Dal bar allo smartphone: come cambia la società nell’Italia digitale
Meno luoghi fisici, più connessioni digitali: cosa cambia nel tessuto urbano e nelle abitudini collettive
C’erano una volta i bar, luoghi di incontro e di relazione, spazi in cui parlare, litigare, passare tempo, conoscersi e riconoscersi. C’erano una volta anche le edicole, dove si andava per comprare un giornale, una rivista, le figurine, e per fare quattro chiacchiere nel quartiere. C’erano una volta, ma oggi rischiano di non esserci più. La trasformazione digitale non riguarda soltanto tecnologie e consumi, ma incide profondamente sulle relazioni sociali. E negli ultimi anni, come conferma anche questo studio pubblicato da GMDE, l’Italia ha assistito a un progressivo passaggio dai luoghi fisici di incontro a forme di socialità e di intrattenimento mediate da schermi, piattaforme e servizi online. Un cambiamento che ha conseguenze culturali, urbane, economiche, sociologiche. Spesso gravi, senza che ce ne accorgiamo.
Prendiamo i bar, ad esempio, per decenni il simbolo della socialità quotidiana italiana: colazioni condivise, discussioni politiche, incontri spontanei, appuntamenti, partite di calcio o di carte, aperitivi o veloci caffè al bancone. Nonostante il settore continui a generare miliardi di visite ogni anno e resti un presidio diffuso sul territorio, i dati mostrano segnali di fragilità: negli ultimi dieci anni hanno chiuso oltre 21 mila bar e il saldo tra aperture e cessazioni resta negativo, evidenziando un comparto sotto pressione economica e culturale. Il risultato? Una progressiva riduzione dei luoghi informali di incontro, soprattutto nei piccoli centri e nei quartieri periferici. E anche dentro i bar qualcosa sta cambiando: le macchinette, storicamente collocate nei bar e nelle sale dedicate, sono diventate slot machine online moderne e digitali. E proprio il passaggio al mondo di internet rende l’esperienza più accessibile e continua, ma riduce la dimensione sociale dell’attività, trasformando un comportamento visibile e collettivo in uno privato e personalizzato.
Stesso percorso che stanno seguendo i giornali, un tempo esclusivamente cartacei, sfogliati al bar o acquistati in edicola, oggi sempre più sostituiti da versioni digitali, accessibili gratuitamente o tramite abbonamento. Una transizione che modifica non solo il mercato editoriale ma anche i rituali sociali: la lettura non è più un gesto pubblico e condiviso, bensì individuale, spesso svolto sullo smartphone. Niente più discussioni intorno al Corriere dello Sport o alla Gazzetta dopo un turno di campionato, nessun dibattito politico mentre si sventolava il Corriere della Sera verso il bancone del bar. Cambiano le abitudini, cambia l’economia, ma cambia soprattutto il tessuto urbano delle nostre città: quando chiudono bar, edicole o piccoli negozi, i quartieri perdono spazi di relazione spontanea. Studi sul settore, come questo dedicato alle edicole, evidenziano che queste attività non sono solo economiche ma rappresentano infrastrutture sociali, punti di riferimento quotidiani che contribuiscono alla vitalità delle comunità. La loro riduzione può accelerare fenomeni di spopolamento percepito, soprattutto nelle aree meno centrali.
Si abita la rete, si frequenta internet, dove emergono nuove forme di socialità: chat, social network, community online e piattaforme di streaming. La socialità diventa più ampia ma anche più frammentata: aumenta il numero di contatti possibili, diminuisce la frequenza degli incontri fisici casuali. Meglio? Peggio? Difficile dirlo. Quello che è certo, però, è che il cambiamento è in atto. Ed è un cambiamento da cui non si può tornare indietro.