Cuore di tenebra – destinazione: l’orrore

di Filippo Fabbricatore Siamo agli albori del novecento. Marlow, un marinaio britannico assunto da una…

di Filippo Fabbricatore

Siamo agli albori del novecento. Marlow, un marinaio britannico assunto da una compagnia coloniale che commercia in avorio, viene mandato in Africa a sostituire un capitano di battello ucciso dagli indigeni. Incaricato di mettersi sulle tracce di un agente di nome Kurtz, egli intraprende la risalita di un fiume lungo una foresta sconosciuta e ostile, una vera e propria discesa agli inferi che lo porta fino al cuore di tenebra dell’Occidente.


Quando Marlow trova Kurtz, egli è malato e in preda alla follia, ha sfruttato brutalmente gli indigeni, e questi di lui hanno fatto una specie di divinità. L’unica cosa da fare è caricarlo e riportarlo a casa.

Cuore di tenebra, uscito dalla penna dello scrittore polacco naturalizzato inglese Joseph Conrad nel 1902, è innanzitutto una storia avventurosa, un racconto a tinte crude dove la parola, resa cieca dalla bruma che l’avvolge, è un segnale inquieto che sussulta di fronte all’ignoto e per poi rincuorarsi davanti al più banale segno di civiltà.

Un’avventura odissiaca, ma anche molto di più, Cuore di tenebra è una confessione e una testimonianza: quella dell’uomo borghese chiamato a indagare su se stesso. Non si tratta solo di togliere via il velo dagli orrori del colonialismo: Marlow è la voce narrante della nostra epoca. Allora Conrad, il cui talento sa tornare alle forme primigenie del narrare come quello di pochi, diventa l’accusatore e l’avvocato con cui l’Occidente è chiamato a salvarsi da se stesso. Colui che fa luce sulle tenebre, sì, ma anche colui che di fronte a tanto orrore, per salvare noi tutti, non potrà che soffiare sulla candela.

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