La Dallara in orbita con la SpaceX di Elon Musk:
Photo credits: SpaceX

Lo scorso 30 maggio, l’azienda aerospaziale americana SpaceX di Elon Musk ha condotto con successo la missione che doveva portare una navicella nello spazio con due astronauti a bordo. Dopo 9 anni dall’ultimo lancio con equipaggio decollato dal suolo americano, si è completata un’impresa storica. Perché la missione SpaceX Demo 2 ha probabilmente dato il via ai futuri viaggi spaziali commerciali. E il risultato di questa impresa è frutto anche del lavoro di un’azienda del nostro territorio: la Dallara Automobili. L’azienda con sede a Varano de’ Melegari, infatti, ha collaborato con l’azienda di Musk fornendo una componente del razzo.

Lo ha spiegato Andrea Pontremoli, amministratore delegato della Dallara, al Corriere della Sera. Ma di quale pezzo di stratti è top secret. “Musk mica l’abbiamo conosciuto. Lo aspetto qui, lo porterei a visitare il castello di Bardi“, ha detto candidamente Pontremoli. “Siamo stati contattati ormai quattro anni fa e abbiamo iniziato. Non so che cosa abbia fatto la differenza rispetto a tante altre aziende. Quello che sappiamo è che per il progetto SpaceX, Musk ha reclutato migliaia di giovanissimi ingegneri e che da qualcuno di loro è uscito il nostro nome. C’è stata poi una lunga fase di selezione, la presentazione della nostra offerta, la loro scelta, il lavoro degli uffici tecnici per la messa a punto di un componente del razzo. Non possiamo dire che cosa abbiamo fornito, ma una recente lettera di ringraziamento, dove si scrive che la nostra perseveranza ha fatto la differenza e che è firmata proprio da Elon Musk ci autorizza a dire che siamo parte del progetto“.

Un’impresa che nasce più di quindici anni fa

Come ricorda Pontremoli, tuttavia, non è la prima volta che la Dallara solca le strade dei cieli. La prima volta è successo più di quindici anni fa, quando un trapano in carbonio partì dalla Guayana francese – sede di lancio della Arianespace SA – e che servì come base per la futura missione Rosetta, con cui si raggiunse la cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko. “Fu un grande successo – ammette l’ad di Dallara -, perché il razzo percorse 1,2 miliardi di chilometri e si fece trovare puntuale all’appuntamento. Collaborammo con il Politecnico di Milano, con la professoressa Amalia Ercoli-Finzi, che curò i calcoli. E il nostro trapano forò la superficie della cometa, permettendo di raccogliere elementi importanti per l’analisi scientifica. Credo che l’esperienza con la cometa Rosetta ci abbia inizialmente accreditato agli occhi degli ingegneri del progetto SpaceX, il resto lo abbiamo costruito ex novo“.

A noi – sottolinea Pontremoli – le sfide piacciono molto. E doverci confrontare con problemi molto difficili da risolvere, come nel caso del progetto SpaceX, ci aiuta a crescere. Non ci sono risultati scontati, mai: l’innovazione nasce sempre dall’errore. In un programma come quello di Elon Musk devi riuscire a sbagliare prima, perché una volta lanciati intervenire non è più possibile. Per i nostri ingegneri partecipare al progetto è stata una grandissima motivazione, si è generato un entusiasmo che ha coinvolto tutti i nostri ragazzi in azienda. In un mondo di numeri e di razionalità, è stata un’esperienza molto forte emozionalmente per tutti noi“.

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