Dai dati della Camera di Commercio emerge un bilancio estremamente negativo: alimentari, abbigliamento ed edicole gli esercizi più colpiti

di Andrea Adorni, Chiara Corradi, Greta Magazzini

PARMA | Serrande abbassate. Saracinesce chiuse a chiave. Botteghe sfitte e cartelli eloquenti: “cessata attività”. Questa la medesima fotografia che ritrae il commercio parmigiano da diversi angoli della città. I negozi che chiudono, dal centro storico ai quartieri più esterni, sono in aumento e a confermarlo sono i dati della Camera di Commercio. Dal 2009 ad oggi, infatti, ben 3251 esercizi hanno terminato la loro attività a Parma.

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In questa prima parte dell’inchiesta curata dalla nostra Redazione, emergono dati importanti che riguardano il commercio della città. Da una parte il saldo negativo tra attività cessate e avviate, poiché di fronte al numero complessivo di negozi chiusi, si registra l’avvio di 2000 nuove attività nello stesso arco di tempo. Ciò significa che rispetto a dieci anni fa, Parma si trova con 1200 attività commerciali complessive in meno.

Dall’altra parte c’è un aspetto inquietante. L’anno peggiore, analizzando il saldo di ognuno degli anni in esame, è quello appena trascorso. Al 2018, dunque, va il premio di annus horribilis del commercio di Parma. Con 157 attività avviate (il dato più basso) e 358 attività cessate (il secondo più alto), e un saldo negativo di 201 attività in meno rispetto all’anno precedente, il 2018 si mostra dunque in tutta la sua negatività.

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Una crisi a tutto tondo: le aperture si contano sulle dita di una mano; mentre le chiusure sono in continuo aumento

Una crisi che coinvolge tutti i settori del commercio al dettaglio: dall’alimentari alla vendita di mobili; dai tabacchi all’abbigliamento, passando per le cartolerie e i negozi di articoli per la casa. Quartieri storicamente commerciali, come il Centro Storico e l’Oltretorrente, stanno pian piano morendo: ne è un esempio via Bixio dove le serrande abbassate sono più di quelle aperte. Dai dati della Camera di Commercio emerge che il settore più “sofferente” è quello della vendita di abbigliamento: dal 2009 ad oggi sono 233negozi che hanno chiuso; nel 2013 – l’anno peggiore per questo settore – 29 commercianti hanno abbassato la loro serranda. 

Numeri alti anche per i negozi di alimentari e per cartolerie ed edicole: un’inversione di rotta probabilmente dettata, non solo dalla crisi, ma anche dal cambio delle abitudini dei parmigiani. In questi nove anni in città hanno chiuso 144 negozi di alimentari90 tra edicole e cartolerie: in quest’ultimo settore il dato è ancora più negativo considerato che nell’ultimo anno appena concluso non c’è stato nemmeno il ricambio e nessuna nuova attività è stata avviata a Parma. I dati sulle aperture di nuovi esercizi commerciali ben evidenziano che sono pochi quelli che investono risorse e lavoro nel mondo del commercio: a fronte delle chiusure, le nuove aperture sono la metà o nel peggiore dei casi pari a 0. Negozi di mobili ed articoli per la casa, ad esempio, hanno un numero di aperture che non supera le 3 all’anno mentre le chiusure vanno dalle 5 alle 10 annue. 

Il boom del commercio in internet

Mentre la crisi viene sottolineata e confermata anche dalla diminuzione costante degli agenti ed intermediario di commercio all’ingrosso che, dal 2009, sono 150 in meno solo per quello che riguarda il settore alimentare. A farla da padrone, negli ultimi anni, sembra essere il commercio su internet: qui i negozi che aprono alla vendita online sono in aumento rispetto alle chiusure.

Su Parma, negli ultimi 9 anni, hanno aperto 91 nuovi negozi dediti al commercio online di articoli vari: il boom nel 2015, con l’apertura di 16 nuovi esercizi, e nel 2018 con 15 negozi. La tendenza delle chiusure, invece, è bassa anche se è da segnalare che negli ultimi due anni si è mantenuta stabile con la chiusura di 11 negozi.  

Commercianti e Associazioni: il punto di vista

Il riflesso di uno specchio così opaco è il parere di chi quotidianamente cerca di far funzionare il proprio punto vendita in centro storico. Abbiamo chiesto direttamente ai commercianti di Parma quale sia il loro punto di vista e come sia cambiata – rispetto a dieci anni fa – l’attività lavorativa in città. Ma anche quali siano, a parer loro, alcune possibili soluzioni alla crisi in atto.

Nel prossimo capitolo di questa inchiesta in tre puntate, dunque, saranno protagonisti una quindicina di negozianti. Nel tentativo di fornire un inquadramento più approfondito possibile, è stata effettuata infine un’intervista alle due associazioni di categoria presenti sul territorio: Ascom e Confesercenti.

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