Mario Draghi si appresta a salire al Colle per rassegnare le dimissioni nelle mani del presidente della Repubblica Sergio Mattarella: il game over del Governo è ad un passo. Ieri il voto al Senato, senza il sostegno di Forza Italia, Lega e M5S che non hanno partecipato al voto, si è concluso con l’approvazione della fiducia per soli 95 voti su 133 senatori presenti in aula. Non ci sono, dunque, più i numeri per proseguire con la maggioranza e con il Patto di Governo che lo stesso Draghi aveva invitato a rinnovare nel corso del discorso tenuto nell’aula di Palazzo Madama.

Ora spetterà al Capo dello Stato Sergio Mattarella decidere come procedere. Due gli scenari che si prospettano in questi casi: l’apertura di nuove consultazioni oppure lo scioglimento delle Camere e il voto anticipato. La prima data utile, nella seconda ipotesi, sarebbe quella di domenica 25 settembre, anche se sembra più probabile domenica 2 ottobre.

Riforme e PNRR: cosa succede?

Se Mattarella sceglierà la strada delle elezioni anticipate, l’attuale Governo rimarrà in carica solo per gli affari correnti. In sintesi: lo sconto sulle accise terminerà il 21 agosto, mentre non sarà possibile recuperare il taglio del cuneo fiscale e quello dell’Iva. Fermo anche il DDL Concorrenza, le riforme dei processi tributari, della giustizia e del fisco. Per i 19 miliardi del PNRR, invece, bisognerà raggiungere i 55 obiettivi entro la fine dell’anno, altrimenti i soldi non verranno assegnati. Ci sarà da capire anche cosa accadrà con il Piano Energia, in particolare con la realizzazione dei due rigassificatori di Ravenna e Piombino, in programma per la prossima primavera.

Se Mattarella respingerà le dimissioni, c’è un precedente storico che ci aiuta a capire meglio cosa potrebbe accadere. Nel 1994 l’allora Presidente del Consiglio Carlo Azeglio Ciampi rassegnò le dimissioni nelle mani del Presidente della Repubblica Scalfaro, che le respinse. Vennero indette le elezioni, ma il Governo restò in carica con pieni poteri nell’attesa della scelta del successore: in questo caso potrebbero proseguire i lavori sulla Legge di Bilancio e sulla gestione del PNRR. Infine, in uno stato di emergenza, il Premier e il Governo avrebbero anche “pieni poteri” di emanare decreti legge senza passare dal Parlamento.

C’è un’ultima ipotesi che si ricollega alle parole di Monti. Il Corriere della Sera fa sapere che secondo il costituzionalista Alfonso Celotto il capo dello Stato, Sergio Mattarella, può sì accettare le dimissioni e secondo l’articolo 88 sciogliere le Camere. Lasciando Draghi in carica per il disbrigo degli affari correnti. Senza però capacità programmatica. Si concludono le attività già in corso e, al bisogno, si affrontano imprevisti. In caso di emergenza si possono emanare decreti legge. Ma c’è anche una seconda opzione. Mattarella potrebbe respingere le dimissioni e sciogliere le Camere. In questo caso Draghi sarebbe ancora nella pienezza dei poteri e lo resterebbe fino al nuovo governo, secondo l’articolo 92. Potrebbe emanare disegni di legge e decreti legislativi e anche effettuare nomine.

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