Coronavirus, lo psicologo: “Controlliamo l’ansia, con lucidità e meno social” | INTERVISTA

Dopo i primi casi di Coronavirus confermati anche sul territorio della Provincia di Parma, scatta – come osservato in molte zone del nord Italia – la paura da contagio. Diverse le voci che in queste ultime ore si sono spese per un’informazione puntuale – prime fra tutte le autorità sanitarie e politiche – su come comportarsi in queste situazioni e quali possono essere le strategie da mettere in campo per contenere ansie e paure. Per fare il punto, abbiamo deciso di rivolgerci a un professionista, psicologo e psicoterapeuta attivo da diversi anni sul territorio di Parma e Fidenza e che può consigliare a tutti noi come vivere al meglio questi giorni e quali comportamenti adottare per non cadere nella “trappola” della paura da contagio. Ne parliamo con il Dott. Carlo Ricci:

Dottore, come può essere definita la paura da contagio che si genera in casi come questi, una paura che abbiamo visto crescere anche nella nostra città dopo le ultime notizie di contagio sul territorio parmense?

La paura è di per se un’emozione utile, poiché funziona un po’ come un “campanello” che ci avvisa quando siamo o potremmo essere in pericolo permettendo al nostro corpo di reagire e rispondere prontamente al pericolo, un emozione adattiva dunque, funzionale alla nostra sopravvivenza. Il Coronavirus spaventa poiché abbiamo la sensazione di non avere nessun controllo e questo genera un’alta percezione di rischio e un elevato livello di ansia e paura. La paura del contagio è poi “contagiosa”, si diffonde ancora più velocemente del virus stesso. Ciò che stiamo osservando e vivendo in così breve tempo in Italia e nella nostra regione è certamente qualcosa di eccezionale, a cui non eravamo emotivamente preparati. Oggi la percezione di rischio è maggiore perché la sentiamo vicina, ci riguarda in prima persona.

E una paura giustificata o il panico da contagio è possibile ridimensionarlo in modo più razionale?

La paura in quanto emozione va accolta e compresa. Sarebbe però utile ragionare su ciò che alimenta il panico. La diffusione costante di notizie  su un pericolo imminente, alle porte, che può minare la salute e addirittura portare alla morte, genera solo apprensione e panico nelle persone. Sarebbe utile, in queste situazioni, informarsi bene, diffidando da notizie troppo allarmistiche e facendo affidamento solo alle informazioni diffuse dal Ministero della salute.

Quali sono i comportamenti sconsigliati in situazioni come questa?

Sarebbe sicuramente opportuno non farsi prendere da pensieri negativi, tipici dell’ansia, il pensare che andrà male, che i casi di contagio aumenteranno sicuramente, non fa altro che aumentare il livello di paura e di allerta in un momento in cui, invece,  lucidità e razionalità sono fondamentali. Credo sia importante, inoltre, dal punto di vista psicologico, non trascurare il potere della comunicazione e quindi l’impatto che ognuno di noi verbalmente e col proprio corpo ha sugli altri. In situazioni di crisi come quella che stiamo vivendo in Italia e nella nostra regione, ognuno di noi, ogni singola persona, deve essere consapevole di avere la possibilità di generare o ridimensionare la sensazione di paura e panico negli altri e in sé stesso. Le parole che diciamo a noi stessi e agli altri possono avere un impatto emotivo molto forte…evitiamo quindi di alimentare preoccupazioni e ansia favorendo invece un atteggiamento di fiducia e rassicurazione.

Delle buone pratiche, invece, che consiglierebbe di mettere in atto per coloro che sono particolarmente preoccupati o vivono in zone a rischio?

Come ho già detto, la preoccupazione per se stessi e i propri cari è più che legittima in una situazione emotivamente stressante che ci sottopone a emozioni di paura molto forti: suggerirei, però, di affrontare quanto sta accadendo con fiducia, cercando di seguire con attenzione le indicazioni mediche e solo le informazioni ufficiali che provengono dal Ministero della Salute e dalle Regioni di competenza, cercando di non cedere al catastrofismo mediatico che non sempre fornisce informazioni chiare e precise. Di fronte a un pericolo è bene essere preparati  e “le armi” migliori per affrontare un virus per il quale non vi è ancora un vaccino, sono senza dubbio la conoscenza, i nostri pensieri e le nostre azioni.

Come rassicurare e quale supporto ognuno di noi può dare alle categorie più a rischio, prime fra tutte persone malate e anziani?

Credo che l’atteggiamento di chi si prende cura di persone anziane o malate possa davvero fare la differenza. È vero, sappiamo che i più suscettibili alle forme gravi del virus sono le persone anziane e quelle con malattie croniche come il diabete e le malattie cardiache, ma dovremmo anche sapere che per gli anziani e le persone malate la vicinanza, l’atteggiamento positivo e spensierato sono una cura meravigliosa. Suggerirei quindi di associare alle direttive mediche e a tutte le precauzioni possibili, una grande quantità di affetto, supporto e spensieratezza che i caregiver devono essere in grado di donare a chi in quel momento ha più bisogno di loro.

Si parla molto di social network e il preoccupante effetto che possono generare nell’amplificare paure e ansie: è così? Dobbiamo ridurne l’utilizzo o anche in questo caso esistono strategie per un uso corretto e più consapevole?

Da diverse settimane, televisioni e social network propongono incessantemente programmi o post di informazioni allarmistiche sul Coronavirus e questo comporta l’attivazione nelle persone di uno stato di allarme e di pericolo costante. Tale stato, aumenta notevolmente il rischio percepito e spinge le persone a cercare, in modo quasi ossessivo, un altro programma o un altro post più rassicuranti ma ciò che si ottiene è l’esposizione ad ancora più informazioni catastrofiche e allarmanti.
Soprattutto in queste situazioni credo sarebbe opportuno non affidarsi a tv e social network per avere informazioni veritiere e attendibili, utilizzando magari questi canali di comunicazione per distrarci con un bel film o per scambiare qualche ricordo con amici.

Infine, può essere utile un consulto psicologico in questi casi? Ci si può riferire a un professionista?

Certamente, dobbiamo ricordarci, che l’ansia è un’emozione che, a seconda della sua intensità, può spingere l’individuo all’azione o, al contrario, renderlo incapace di agire.  Se l’ansia è lieve porta spesso a risultati positivi, poiché attiva il pensiero e l’immaginazione, se invece l’ansia è eccessiva, può paralizzare la persona ostacolando il pensiero e l’azione. Qualora, dunque, si sperimenti una sensazione di insicurezza, impotenza e sofferenza associate all’ansia è sempre bene chiedere un consulto psicologico per ritrovare serenità e benessere.

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