Il Comitato Pro Ospedale al Borgo: “Vogliamo mamme e figli a casa nostra”
OSPEDALE – Il Comitato in difesa del Punto Nascite di Borgotaro: “Venga garantita alle mamme la possibilità di avere figli più vicino ai propri cari”
Il Comitato in difesa del Punto Nascite di Borgotaro: “Vogliamo venga garantita alle mamme la possibilità di avere figli più vicino ai propri cari, alla propria casa, ai propri amici, senza essere strapparle dal loro contesto sociale, culturale e ambientale”
Il comitato Pro Ospedale Santa Maria di Borgotaro: “Nei giorni scorsi abbiamo inviato la richiesta di incontrare urgentemente a Borgotaro l’assessore regionale alla Sanità, dott. Venturi. Dopo aver letto le sue dichiarazioni con le quali afferma che il mantenimento dei punti nascita negli ospedali di montagna è una questione di sicurezza che attiene alla sfera tecnica prima che politica, abbiamo esteso la richiesta d’incontro anche al Presidente della Regione, poiché riteniamo che debba trattarsi di una scelta politica precisa“.
Così il comitato Pro Ospedale Santa Maria di Borgotaro nel rivolgersi a Sergio Venturi, assessore regionale alla Sanità della Regione Emilia Romagna, per tentare l’ennesima via risolutoria a tutela del Punto Nascite locale.
“Del resto – proseguono i cittadini raccolti nel comitato a difesa del Punto nascite – la pensava così anche l’assessore regionale, nel maggio 2016, quando, a supporto della candidatura a Sindaco di Rossi, nelle stesse condizioni organizzative del reparto, aveva assicurato, nella pubblica assemblea in Sala Imbriani, che il punto nascita di Borgotaro non sarebbe stato chiuso. Signor Assessore Venturi, si trattava allora solo di bugie elettorali?“.
“Importante prima di tutto tutelare il territorio e i servizi che contraddistinguono la qualità di vita in montagna”
Una situazione che a parere dei cittadini impegnati nella tutela del servizio sanitario in Paese non riguarderebbe la discussione in merito alla sicurezza dei parti: “Non interessa disquisire se i parti sono sicuri quando in un reparto di ostetricia ne avvengono 500 piuttosto che 499. A noi preme che sia garantita alle mamme che vivono nel nostro territorio, anche ad oltre 100 km dal primo ospedale utile, la possibilità di avere figli più vicino ai propri cari, alla propria casa, ai propri amici, senza strapparle, in un momento particolare di stress psicofisico, dal loro contesto sociale, culturale e ambientale“.
“Siamo convinti – proseguono – che la sicurezza si possa garantire anche nei piccoli ospedali e non pensiamo che la sicurezza sia un termine che indica un significato assoluto. Se fosse così, vorrebbe dire che in questi anni la Regione non ha garantito la sicurezza? La sicurezza e il diritto alla Salute, sancito dall’art. 32 della Costituzione, si dovrebbero garantire anche ai cittadini di montagna. O, invece, la Regione ci considera cittadini di serie B? E per garantire la sicurezza non si dovrebbe dare una corretta assistenza sanitaria, fornendo strumenti e personale necessari, anziché, per esigenze di risparmi, ‘dimenticarsi’ di coprire i posti vacanti e costringere quindi gli operatori di tutti i reparti a turni incessanti, col rischio di pericolo per i pazienti e per il personale stesso? E poi si trovano le risorse per assumere personale in funzioni amministrative non sanitarie e per benefici ai grandi dirigenti aziendali?“.
“Alla politica regionale il compito di chiarire quali risorse investire per garantire alle mamme un parto in sicurezza anche nei piccoli ospedali di montagna“
Secondo i cittadini di Borgotaro “tocca alla politica regionale dire quali risorse intenda investire affinché sia garantito alle future mamme un parto in sicurezza anche nei piccoli ospedali di montagna: perché non si prende in considerazione di istituire, da parte dell’Assessorato regionale alla Sanità, un servizio di terapia intensiva o semintensiva che servirebbe allo sviluppo di tutto l’ospedale di Borgotaro, con una maggior garanzia di sicurezza per tutti i reparti?“.
“Che fine faranno le cospicue donazioni dei benefattori?”
“Ci domandiamo in conclusione che fine faranno tutte le cospicue donazioni dei benefattori, delle varie associazioni, di Insieme per Vivere, degli emigrati inglesi e americani. Con la chiusura del Punto nascita si farebbe il primo atto di ridimensionamento dell’intero ospedale Santa Maria di Borgotaro. Solo se si evita la sua chiusura, si potrà seriamente affermare che la Regione Emilia Romagna sa governare in modo equo per tutti i suoi cittadini e vuole davvero valorizzare i piccoli ospedali di montagna. Altrimenti, parlare di tante risorse date a destra e a manca o di elicotteri h24, risulterebbe solo una solenne e sonora presa in giro“.

