Vaccini, il punto con il Dott. Calzetti del Maggiore:

La campagna vaccinale in Italia prosegue non senza intoppi. Dal 27 dicembre scorso, il Vaccine Day europeo, nel nostro paese sono state vaccinate quasi 2 milioni e mezzo di persone. Tra rallentamenti, stop precauzionali e allarmismo mediatico sugli eventuali rischi del vaccino anti-Covid, sembra ancora lontano il momento in cui si arriverà alla fantomatica immunità di gregge. Pfizer, Moderna, AstraZeneca: al momento sono questi i vaccini utilizzabili in Italia, e presto arriverà anche Johnson & Johnson. Come sappiamo però, le reazioni del nostro corpo all’iniezione di questi vaccini, cambia – dalla febbre alta a un semplice e cauto dolore al braccio – e ci sono ancora incognite, per esempio, sul vaccino russo.

Per fare chiarezza sulla situazione abbiamo posto qualche domanda al dottor Carlo Calzetti, infettivologo dell’Ospedale Maggiore di Parma. Da subito è bene chiarire che non tutti i vaccini approvati per la somministrazione sono uguali e quindi agiscono allo stesso modo nel nostro organismo. “Le aziende hanno utilizzato la tecnologia sulla quale avevano più esperienza“, spiega il dottor Calzetti, “e quella che quindi ritenevano più adatta per una rapida creazione di un vaccino efficace“. AstraZeneca, il vaccino più contestato per le recenti notizie di cronaca, ha per esempio optato per una soluzione con agente patogeno, mentre Pfizer e Moderna, già utilizzati nello stivale, hanno optato per una soluzione mai sperimentata prima sull’uomo. Ma cosa avviene nel nostro organismo quando ci vengono iniettati questi vaccini? E, più nello specifico, come si sviluppano gli anticorpi dopo la somministrazione del vaccino anti-Covid?

Pfizer, Moderna, AstraZeneca e gli altri: il punto sui vaccini e la loro efficacia

Come spiega il dottor Calzetti “i vaccini finora approvati trasportano frammenti di mRNA di SARS Cov2, mediante involucri lipidici o vettori virali innocui, che codificano per proteine dello spike (la parte del virus che si attacca alle cellule) all’interno del nostro organismo, determinando una risposta immune che verrà attivata  precocemente ed in modo specifico qualora si venisse in contatto con SARS Cov2“. Riguardo la loro efficacia invece, questa è piuttosto alta per tutti i vaccini, e va dal 95% per Pfizer-BioNTech (stessa cifra per Moderna, 94, 5%) a un range più ampio per il vaccino anglo-svedese. Spiega Calzetti: “I dati sull’efficacia di AstraZeneca sono affidabili. Differiscono per quanto riguarda le età più avanzate e le condizioni di immunodeficit di base, e vanno dal 60 ad oltre il 90% per prevenire le forme sintomatiche, ma raggiungono anche il 100% nel prevenire le forme più gravi ad elevata letalità“.

Calzetti in particolar modo tende a tranquillizzare circa gli eventuali rischi alla somministrazione del vaccino anglo-svedese. L’EMA, European Medicines Agency, pochi giorni fa ha dichiarato che AstraZeneca è sicuro e che non ci sono evidenze di rischi tromboembolici, e quindi la vaccinazione è ripresa dopo lo stop precauzionale che ha interessato molti paesi dell’Unione. “Riguardo i rischi di AstraZeneca i numeri consentono ancora di evitare allarmismi“, continua l’infettivologo, e in riferimento a eventuali problemi di salute in seguito alla somministrazione di un vaccino anti-Covid a Parma risponde: “La farmacovigilanza non ha ancora segnalato nulla di grave nel nostro territorio. Di casi personali non ho notizia, se si escludono febbri elevate e aumento di volume dei linfonodi nei giorni successivi la somministrazione“.

Sia EMA che AIFA hanno inoltre approvato il vaccino prodotto dalla casa farmaceutica Johnson & Johnson, e le prime dosi dovrebbero arrivare in Italia già ad aprile. Le sue caratteristiche sono simili ad AstraZeneca: “È sempre un vaccino a mRNA con vettore virale. Viene segnalata un’efficacia tra il 60 ed il 70% sulle forme sintomatiche“, argomenta l’infettivologo Calzetti, e l’auspicio è che un quarto vaccino in Italia possa far accelerare la campagna vaccinale. Ancora un’incognita sarebbe invece il vaccino russo Sputnik V, che non ha ancora ricevuto l’approvazione dell’Unione Europa, con la conseguenza di un atteggiamento piuttosto cauto nel suo utilizzo da parte dei paesi comunitari. Come spiega Calzetti, lo scetticismo nei confronti della soluzione russa, sarebbe dovuto al fatto che “i lavori iniziali non erano sufficientemente controllati” e pesava inoltre il fatto “che ne fosse data notizia prima sui media che su riviste scientifiche“. La somministrazione di un ulteriore vaccino aiuterebbe il raggiungimento dell’immunità di gregge, ma è importante stare cauti, dato che “una risposta non efficace potrebbe favorire l’emergere delle varianti“, conclude Calzetti.

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