Dario Costi:

Domenica 12 giugno i cittadini e le cittadine di Parma saranno chiamati alle urne per scegliere il prossimo amministratore della città, con eventuale turno di ballottaggio fissato per il 26 giugno. Tra i dieci candidati sindaco figura Dario Costi, architetto cinquantenne che insegna all’Università di Parma, e dirigente del Laboratorio di ricerca sulla Smart City. La sua lista civica è sostenuta anche da Azione e nel suo programma si parla di partecipazione ed efficienza per gestire la città. Critico con l’amministrazione uscente, Costi si propone come “una cosa nuova e pulita, fatta delle competenze che il candidato ha acquisito tra Italia e Europa, ma anche dall’entusiasmo e dalle esperienze dei candidati civici che lo sostengono“.

Una tematica molto importante è la riqualificazione dei quartieri, in particolare degli assi più in sofferenza. Che progetti ha per il San Leonardo e per l’Oltretorrente? In merito, invece, all’offerta commerciale della città, come pensa possa essere rilanciata?

Ho lavorato per tre anni con un percorso partecipato che ha coinvolto scuole, associazioni e parrocchie a San Leonardo. Con la comunità abbiamo intrapreso un progetto di rigenerazione di quartiere, creando nuovi spazi per le persone, che oggi non hanno neanche una piazza dove ritrovarsi. Il progetto collega via Garibaldi con via Trento, e definisce dei percorsi verdi che mettono in comunicazione i luoghi di comunità principali, e rendono piacevole e sociale abitare questo luogo.

Per l’Oltretorrente abbiamo proposto in campagna elettorale l’idea che possa avere un ruolo come Trastevere a Roma, ovvero essere il luogo della città letteraria, sociale, della ricreazione, con un valore e un’identità molto forti. Penso all’enoteca che vende libri, ai locali sparsi nelle piazze, penso all’Ospedale Vecchio già sede della Biblioteca Civica e degli archivi, che potrebbe ulteriormente valorizzare queste presenze con una tematizzazione sul libro e sulla scrittura. Parma è infatti anche capitale letteraria e dell’editoria, grazie a grandi scrittori e poeti, come Paolo Toschi. Allo stesso modo ci sono anche giovani che stanno facendo start up sul tema dell’innovazione digitale grafica. Questa città può vedere l’Oltretorrente come questo punto di riferimento: pensiamo ai mercatini di libri, a una proiezione di questa identità sul Parco Ducale, avendo la possibilità di portare qui la biblioteca della poesia di Torrione affacciata sul torrente, oppure nel palazzetto fare la sede del festival della poesia e della lettura ad alta voce. È importante quindi tematizzare questo quartiere come luogo dello stare insieme e di fare cultura.

Sul tema del commercio, noi vediamo la necessità di una gestione che tenga insieme tutti i livelli necessari per far funzionare il sistema. Penso alla figura di un city manager che risponda direttamente al sindaco, che possa lavorare sia sul tema della sicurezza, sia sul tema commerciale, ma anche sulla programmazione commerciale, sul tema dell’accessibilità. Sarebbe una gestione manageriale che rende il centro bello, libero, pulito, accessibile, con tante occasioni di trovarsi per tornare a vivere la città. Il centro storico di oggi è vuoto e abbandonato perché ha avuto una gestione individuale di un singolo assessore, che pensava da solo di poter risolvere problemi complessi.

Servizi alla persona, inclusione e scuole: quali sono le prime tre azioni che il nuovo Sindaco dovrà fare in questi settori?

La prima cosa da fare è rimontare una libera impresa per gli asili e le scuole materne di circa 1300 bambini. Restituire il diritto a crescere in una comunità è fondamentale da subito ed è un grande sollievo per la famiglia. Per la famiglia infatti proponiamo la costituzione di un’agenzia per la maternità e le politiche familiari, che attiverà una serie di azioni a sostegno delle famiglie. Una delle più significative è la valutazione del fatto familiare: ogni politica del comune sarà valutata dal punto di vista degli effetti che qualsiasi azione avrà sulle famiglie, scegliendo quelle che avranno effetto positivo. C’è un tema di bambini che non stanno nascendo più, inoltre le famiglie con più figli devono essere facilitate, c’è un tema di pensare una città più verde e accogliente sulla misura della famiglia.

C’è poi un’altra questione, quella che riguarda le baby gang e il disagio giovanile. In questi mesi ragionando con gli psicologi dell’Asl, ci hanno raccontato che le baby gang sono una fiammella mentre di sotto divampa un incendio, con atti come il taglio delle vene, il bullismo, le difficoltà nell’alimentazione. I ragazzi stanno soffrendo in maniera straordinaria, hanno bisogno di ritrovarsi nelle comunità di quartiere. Proponiamo quindi di ricostruire una rete sociale di quartiere attraverso associazioni, circoli, parrocchie, centri giovanili e società sportive. Abbracciamo l’idea che una famiglia possa lasciare un bambino a scuola o in un circolo, e che questo possa interagire nel pomeriggio con anziani, e fare compiti insieme a loro. Questo modello di ricostituzione della vita di quartiere ci sembra cruciale, anche per dare una risposta alle famiglie e ai ragazzi.

Uno dei temi più accesi nel dibattito pubblico a Parma è quello delle grandi opere. Da una parte troviamo il nuovo Stadio Tardini, che si presenta come un progetto ambizioso e d’impatto, non solo a livello sportivo. La sua posizione e la sedicente “sostenibilità” del progetto hanno però riscontrato molte controversie a livello di opinione pubblica. D’altra parte, la possibile apertura dell’aeroporto Cargo a Parma si presenta come opera “grintosa” per l’industria della città, ma a livello ambientale e di sicurezza lascia molti dubbi. Lei come si pone nei confronti del nuovo stadio e dell’ampliamento dell’aeroporto?

Sono due vicende gestite in maniera totalmente inadeguata dall’amministrazione di Parma, che ha nascosto i progetti fino all’ultimo e ha messo la città in condizione di ribellarsi a queste proposte. Lo stadio è una grande astronave che impatta sulla città e ha trovato la preoccupazione e lo sconcerto di tutti i cittadini. Questo progetto che ha un modello, quello dello stadio all’americana con centri commerciali e servizi, può essere collocato, come suggeriscono alcuni comitati, nell’area dell’ex macello, dove noi pensiamo di passare con una tranvia di superficie. Questo è uno strumento importante che potrebbe collegare la stazione ferroviaria con il nuovo stadio, con l’aeroporto, con le fiere e l’alta velocità. La nostra proposta porta la possibilità di rilanciare un’area strategica in grande difficoltà, che è il nodo fiere-aeroporto. Anche per quest’ultimo la soluzione cargo non ci convince. Pensiamo che debba essere rilanciato come aeroporto passeggeri, e il collegamento con l’alta velocità tramite una navetta leggera, potrà rilanciare l’aeroporto ma anche tutto il comparto delle fiere, che oggi sono un po’ a rischio perché c’è un rapporto con Milano che va controllato da vicino.

Una delle maggiori sfide del futuro, ma anche del più immediato presente, riguarda la mobilità sostenibile. Quali progetti avete in mente per Parma? Cosa ne pensa dell’Area Verde recentemente istituita?

L’Area Verde è la tipica azione di questa amministrazione che fa finta di fare le cose. Non fa politiche sostenibili, si inventa un’area per bloccare le persone che non avendo auto di ultima generazione non riescono a muoversi, creando problemi anche alle aziende. Una foglia di fico su problemi che non hanno risolto. Noi proponiamo un sistema che mette insieme la mobilità collettiva sostenibile e quella individuale. Quella collettiva attraverso l’utilizzo delle ferrovie provinciali, con fermate urbane ed extraurbane, ad esempio sulla linea che va a Brescia, o quella dietro l’Ospedale o verso la Pontremolese. Una logica diversa di servizio è quella degli autobus, dove si necessita di concentrare le corse nei momenti dove c’è più bisogno. Ma serve anche un’alternativa di ciclabilità, non solo nelle strade, ma anche lungo i parchi o lungo fiume. Parma è una città tutta percorribile: sarebbe bello attraversarla a piedi o in bici, o con i monopattini.

Parma ha concluso da poco la carica di Capitale italiana della cultura, un evento durato due anni, ma bruscamente influenzato dall’epidemia di Covid-19, scoppiata proprio alcune settimane dopo l’inaugurazione. Come ripartire adesso mettendo l’offerta culturale al centro del rilancio della città?

Parma Capitale della cultura non ha lasciato nulla, non ha risolto alcun problema, non ha lasciato uno strumento minimo di valorizzazione della cultura, niente sulle giornate accessibili per la cultura. C’è da ripartire completamente. Noi proponiamo di puntare su cinque caratteri identitari per rilanciare la città, non solo cibo, musica, e arte, pur importantissimi, ma anche identità letteraria – c’è una bellissima narrazione mitica della città che andrebbe valorizzata con itinerari e iniziative che ho descritto anche in riferimento all’Oltretorrente -, e identità vetraia e chimico farmaceutica, che potrebbe vedere luoghi importanti, come l’Ospedale san Giovanni, l’Orto botanico, la Farmacia Filippo Neri, ma anche la costituzione di un museo del profumo nella Palazzina Borsari, rimontando la fontana da cui sgorgava il profumo un tempo, e poi il polo numero uno della vetreria Bormioli, dove il museo del vetro deve essere circondato da un centro storico culturale, dove si fa formazione e comunicazione scientifica. Queste proposte mettono insieme le culture identitarie di Parma, anche per far ripartire i quartieri. Da questi cinque caratteri si propone un programma che ogni weekend offra iniziative di coinvolgimento e partecipazione da più fronti.

Per quale motivo ha deciso di correre per le amministrative di Parma? Faccia un appello al voto: per quale motivo le cittadine e i cittadini di Parma dovrebbero votare per lei e per la sua lista elettorale?

A cinquanta anni, dopo aver studiato e progettato tante città, anche in Europa, e dopo dieci anni di lavoro per la mostra di Parma città d’Oro dello scorso anno, è il momento di trovare un’applicazione anche sulla città di Parma. Questo lavoro che noi abbiamo pensato per Parma è infatti già realizzato in altre città d’Europa. Rispetto allo scenario del Pnrr che sta portando centinaia di migliaia di euro, la mia disponibilità è legata al fatto che si può intervenire per ripensare la città e rigenerarla, anche in ottica di Smart City, una condizione eccezionale ma praticabile di sicurezza, riduzione dei consumi, miglioramento della vita e della qualità della vita. Parma del futuro potrà essere una città verde, accessibile, accogliente, ma anche dove le tecnologie possono essere al servizio delle persone. La mia candidatura si propone circondata da 120 candidati civici, persone che in questi due mesi si sono messi in moto, accompagnando questo processo di mobilitazione, ed è un racconto di come la città abbia voglia di mettersi in gioco. Gli altri candidati, con cui stiamo lottando, sono frutto di accordi di potere, tra Bologna e Parma, o di chi vuole governare la città da lontano, o ancora la riproposta di un sindaco che ha già fallito, che ha lasciato la città in una condizione quasi di default. Noi siamo una cosa nuova, pulita, che ha messo insieme le competenze che ho acquisito in giro per l’Italia e per l’Europa, e l’entusiasmo e la voglia di cambiare di tanti ragazzi della città. Penso e spero che Parma voglia scegliere questa alternativa.

Le liste a sostegno di Dario Costi

  • Civiltà Parmigiana
  • Generazione Parma
  • Ora. Con Dario Costi sindaco.
  • Un progetto di comunità
  • Parma in Azione

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