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di Greta Magazzini e Chiara Corradi

Didattica a distanza: pro e contro. L’ultimo DPCM ha stabilito l’obbligo della didattica a distanza per tutte le scuole secondarie di secondo grado, non senza polemiche. In diverse città gli studenti hanno protestato contro le modalità di didattica a distanza recandosi davanti alle proprie scuole con sedie e tavolini e collegando il loro pc per seguire la lezione. L’eco delle proteste si è alzato anche da psicologi, sociologi e parti politiche che hanno evidenziato l’importanza della scuola in presenza, dei rapporti sociali tra gli studenti e tra gli studenti e i docenti. Un problema che – nonostante si parli di una possibile riapertura delle scuole dopo le vacanze natalizie – non sembra però essersi risolto: cruciali, per il ritorno alla scuola in presenza, saranno il nodo dei trasporti e quello degli orari scaglionati, con la possibilità – sempre più concreta – di lezioni anche al pomeriggio. 

Abbiamo cercato di analizzare la situazione nei licei di Parma e Provincia, facendoci raccontare l’esperienza quotidiana di dirigenti scolastici e professori di due Istituti Superiori: il Liceo Bertolucci di Parma e l’Istituto MagnaghiSolari di Salsomaggiore Terme. Due situazioni diverse, che ci fanno capire come in realtà la questione sia molto complessa e contiene al suo interno altre problematiche.

L’esperienza del Liceo Bertolucci di Parma nel racconto della prof.ssa Annalisa Martini

Per approfondire la situazione della Didattica a Distanza sul territorio del Comune di Parma, abbiamo intervistato il Liceo Attilio Bertolucci. Annalisa Martini quindi, professoressa e autrice del piano della Didattica digitale integrata, ha spiegato l’organizzazione, i pregi (e qualche difetto), e il clima che si respira nelle stanze virtuali del liceo scientifico. La scuola, comunque, già dallo scorso marzo si era organizzata per fornire servizi informatici adeguati agli studenti, garantendo così il diritto di assistere alle lezioni. Per questo, a partire da settembre e successivamente dal momento in cui la regione Emilia-Romagna è diventata zona arancione, l’Istituto si è fatto trovare pronto: “Questo secondo lock-down ci ha trovati più consapevoli delle procedure e modalità con cui realizzare didattica a distanza”, spiega Martini.

Dal 31 agosto scorso infatti, il Collegio Docenti ha stilato una lista di linee guida per far trovare pronti tutti e tutte per l’inizio del nuovo anno scolastico. “Nessuno di noi si è illuso di poter riprendere la routine scolastica”, spiega la docente, “sono stati organizzati corsi di aggiornamento e avviati alcuni progetti innovativi, tra questi anche uno strumento “anti-plagio”, che evidenzia l’eventuale copia-incolla da internet dei ragazzi”. Il Liceo Bertolucci comunque, si è attrezzato anche per acquistare, grazie ai bandi PON e PNSD, webcam e nuovi computer da installare in aula. In questo modo anche gli studenti in isolamento fiduciario hanno potuto seguire le lezioni da subito, ed è stato più semplice gestire la didattica mista, prima che questa tornasse totalmente online. Allo stesso modo il liceo ha dato in comodato d’uso i PC dell’istituto a tutti gli studenti che ne hanno fatto richiesta.

Essendo un liceo scientifico, il Bertolucci non ha molti laboratori pratici, e per l’anno in corso sono stati programmate attività da poter realizzare totalmente online. Tra questi il progetto PON “It’s genius time”, un laboratorio di imprenditorialità diventato completamente a distanza dal mese di dicembre, oppure gli incontri “Erasmus”, dato che l’Istituto è Scuola eTwinning e provvedere a “gemellaggi elettronici” a livello europeo. Progetto che suona stimolante e inclusivo per tutti i ragazzi. La Didattica a distanza quindi, offre inevitabilmente nuovi spunti di riflessione e iniziative che spronano a nuova modalità di insegnamento, ma quali ripercussioni si hanno sulla socialità e sui rapporti tra gli studenti, adesso che sono costretti a stare sempre distanti?

Più compiti e meno confronto: “Ci vogliono un’organizzazione puntuale e molta creatività”

Webcam accesa, microfono spento. Si fa l’appello e si inizia la lezione. Annalisi Martini spiega che “vedersi e potersi incontrare anche solo attraverso il video, aiuta a mantenere il contatto con gli studenti”. Sicuro però, è che “non è la stessa cosa”. Anche se molti professori dedicano qualche minuto a salutare i ragazzi, cercando di mantenere un contatto empatico, è comunque difficile per i ragazzi riuscire a gestire tutti gli impegni richiesti. “Spesso i carichi di lavoro aumentano anche perché, utilizzando la classe digitale, le scadenze diventano più stringenti e non è possibile nascondersi dietro le spalle dei compagni”, rivela la professoressa. “I docenti stessi, avendo meno opportunità di incontrarsi e scambiarsi informazioni, rischiano di sovraccaricare i ragazzi: la programmazione puntuale da parte sia dei professori che degli studenti è una chiave imprescindibile”. 

I ragazzi pur prediligendo la relazione e l’empatia della vicinanza fisica, non condannano la DaD. Secondo Martini il clima durante le lezioni sarebbe generalmente buono e gli atteggiamenti manifestati, come alcuni comportamenti scorretti, rispecchiano in realtà quelli delle lezioni in presenza. Anche per i docenti stessi è comunque difficile stare a distanza, “ci vuole creatività”, e qualche gioco d’astuzia per non far googlare i ragazzi le risposte a interrogazioni o verifiche. Strategico è ingegnarsi per mettere in piedi una serie di attività che possono contribuire a mantenere forte il contatto. Tra queste, lavori di gruppo, dibattiti sia in video che in chat, presentazioni e editing a più mani. Infine, ricorda Annalisa Martini, nel caso in cui si manifestino momenti di disagio, è sempre attivo il servizio dello psicologo scolastico, il Dottor Silverio Zucchi. 

Come si è arrivati alla DaD? Problematiche e spunti futuri della modalità da remoto

Il dibattito pubblico e politico sulla scuola è durato per molti mesi. Tra i paladini difensori della didattica in presenza c’era chi sosteneva che la scuola non fosse effettivamente un luogo di contagio. Piuttosto, il problema sarebbe stato quello dei trasporti pubblici, affollati e quindi pieni di assembramenti. Se infatti in aula è stato possibile distanziare i banchi e scaglionare entrate e uscite degli studenti, quello che continuava a preoccupare era ciò che avveniva fuori dalla scuola. “Spesso i ragazzi che abitano fuori Parma, non hanno la possibilità di prendere corriere alternative da quelle usuali;” spiega Martini “inoltre, negli spazi antistanti i diversi istituti gli assembramenti erano inevitabili”. Questo aspetto, continua la professoressa, rappresentava la più grande preoccupazione del personale docente, dato che fuori dalla scuola “i ragazzi non si sentivano più in obbligo di utilizzare le mascherine” e stare distanziati. 

Tuttavia, quello che ha tranquillizzato i docenti e tutto il personale scolastico, è che grazie ai controlli e ai tamponi, si è capito che il contagio non avveniva dentro gli istituti. La Didattica a Distanza comunque, ha tolto ogni dubbio. Nonostante le problematiche sociali e la necessità di avere un’iper-organizzazione ferrea, la modalità da remoto può comunque fornire spunti interessanti per un futuro senza virus. Un punto a favore del Bertolucci, spiega Martini, era che l’istituto “partiva già da un livello di competenza relativamente alto rispetto ad altre realtà scolastiche, contando su attrezzature e un’organizzazione digitale molto ben strutturata”. Da remoto inoltre, gli studenti più timidi o insicuri trovano una loro dimensione di sicurezza e tutti gli studenti utilizzando un PC possono accedere ai materiali digitali e tools online per ampliare le loro conoscenze. Dato che i colloqui con i genitori avvengono in videochiamata inoltre, “non sarà più necessario prendere un permesso sul lavoro per parlare con gli insegnanti”. Da tenere in considerazione invece, la possibilità di potersi connettere correttamente a internet da casa, dato che in alcune zone, afferma Martini, c’è poca ricettività. 

Luciana Rabaiotti, dirigente scolastico del Magnaghi-Solari di Salsomaggiore: “Trasporti nodo fondamentale”

Anche all’Istituto Magnaghi Solari di Salsomaggiore Terme si è iniziato già dall’estate a lavorare sulle metodologie della Didattica a Distanza, pur sperando di poter iniziare e proseguire l’anno in presenza. L’Istituto era pronto ad ogni evenienza: ingressi ed uscite scaglionate, un giorno di DAD su turnazione preferendo la presenza delle classi quinte – che si preparano all’Esame di Stato – delle classi terze – che hanno l’esame di qualifica e delle classi prime, in fase di orientamento. “Abbiamo attivato il piano ’25 per cento a distanza’.Le classi erano già in modalità mista e pertanto già orientati ad un’organizzazione differente rispetto il classico assetto dell’orario scolastico. Accanto a questo, abbiamo poi previsto il “25 per cento a scuola”, con attuazione in presenza dei soli laboratori professionalizzanti”, spiega la Dirigente Scolastica Luciana Rabaiotti.  Preparata e prevista, dunque, la situazione attuale: “Gli studenti seguono in DAD le discipline di area comune, mentre sono in presenza, una volta la settimana i laboratori professionalizzanti. Questi avvengono in blocchi di quattro ore e con accesso a turno: la classe è divisa in due gruppi che si alternano tra i laboratori di Sala/Bar e Cucina. Accanto a questi Accoglienza Turistica: la classe, correttamente distanziata, è nel laboratorio per proseguire le attività, sempre in presenza. È una proposta didattica sicuramente impegnativa, perché gli studenti in un solo giorno devono partecipare a due laboratori, ma con grande impegno e rispetto gli studenti stanno egregiamente seguendo ogni indicazione”, prosegue la Dirigente. Pronta, infine, anche la fase “100 per cento DAD” che prevede la sospensione di ogni laboratorio in presenza: “Speriamo di non arrivarci”. 

Fondamentale il nodo dei trasporti, essendo il Magnaghi-Solari una scuola di livello nazionale, con un’utenza che arriva dal vasto bacino medio-padano: “Per noi sono essenziali servizi di trasporto e infrastrutture funzionali. Invece ogni anno siamo al tavolo per chiedere corse supplementari, per chiedere di inserire navette. Il problema giunge sia dalle strade che dalle ferrovie, parimenti. Abbiamo studenti che giungono in treno dalla Lombardia o dal Veneto e sono costantemente alla rincorsa della coincidenza. Altri si arrendono e decidono di alloggiare a Salsomaggiore, ma ora è difficile. Siamo pertanto convinti che mettendo mano ai trasporti miglioreranno tutti i servizi ad essi legati, in particolare quello del pendolarismo scolastico”, prosegue la Rabaiotti. 

Dad tra elementi positivi e criticità  

In una scuola come la nostra – spiega la Preside – il contatto con l’altro, la relazione umana, è fondamentale. I nostri docenti sanno molto bene quanto sia importante l’aspetto sociale e relazionale e sono molto attenti nel tentare, con tutte le criticità del caso, di mantenerlo anche in questo momento di distanziamento. La scuola inoltre da sempre ha il sostegno di uno psicologo, che aiuta in questa particolare situazione. Il mantenimento dei laboratori sta comunque aiutando molto”. Gli studenti più a rischio dispersione sono sopratutto quelli del biennio ed è su di loro che la DAD ha più effetti negativi: “È infatti difficile recuperare gli studenti una volta rotto il filo del contatto diretto. Sono sfuggevoli, con situazioni critiche a livello familiare e sociale, spesso senza strumentazione adeguata”. Non mancano, però, le situazioni positive, come ad esempio quelle degli studenti pendolari che quotidianamente dovrebbero fare anche tre ore di viaggio per arrivare a scuola: “Hanno azzerato il tempo viaggio, molto sfibrante e stancante, ritrovando grande capacità partecipativa. Così come coloro che con salute cagionevole erano soliti avere molte assenze, soprattutto in questa stagione. Questo potrebbe essere un punto di partenza per un’inclusione futura più ampia e consapevole”, prosegue la Dirigente. 

Certo è che in una scuola enorme e vuota, vista da un computer, gli studenti – così come i professori – si trovino persi pur seguendo le lezioni con attenzione e con buon ritmo. “La speranza – afferma Luciana Rabaiotti – è di tornare presto alla normalità e alla socialità che ci caratterizza. La scuola non è solo un edificio, è un ponte che proietta i nostri giovani verso il mondo reale e questo mondo è fatto di esperienze, emozioni e sentimenti. La DAD è un momento emergenziale: ha i suoi lati positivi nel tamponare una ferita, ma non è la soluzione a lungo termine”.  

I docenti dell’Istituto stanno effettuando costantemente corsi di aggiornamento, con una linea scolastica comune: “Ogni docente – conclude la dirigente Rabaiotti – sta rispondendo in maniera sempre più precisa alle esigenze degli studenti. E questo abbatte sicuramente la demotivazione che potrebbe svilupparsi da un eventuale scarso rendimento”. Nel corso dell’estate la scuola ha partecipato ai bandi PON FESR e FSE e PNDS ed entro Natale sarà in grado di rispondere a tutte le 130 domande di fornitura del materiale informatico – tablet, pc e libri digitali – agli studenti che ne hanno fatto richiesta. 

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