Tra storia, mito e cultura le Sorelle Fontana hanno segnato un’epoca e la storia della moda

La storia di tre Sorelle, conosciute da tutti come le Sorella Fontana, che sono partite da Traversetolo per cercar fortuna, conquistano Hollywood, il cinema e tanto altro. Segnano la storia della moda con il loro stile romantico, il loro garbo, il portamento e quell’estetica raffinata, mondana di pezzi unici di Haute-Couture che sono entrati per merito e diritto tra le pagine, più belle, della Storia della Moda e del Costume di tutti i tempi. Sono 210 i capi che hanno segnato un’epoca e uno stile, 4600 i pezzi realizzati nella loro lunga e travagliata carriera prima di essere incoronate paladine del Made in Italy nel mondo.

Micol, Giovanna e Zoe: tre sorelle che hanno lasciato un segno tangibile ed indelebile nella storia della moda. Lasciano il Comune di Traversetolo dove sono nate e cresciute nel 1938, l’anno in cui si promulgano le leggi Razziali e che precedevano di poco il Secondo Conflitto Mondiale. Partono con l’approvazione del genitori, il paese mormora per l’idea che tre ragazze così giovani partano per la ricerca di una cambiamento inserendo nelle loro valigie anche il sogno di diventare stiliste. Prendono il primo treno diretto a Roma, la città Eterna, ma anche la città della nobiltà più affermata, del cinema e del bel mondo. I primi anni non sono per nulla facili, lavorano sotto padrone in una sartoria ma non demordono e non si “accontentano”, continuano a sognare in grande. Durante la seconda guerra mondiale, fondano una maison, inizialmente specializzata in abiti di alta moda. La loro prima cliente importante è Gioia Marconi, figlia di Guglielmo Marconi.

Arrivano i primi successi: così le tre sorelle, ottenuti i primi guadagni, decidono di prendere in affitto un appartamento più grande, che funge da casa-laboratorio, non lontano da via Veneto. Alla realizzazione del progetto partecipano anche i loro genitori, che, ormai anziani, chiusa la sartoria di Traversetolo, si trasferirono in una casa di campagna nei pressi di Roma. Durante l’occupazione tedesca Amabile e il marito sono di grande aiuto alle figlie: attraverso il loro orto fanno fronte alla penuria di cibo e sfruttano i prodotti ortofrutticoli come merce di scambio per l’acquisto delle stoffe della sartoria. Nel 1943 il laboratorio viene spostato in un palazzetto a tre piani, non lontano da dove era prima, con l’assunzione di nuove lavoranti.

Dopo la fine della guerra Roma è invasa dai produttori cinematografici americani e diventa uno dei ritrovi del jet set internazionale. “Per le sartorie fu una grande opportunità e per noi un’avventura emozionante che ci ha fatto conoscere in tutto il mondo“, racconta sempre Micol. “La grande difficoltà del nostro inizio, un mondo di sacrifici, soprattutto un’immersione totale nel lavoro: ricordo tutto con emozione e commozione, un periodo comunque irripetibile della nostra giovinezza, reso sopportabile dal legame di affetto, di stima e di costruttiva dialettica che ci univa come sorelle e come figlie”. Nel 1948 la nota attrice di Hollywood, Mirna Loy acquista dalle Fontana il guardaroba completo per il film “Il caso di Lady Brook“. Da questo momento la sartoria punta sul mercato americano: Micol Fontana inizia in questi anni una lunga corrispondenza oltreoceano segnata da una serie di viaggi negli States. La fama arriva nel 1949, quando le sorelle Fontana disegnano l’abito nuziale di Linda Christian, che sposa Tyrone Power a Roma. L’abito e il nome delle sorelle Fontana appaiono sulle maggiori riviste patinate europee e americane; mentre gli abiti nuziali rimarranno un cavallo di battaglia della maison. Sposarsi con un abito delle sorelle Fontana sarà il sogno di molte giovani italiane dell’era del boom economico.

La nuova sede della maison, a Piazza di Spagna, è frequentata da celebrità come Audrey Hepburn, Grace Kelly, Jacqueline Kennedy. Le sorelle Fontana sono invitate a disegnare gli abiti delle attrici nei film americani. La cliente più assidua è Ava Gardner, per la quale creano il celebre pretino, un seducente abito di taglio talare. “In un film dovevamo vestire Ava Gardner da monsignore. Noi siamo cattoliche: chiedemmo il permesso al Vaticano. Loro ci mandarono un abito da cardinale da copiare“, continua Micol nei suoi racconti. L’abito, da cui le sorelle trarranno un’intera collezione, sarà poi indossato anche da Anita Ekberg ne “La Dolce Vita“. Nel 1951 le sorelle Fontana disegnano la loro prima collezione prêt-à-porter, che presentano nella storica sfilata di Palazzo Pitti a Firenze, organizzata dall’imprenditore Giovanni Giorgini. Questa sfilata segna l’esordio della moda pronta italiana sulla scena internazionale, fino ad allora dominata da Parigi e dal new look di Christian Dior. La collezione Fontana seduce il pubblico e si assicura gli ordini dei compratori americani.

Al successo della maison contribuisce il sodalizio affettivo delle sorelle, che uniscono talenti creativi e talenti di gestione. Giovanna è la manager, che si occupa dei numeri, pianifica le collezioni e cura la formazione delle apprendiste. Zoe è la creatrice, che fiuta le tendenze e rinverdisce di continuo le proposte della maison. Micol è “il piccione”, come la chiamano in famiglia, che viaggia in tutto il mondo per proporre le creazioni della casa. Questo sodalizio permette alle sorelle di intraprendere iniziative ambiziose, anche se il contesto industriale e commerciale italiano non è ancora maturo per sostenerle appieno, come accadrà invece agli stilisti degli anni Settanta e Ottanta.

Nel 1972 le sorelle si ritirano dalle sfilate, continuando però a collaborare per qualche anno alle creazioni della maison. Nel 1978 muore Zoe. Nel 1992 il marchio Sorelle Fontana è ceduto a un gruppo finanziario. Nel 1994 nasce la Fondazione Micol Fontana, che custodisce l’archivio storico dei modelli e una selezione delle loro creazioni. Nel 2004 muore Giovanna.
Nel 2011 le sorelle sono celebrate nello sceneggiato televisivo Atelier Fontana. Le sorelle della moda.

Le sorelle Fontana hanno segnato per merito, capacità e soprattutto per la loro caparbietà l’idea di raggiungere un sogno e un traguardo abbattendo stereotipi sociali e segnando in modo indiretto la l’emancipazione femminili diventando mito per tante generazioni che hanno deciso di intraprendere la carriera nel mondo della moda.

© riproduzione riservata