Covid, variante Omicron: cosa sappiamo e quali sono le affinità con il raffreddore
Ci siamo ormai abituati alla mutazione del virus, che sembra non arrestare mai il suo cammino, ma anzi è in continua evoluzione. Dopo la variante Delta, che ha circolato in Europa ed è arrivata anche in Italia, accompagnata da qualche timore, medici e scienziati sono adesso alle prese con una nuova forma del virus, la variante Omicron. Proviene dal Sudafrica e presto si è diffusa anche nel vecchio continente: come ha dichiarato Silvio Brusaferro, presidente dell’Istituto Superiore di Sanità, in Italia sarebbero 11 i casi accertati, riscontrati in Campania, Calabria, Sardegna, Veneto e nella provincia di Bolzano. L’arma per combattere il coronavirus e le sue varianti, come ormai è chiaro a tutti, è la vaccinazione. Mentre però continua il report giornaliero sui contagi e sui decessi a causa dell’infezione, cosa sappiamo effettivamente della nuova variante Omicron? Come si può distinguere dal raffreddore che di solito circola in questi periodi di primi freddi? Quanto è pericolosa?
Tutto il mondo è infatti in attesa di risposte riguardo la nuova variante del coronavirus. Soprattutto resta da capire ancora con chiarezza quanto sia contagiosa, quanto sia “potente” e quindi quanto potrebbe impattare sul sistema sanitario di un paese. Innanzitutto è circolata la notizia che la variante fosse originaria del Sudafrica, dato che è stato il primo paese a riconoscerla, ma recenti dati dimostrano che in Olanda questa fosse già presente prima della positività di alcune persone rientrate dall’Africa. Ancora non è quindi chiara la cronologia dei contagi della variante Omicron, e intanto, a fine novembre, l’Oms ha anche ammesso che la Omicron fosse già presente il alcuni casi addirittura un anno fa, nel novembre 2020. Intanto è stato rilasciato un prezioso documento lo scorso sabato dal Medical Research Council del Sudafrica, che ha fornito il primo report sulla situazione dei diversi ospedali della provincia di Guateng, luogo in cui la variante Omicron è stata sequenziata la prima volta.
I risultati del report non sono ancora esaustivi, ma per adesso quello che compare dalle analisi è che i sintomi di questa variante sarebbero meno gravi rispetto ad altre forme del virus. I dati, come riporta il Corriere della Sera, risalgono al 2 dicembre e riguardano 42 pazienti ospedalizzati e 166 pazienti ricoverati tra la metà e la fine di novembre 2021 in complessi ospedalieri di Pretoria. Il report conferma che la maggior parte dei pazienti ospedalizzati non ha avuto bisogno di ossigeno supplementare, non ha sviluppato polmonite e in pochi sono stati ricoverati in terapia intensiva. I dati, che potrebbero farci tranquillizzare circa la pericolosità della variante Omicron, sono però da prendere con cautela: gli esperti infatti tengono a precisare che serve ancora attenzione e ci sono molte variabili da considerare. Intanto non va dimenticato che in Sudafrica vive una popolazione più giovane di quella europea, meno suscettibile alla malattia. Inoltre l’impatto della malattia potrebbe prendere forme più serie dopo settimane dagli inizi del contagio.
Sommariamente però i dati possono considerarsi confortanti: i pazienti ricoverati hanno avuto un periodo di ospedalizzazione minore (2,8 giorni in media) – meno rispetto agli 8,5 dei mesi scorsi -, ma soprattutto non sono aumentati i decessi. Anche l’immunologo Anthony Fauci ha dichiarato che i primi dati sulla gravità di Omicron sembrano confortanti: sarebbe quasi certo che Omicron non causi casi più gravi di Covid-19 della variante Delta. In conclusione le previsioni sono da considerarsi positive, ma questo non deve indurci ad abbassare la guardia, dato che la sua velocità di contagio potrebbe comunque sovraccaricare i sistemi ospedalieri. Una notizia dell’8 dicembre inoltre ci ha fornito uno spiraglio: come riporta Ansa Omicron viene neutralizzata da 3 dosi di vaccino Pfizer.
Variante Omicron e la vicinanza al comune raffreddore
I dati che finora sono stati rilasciati sulla nuova variante della Sars-Cov-2 affermano che la Omicron sarebbe più simile al coronavirus del raffreddore. Esiste infatti uno studio svolto dai ricercatori della società Nference Lab con sede in Massachusetts che ipotizza che la variante avrebbe “rubato” una breve sequenza del genoma di un altro virus, acquisendo alcuni aminoacidi che lo renderebbero più “umano”. Che cosa significa? Che Omicron, come riportato anche dal report sudafricano sopracitato, avrebbe una maggiore capacità di trasmettersi ma causerebbe sintomi più lievi, simili al raffreddore. Come afferma un articolo di Wired l’ipotesi avanzata dai ricercatori è che la creazione della “coinfezione” sia avvenuta all’interno di uno stesso organismo coinfettato da entrambi i virus: Sars-Cov-2 potrebbe essersi trovata a infettare una cellula insieme a un altro virus e durante la replicazione avrebbe acquisito una piccola parte del materiale genetico del virus “coinquilino”.
Se lo studio dei ricercatori venisse confermato, la notizia sarebbe molto positiva. Come ha dichiarato il virologo Matteo Bassetti, direttore della Clinica di malattie infettive all’ospedale Policlinico San Martino di Genova, la conferma del contagio tra la nuova variante e un “pezzetto” del comune virus del raffreddore andrebbe a indicare che il Covid si stia indebolendo. Il Covid-19 infatti, nelle sua variante Omicron, sarebbe meno forte e meno grave e più vicino alla normale influenza. La speranza è che Omicron soppianti la variante Delta e che prenda a mano a mano il posto di varianti più pericolose per l’uomo.

