poi tener conto anche delle difficoltà nelle connessioni, che in un paese di montagna non sono sempre veloci e anche i servizi di home banking possono non essere efficaci“.

Un solo istituto di credito in paese – concludono i commercianti – è mancanza di democrazia. Si è costretti a mettere conti e risparmi in una determinata banca, senza libertà di scegliere. Si parla tanto di ripopolare la montagna, e poi si tolgono i servizi. Questa chiusura è un vero e proprio disagio per la filiera commerciale del paese, che ancora resiste e che garantisce una buona qualità di vita a chi abita qui“.

I cittadini: “Costretti a spostare i nostri risparmi”

Non sono pochi i 600 conti correnti della filiale di Berceto: oltre ai commercianti anche i cittadini mettono in luce le difficoltà che porterà la chiusura della banca. “Per un paese di montagna, come il nostro, questo è un vero e proprio disservizio, che creerà e che sta già creando non pochi problemi. Si parla spesso di rivitalizzare le zone montane, di riportare i giovani a vivere nelle alte valli: come può essere possibile, se vengono tolti i servizi? Quello della Banca è un servizio essenziale“, scrivono in una lettera inviata alle redazioni dei quotidiani di Parma.

Buona parte della popolazione è anziana e il problema diventa ancora più grande: da una parte mancano gli strumenti tecnologici per utilizzare l’home banking, dall’altra anche le distanze – seppur Borgotaro sia a mezz’ora di macchina – si fanno lunghe e pesanti. “Chi non ha la patente, e deve usare la corriera – continua la lettera dei cittadini – impiega una mezza giornata per andare e tornare da Borgotaro. Per gli anziani rischia di diventare una pesante ‘sfacchinata’. Per molti la soluzione, dunque, sarà una sola: “Togliere i conti correnti e spostare i risparmi in un’altra banca. I servizi sono più che mai essenziali e se continuano a chiuderli la strada sarà a senso unico e porterà al definitivo abbandono dei paesi“.

Nei confronti di Banca Intesa si rischia, quindi, una grossa disaffezione: “Non ci dimentichiamo. La Banca non è più portatrice di un servizio, ma di un disservizio. Così si crea disaffezione nei clienti, se ci costringeranno a cambiare istituto, difficilmente torneremo indietro“.

Il sindaco Lucchi: “Una pugnalata alla schiena”

Cerco di fare il sindaco con il massimo impegno – ha scritto il sindaco Luigi Lucchi in una nota – per risollevare Berceto, ma tutto questo, però, non evita di ricevere notizie che sono come pugnalate alla schiena come la chiusura a Berceto dello sportello di Banca Intesa San Paolo. Con l’attuale organizzazione economica non riusciremo a rilanciare le zone deboli, aiutare i deboli, ripartire dopo il Corona Virus. Non riusciremo a vivere in un mondo più sicuro e più sano. La politica ha abdicato, non conta più nulla e nonostante questo si assume tutte le responsabilità restando il bersaglio di tutti. E’ stata la politica a privatizzare le banche pubbliche e la banca d’Italia. La politica a riunificare le banche d’affari con le altre del credito e cederle gratuitamente ai loro maggiori debitori che sono arrivati, poi, a rubare i risparmi dei cittadini. La politica a distruggere la Costituzione e inserire il pareggio di bilancio obbligatorio.Sempre la politica ad avere aperto porte e finestre alle politiche neo liberiste che rendono schiavi le persone, distruggono l’ambiente, implementano le guerre, chiudono gli ospedali“.

Con la logica neo liberista chiudono, a Berceto, uno sportello bancario ma con la stessa logica, se non la contrastiamo subito e con forza, chiuderanno, in Italia e nel mondo libero, tanti altri servizi unicamente con la logica del guadagno disonesto e stratosferico senza etica. La persona, le persone, non contano più nulla“, conclude il primo cittadino che – insieme ad altri sindaci della Provincia – ha inviato una lettera alla direzione regionale della Banca per evidenziare il problema destato dalla chiusura.

© riproduzione riservata