Coronavirus, il racconto di un fotografo colornese diventa libro: “Lettere da un’epidemia”

Ivan Agatiello è un giovane fotografo e scrittore di Colorno. Già autore del libro “Non ho ancora 30 anni”, durante il periodo di lockdown ha deciso di chiedere alle persone più disparate di scrivere delle lettere che avessero lo scopo di tramandare e ricordare negli anni e alle generazioni future cosa voglia dire vivere durante un isolamento come quello a cui siamo stati costretti negli ultimi mesi. Dalla raccolta e unione di queste lettere è nato il libro “Lettere da un’Epidemia“. Lo abbiamo intervistato per chiedergli com’è nata e com’è stata svolta questa particolare e affascinante iniziativa, domandandogli anche quali pensieri e ricordi si porterà dietro da questa emergenza.

Com’è nata e come si è sviluppata l’idea di “Lettere da un’Epidemia”?

Essendo fotografo di professione e dovendo restare a casa avevo pensato di trovare un modo per raccontare un periodo decisamente nuovo per il genere umano, perlomeno nell’ambito italiano che è quello a cui mi sono riferito. Tuttavia, mi sono dovuto scontrare con l’impossibilità di muoversi e quindi raccontare tramite fotografie la vita del lockdown mi si era rivelato molto più difficile di quello che in realtà avevo immaginato.

Di conseguenza, ho pensato di affidare questo racconto anziché alle immagini alle parole e ho chiesto alle persone più svariate di tentare di scrivere una lettera a un destinatario a loro scelta con l’unico vincolo di immaginare che le loro parole sarebbero state poi lette in un periodo lontano o comunque da qualcuno che del lockdown sapesse poco. L’ho fatto semplicemente perché mi sono reso conto che alle volte tendiamo a dimenticare molto spesso e che l’uomo è fatto di periodi di dimenticanza. Per evitare che questo accadesse ho chiesto alle persone più comuni di scrivere qualcosa e di raccontare in una maniera molto intima quello che stessero vivendo ed è uscita fuori questa raccolta di lettere.

Quante persone hanno partecipato all’iniziativa? Da quante lettere è composto il libro?

Le persone che hanno scritto le lettere di proprio pugno sono quasi 20. Le lettere totali sono 43, una per ogni giorno dal 21 di marzo, primo giorno di primavera, fino al 3 maggio, ultimo giorno di Fase 1. Alcune persone hanno chiesto a me di scrivere la lettera perché non si reputavano in grado di farlo: mi hanno dettato i propri concetti e l’essenza di quello che volevano scrivere e tramandare, il mio compito è stato soltanto quello di donare e conferire una forma ai loro pensieri.

Dov’è possibile acquistare l’opera?

Al momento il libro è soltanto un auto-pubblicazione, proprio perché mi piaceva lasciare la sfera umana di quelle pagine. È possibile acquistarlo sul ilmiolibro – questo il link per vedere e acquistare il libro – che è un sito dedicato agli autori che, appunto, auto-pubblicano. Attualmente, è ancora tutto in divenire, il racconto ha passato la selezione di due case editrici e sono in attesa di un incontro con una delle due.

Oltre ai due libri già scritti, c’è qualche altro romanzo in programma? Hai intenzione di proseguire la carriera da scrittore?

In cantiere al momento ho un altro libro ma non so se sarà un percorso che andrà ancora avanti oppure meno semplicemente perché mi affido soltanto all’ispirazione e quella, ahimè, in alcuni anni e momenti c’è e in altri meno. Sicuramente sarebbe bello continuare su questa strada ma in Italia non è facile intraprendere questo tipo di carriera: autori ed editori, a meno che non si faccia parte di grandi case editrici, non sono molto aiutati. Le piccole case fanno fatica e gli autori emergenti ancora di più.

Oltre a “Lettere da un’Epidemia”, che cosa ti ha portato questo periodo di lockdown? Che pensieri ti ha fatto maturare?

Ce ne sono due e sono distinguibili tra periodo infra-lockdown e la fase che l’ha seguito. Il primo sicuramente è legato alla scoperta di una grossa umanità. Quando dico umanità parlo di tutta una serie di valori che hanno poco a che fare con la vita quotidiana ma che riguardano una questione d’anima, mi verrebbe da dire spirituale se non rischiassi di sconfinare nell’ambito religioso. Ho scoperto che le persone sono molto più profonde di quanto invece appaiono tutti i giorni quando la vita procede normalmente e mi è piaciuto molto scoprire questo valore aggiunto che l’uomo ha ancora.

Il secondo pensiero è legato invece alla ripartenza, che identifico dal 4 maggio in poi, e non è più positivo: il ritorno alla quotidianità ha confermato tutta una serie di convinzioni che avevo prima di questa epidemia. Mi sono reso conto della facilità con la quale l’essere umano dimentica anche le lezioni più profonde e all’immediatezza con la quale si stacca da quella profondità e interiorità che dimostra di avere nelle difficoltà tornando alla superficie delle cose.

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