Cura ed educazione dei figli sono un obbligo di legge, anche se presi differenti accordi con l’altro genitore; non si può fuggire dalle proprie responsabilità

Avv. Elena Alfieri – avvalfieri.elena@libero.it – DUE CHIACCHIERE CON L’AVVOCATO

DUE CHIACCHIERE CON L’AVVOCATO | L’obbligo dei genitori di educare e mantenere i figli scatta già con la nascita della prole e non può essere limitato o escluso anche se c’è l’accordo con l’altro genitore. Non si può scappare dai propri obblighi di genitore: il semplice fatto di essere consapevoli di aver dato alla luce un bambino e l’essersene disinteressati dà luogo a una responsabilità illecito endofamiliare.

La Corte di Cassazione, dopo quasi 15 anni dalla sua prima pronuncia in materia di risarcimento del danno endofamiliare nei confronti dei figli, è recentemente tornata sull’argomento statuendo che il danno in questione, vista la particolarità della fattispecie, è da considerarsi in re ipsa. (Cass. 16657/14). Cosa significa? “In re ipsa” è una locuzione latina che sta a significare che in alcuni casi non è necessaria una precisa prova per il danno sofferto. Il giudice, sulla base della comune esperienza e sulla base della particolare fattispecie –come quando la madre o il padre si disinteressa del figlio – può liquidare il danno sulla base di elementi presuntivi.

L’abbandono dei figli con conseguente violazione dei doveri di mantenimento, istruzione ed educazione dei genitori verso gli stessi, come pure il disinteresse per i figli protratto per molti anni, comporta la lesione di diritti costituzionalmente protetti della prole. Indipendentemente dalle motivazioni alla base dell’assenza del padre o della madre dalla vita del figlio, il disinteresse nei suoi confronti causa automaticamente un illecito civile, nello specifico un “illecito endofamiliare”.

Pertanto, il risarcimento dei danni non patrimoniali sorge per il semplice fatto che si è determinata “un’integrale perdita del rapporto parentale che ogni figlio ha diritto di realizzare con il proprio genitore”, anche nel caso in cui gli stessi genitori paghino regolarmente il mantenimento dovutoL’azione di risarcimento del danno può essere promossa direttamente dal figlio, una volta raggiunta la maggiore età e avrà ad oggetto il ristoro dei danni non patrimoniali, quali ad esempio il danno biologico se la mancanza del genitore gli abbia causato problemi dal punto di vista psicologico e psichiatrico, ma anche il danno morale, cioè la sofferenza causata dal fatto di non esser potuto crescere con entrambi i genitori.

Si parla, infatti, del diritto alla bigenitorialità, espressamente menzionato dall’art. 337 ter del codice civile, secondo il quale “Il figlio minore ha il diritto di mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con ciascuno dei genitori, di ricevere cura, educazione, istruzione e assistenza morale da entrambi e di conservare rapporti significativi con gli ascendenti e con i parenti di ciascun ramo genitoriale“. Un diritto che si salda con la previsione Costituzionale secondo cui “È dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli, anche se nati fuori del matrimonio“.

Come già detto, al fine di ottenere il risarcimento del danno nei confronti del genitore assente e disinteressato non è necessario fornire una precisa prova del danno sofferto. La sofferenza per l’abbandono del padre o della madre e la conseguente perdita del rapporto parentale – rapporto che ogni figlio ha diritto di realizzare con il proprio genitore –deve essere risarcita per il fatto in sé della lesione. Posto che ogni situazione deve essere previamente valutata con il proprio avvocato, il risarcimento del danno nei casi in questione è spesso di notevole entità.

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