Il giudizio di chi lavora in città è categorico: “Umiliante il trattamento che ci riservano, l’Amministrazione faccia di più”

di Andrea Adorni, Chiara Corradi, Greta Magazzini

PARMA | Nelle parole della maggioranza dei negozianti intervistati non c’è rassegnazione. Sui loro volti traspare una sensazione che spazia dalla rabbia alla delusione. C’è chi si sente abbandonato, soprattutto dalla politica. C’è chi, invece, ritiene di essere trattato come un cittadino di serie C. Parma ogni anno perde circa 120 attività commerciali nel saldo fra aperture e chiusure. E nell’arco di dieci anni – analizzati i dati della Camera di Commercio – hanno chiuso i battenti ben 3251 negozi.

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In questa seconda parte dell’inchiesta in tre puntate curata dalla nostra Redazione, diamo voce proprio a chi quotidianamente svolge un’attività commerciale in città. Abbiamo fatto visita ad una quindicina di esercizi. Tre le domande: come sia cambiato il commercio negli ultimi dieci anni; quali siano le cause della crisi; se la fatturazione elettronica possa costituire un problema o un vantaggio per le attività esistenti.

I commercianti all’unisono: “È un problema politico”

Parma non ha una proposta culturale adeguata, non si può puntare solo sui tramezzini“, ci accoglie così Gianni Oliva, proprietario dello storico negozio di Strada al Duomo. La prima cosa che mette in evidenza, per spiegare la crisi del commercio a Parma, è la mancanza di un’offerta adeguata che porti a Parma un turismo di qualità e non di quantità. Ma non è solo quello il problema che affligge Centro Storico ed Oltretorrente: la limitazione al traffico e la mancanza di parcheggi è, infatti, una notevole difficoltà. E i commercianti sono infuriati con l’Amministrazione: “Siamo blindati – spiegano le commesse di Fiaccadori – qui non ci sono parcheggi, nessuno riesce ad arrivare e così aumenta il commercio su internet“. 

Alcuni negozianti di via Repubblica affermano che anche i turisti vedono il Centro Storico cambiato, in peggio. Melley Calzature è a Parma dal 1924: la sua è una bottega storica, ma una crisi come questa non l’ha mai vista. “Il centro è desertificato. Ma qui il problema va affrontato su diversi fronti: si sono persi i rapporti umani con le persone: come pensate sia possibile andare a fare spesa nei negozi di vicinato se la gente non sa più parlare con le persone? Ormai tutti viaggiano con i telefonini in mano, tutto è elettronico, non sappiamo più parlare“. Un cambio di mentalità, quello evidenziato da Melley, che viene portato alla luce anche da Ferraglia proprietario del negozio di antiquariato in via XXII Luglio: “La gente va nei centri commerciali: stanno al caldo d’inverno e al fresco d’estate. Per forza il centro è vuoto; se poi aggiungiamo tutti i problemi di accessibilità, chi volete che ci venga?

Situazione analoga in via Nazario Sauro dove i commercianti sono sul piede di guerra per le recenti misure di limitazione degli accessi: “Qui non possono più passare nemmeno i residenti. La pedonalizzazione va bene, l’avevamo chiesta noi, ma andava fatta con criterio e qui non ne è stato usato“. Quello che si percepisce è un malcontento generale, dal Centro Storico all’Oltretorrente. Nemmeno Piazza Garibaldi è risparmiata: “Dieci anni fa qui si vedevano passare fiumi di persone in bicicletta, altrettante a piedi. Vedete qualcuno ora? Il nostro è ormai un ‘ex-commercio’“, a parlare è Walter, l’edicolante all’inizio di via Repubblica a pochi passi dal Palazzo Comunale. “Del resto le persone non sanno come fare ad arrivare: se vengono in bicicletta, gliela rubano; se vengono in autobus, gli rubano il portafoglio. Non dobbiamo meravigliarci se la gente va nei centri commerciali. Il mio settore, poi, è destinato a scomparire: spero almeno di andare in pensione in tempo“. 

In via Cavour Nicola Galloni, proprietario dell’omonimo negozio di scarpe, è negativo: “La crisi è irreversibile. Ormai chiudono tutti. Poi ci mancava solo la fattura elettronica“. Sono diversi i commercianti che sottolineano il disagio rilevato nell’introduzione della fattura elettronica, sia per un discorso di anzianità – che li porta a dover delegare tutto ad un professionista e quindi ad una spesa maggiore – sia per un discorso di praticità: “Un problema enorme – spiega Giuliano, proprietario di Sporting Good che ha raggiunto la pensione e che nei prossimi mesi chiuderà i battenti – perchè identifica il contenitore, ma non il contenuto. Non si riesce nemmeno a controllare la merce che arriva in negozio“. 

I negozianti dell’Oltretorrente: “Si sono dimenticati di noi” 

Passato il Ponte di Mezzo la situazione non migliora: i commercianti ci accolgono nei loro negozi (vuoti) e ci raccontano le loro storie. “Non è solo il commercio ad essere cambiato, sono cambiate anche le persone“, affermano sia il proprietario dell’Oreficeria Ferrari sia Cristina e Felice dello storico negozio De Simoni. “Nel nostro settore è difficile, perchè le persone hanno cambiato le loro abitudini: i giovani non mangiano più a casa, ad esempio, quindi non compreranno mai dei piatti“. L’esempio dei fratelli De Simoni è semplice, ma calzante per descrivere i cambiamenti della società e del commercio. Anche qui la chiusura del traffico influisce pesantemente: “Questa è stata la prima isola pedonale della città, ma ora il problema è che è tutto bloccato. Da dove possono arrivare i clienti? A Reggio, ad esempio, ci sono gli autobus gratuiti“. 

Per Anna Dazzi, proprietaria insieme al figlio del negozio di ottica in via D’Azeglio i commercianti dell’Oltretorrente “sono trattati da cittadini di serie C. La zona è in uno stato di abbandono umiliante“. E sui parcheggi afferma: “Avevamo pensato anche di fare un buono per non farli pagare ai clienti, ma il problema è che non ci sono parcheggi: qui l’unico spazio è via Kennedy e non è sufficiente“. Ferrari evidenzia un altro grosso problema che affligge i commercianti: quello della tassazione: “La fattura elettronica al momento non mi crea problemi, ma la pressione fiscale è massacrante. Le tasse sono veramente troppo alte, devono fare qualcosa se vogliono che sopravviviamo“. 

La conclusione è uno stato di abbandono totale, sottolineato ancora da De Simoni: “Ci vorrebbe più dialogo, ma non solo con le Istituzioni. Il problema è che manca anche la solidarietà e la sincronia tra i commercianti: ognuno fa quello che vuole; mentre anni fa c’era un’intesa diversa“. 

Combattere lo shopping online: serve dialogo fra le parti

La Codacons ha ritratto il 2018 come l’anno che segna il flop del commercio. Ed effettivamente anche a Parma i dati lo confermano: 358 attività cessate e 200 esercizi in meno rispetto all’anno precedente. Lo shopping online, utilizzato sempre più spesso e da un numero maggiore di persone, sta togliendo la poca linfa residua ai commercianti. Complice anche un fisiologico cambio generazionale, non supportato da un turnover adeguato, i centri storici risultano deserti.

Via Bixio, come tante altre vie di Parma, presenta una serie di serrande abbassate a non finire. Ciò che più colpisce è il grido d’allarme dei commercianti della zona: “Sindaco e Amministratori da queste parti non si sono mai visti, siamo completamente abbandonati“. Il clima non è dei migliori. Ma c’è chi lucidamente afferma: “Non c’è nessun dialogo con le Istituzioni, serve un confronto al più presto sulle questioni più problematiche“.

Dialogo e confronto ipotizzato anche dalle Associazioni di categoria, intervistate dalla nostra Redazione a conclusione di questa inchiesta che ha gettato uno sguardo sullo stato di salute delle attività lavorative nel centro di Parma.

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