Covid, la cura domiciliare a Parma: “Per sintomi lievi somministriamo solo Paracetamolo” | INTERVISTA

A più di un anno dall’esordio del Covid-19 nel nostro Paese, c’è ancora qualche aspetto della malattia che deve essere esplorato dalla letteratura scientifica. Interessante è soprattutto studiare i farmaci per combattere l’infezione, dalle cure domiciliari per i sintomi lievi all’assistenza che si necessita quando sopraggiunge il ricovero ospedaliero. Al momento l’unico medicinale utile per alleviare i primi sintomi è il paracetamolo, ma su internet spopolano molti consigli fai da te non sempre certificati dal protocollo sanitario.

A spiegare i dettagli delle cure domiciliari e dell’evoluzione che hanno avuto in un anno è Mario Scali, medico di famiglia operativo nel territorio parmense. Nella provincia di Parma sono 8 le Unità speciali di continuità assistenziale (Usca) che comprendono medici specializzati per la cura direttamente a casa – finché è possibile – dei malati di Covid. Le Usca sono istituite presso le Aziende Usl e sono operative sette giorni su sette dalle 8 alle 20. Il dottor Scali esplora in questa intervista l’efficacia dei medicinali utilizzati per curare il virus, svelando soprattutto le differenze tra paracetamolo, cortisone, antibiotici e aspirina.

Quali tipi di farmaci sono consigliati per combattere i primi sintomi di Covid?

Al momento l’unico medicinale consigliato per i sintomi lievi della Sars-Cov-2 è il paracetamolo, conosciuto come tachipirina, che è il suo nome commerciale. Viene utilizzato solo con febbre o dolori, i classici sintomi influenzali che coincidono con l’esordio sintomatologico del Covid.

C’è un passaggio che segna il momento per fare il tampone?

L’ideale sarebbe tamponare tutti, ma generalmente si aspettano i sintomi di allarme, quelli che possono far sospettare un contagio da Covid. Questi sono la febbre che si presenta insieme alla tosse e all’astenia, una condizione generale di stanchezza e debolezza. Nel contagio da varianti invece sembra che uno dei sintomi sia la gastroenterite, ma ancora nei nostri protocolli non è stata formalizzata. Di solito tuttavia la nostra prima diagnosi avviene per telefono, e cerchiamo di monitorare la situazione parlando innanzitutto con il paziente.

Rispetto a un anno fa, si possono riscontrare delle differenze nelle cure domiciliari?

Sì. Ci sono differenze perché all’inizio eravamo meno consapevoli e meno esperti. Si tendeva a utilizzare da subito cortisone e antibiotici. Si sono anche utilizzate alcune molecole come l’idrossiclorochina, che poi non si è dimostrata efficace: l’AIFA inizialmente l’aveva autorizzata per il Covid ma poi l’autorizzazione è stata ritirata. Anche se molti colleghi, soprattutto in Lombardia, continuano a sostenere che faccia bene, noi continuiamo a usarla solo per forme reumatologiche, per cui è nata.

Poi si anche capito che l’antibiotico va somministrato solo se si sospetta una sovrapposizione batterica alla forma virale. Per quanto riguarda il cortisone invece, questo si usa quando inizia a calare la funzionalità respiratoria, solitamente dopo la prima settimana di contagio. Se utilizzato subito infatti, essendo un antiinfiammatorio, combatte l’infiammazione ma potrebbe abbassare le difese immunitarie e quindi non aiutare alla guarigione dal virus. Secondo i protocolli quindi, il cortisone va utilizzato quando si necessita l’ossigeno per il paziente.

Parlando di ossigeno quindi, è consigliabile avere gli strumenti a casa per misurarsi la saturazione?

Sì, personalmente consiglio di avere a casa anche un saturimetro oltre che al termometro. È bene sapere che la saturazione ha valori critici dal 92 in giù. In questo caso bisogna iniziare a insospettirsi e contattare il medico.

Ultimamente si è diffusa l’usanza di un “fai da te” preventivo tra le cure domiciliari, che consiste nell’assunzione di farmaci, tipo l’aspirina, come anti contagio dal virus. Ci sono farmaci che invece non vanno assunti e hanno delle controindicazioni?

Soprattutto su internet, che è la fonte di informazione principale per i non-medici, si stanno sviluppando molte soluzioni “fai da te” in termini di cura al Covid. Bisogna però evitare di fidarsi e chiedere consiglio al medico. L’aspirina è un antiinfiammatorio e sul decorso del virus non crea problemi. La sua azione antiinfiammatoria però si ha a un certo dosaggio, e a questo punto si possono manifestare degli effetti collaterali, come la formazione di succhi gastrici.

Per quanto riguarda il “fai da te”, si legge che anche la vitamina D sia efficace. Non ci sono però studi che confermano che l’assunzione di vitamina D con regolarità riduca la possibilità di contagio. Qualche giorno fa è uscito pure uno studio che spiega che chi fa attività fisica è meno soggetto a contrarre la Sars-Cov-2. In generale però non c’è una vera e propria prevenzione.

Dico la verità: l’unica forma di prevenzione per il Covid è il rispetto delle norme. Ovvero tenere la mascherina, rispettare il distanziamento sociale e lavarsi spesso le mani. Questo dovrà mantenersi anche quando si avrà l’80% della popolazione vaccinata.

Ha avuto pazienti che sono guariti e che hanno chiesto una terapia farmacologica perché presentano ancora dei sintomi?

La sintomatologia post Covid c’è; lo evidenziano le riviste mediche più importanti. Anche su questo campo comunque stiamo facendo esperienza. Ci sono terapie mediche ma bisogna valutare caso per caso. La terapia post Covid è più una sorveglianza: soprattutto sui polmoni – dato che bisogna vedere se lavorano ancora appieno – o a livello cardiaco. Tutti gli organi comunque possono essere interessati e per adesso, a un anno di pandemia, non c’è una vera e propria letteratura sulla sintomatologia post Covid. La valutazione del medico sul singolo paziente e sulla sua particolare situazione rimane ancora la via principale per la cura.

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