Il Duomo di Berceto: ospite del “fantasy” medioevale – l’OFFicina Parmigiana

Leggende, antichi misteri e reliquie medioevali arricchiscono questo “tempio” della cultura; sulla via Romea c’è un autentico gioiello: la pieve di Berceto

Leggende, antichi misteri e reliquie medioevali arricchiscono questo “tempio” della cultura; sulla via Romea c’è un autentico gioiello: la pieve di Berceto

@FrancescoGallina

Quasi impalpabile, leggerissimo e iridescente. È il Santo Graal, esultano alcuni. Altri invece vedono “solo” uno dei calici più affascinanti dell’arte vetraria. Di fragilissimo vetro soffiato, fu rinvenuto durante i lavori di scavo nel lontano febbraio 1971. Era collocato all’interno della tomba di un monaco, in una posizione di assoluta rilevanza, al centro del presbiterio. Questo è solo uno dei tanti tesori della Pieve di Berceto, ovvero il Duomo di San Moderanno. E dell’abate francese trasferitosi a Rennes possiamo ammirare lo splendido piviale, antico paramento databile forse ai secoli VIII-IX: in elegante raso di seta verde, è caratterizzato da un fondo rosso con figure simboliche in azzurro profilate in giallo.

Veniva da Rennes, Moderanno, e ricopriva il prestigioso ruolo di Vescovo. Durante il suo viaggio verso Roma ricevette a Reims le reliquie di San Remigio ma, durante una sosta al Passo della Cisa, le appese a un arbusto e se le dimenticò. Al ritorno dalla capitale, l’albero era talmente cresciuto che a Moderanno non restò che fare un fioretto: avrebbe donato le reliquie all’allora monastero di Berceto se solo l’albero si fosse abbassato. L’albero si abbassò e Moderanno fu nominato Priore di Berceto. D’altronde, si sa: il fantasy migliore lo si trova nel Medioevo.


Reliquie e antichi misteri, l’interno odora di massoneria

Ma la pieve non conserva solo le ossa di Moderanno. Romanico fino a un certo punto, a causa di “snaturanti” interventi successivi, l’interno contiene il sarcofago in marmo bianco di San Broccardo, predicatore tedesco che entrò talmente nelle grazie dell’imperatore, che fu proprio il boemo Carlo IV a commissionarne la tomba, come si legge dall’iscrizione latina in caratteri gotici. Ma per la pieve passarono anche e soprattutto i Rossi, i signori di Berceto: parla di loro il leone rampante e le iniziali del conte Bertrando, incise sullo stemma della prima colonna a destra, mentre del padre Pier Maria il Magnifico è lo stemma con due cuori.

Prima di uscire non possiamo essere attratti dalla misteriosa scritta incisa su una lapide, che riporta in bassorilievo quello che poteva essere il marchio della Confraternita del Santissimo Sacramento della Chiesa di San Moderanno. Tre monaci incappucciati contemplano il Sole. Nell’aria c’è odore di massoneria, ma è solo una fugace percezione. Una quartina di endecasillabi alternati, risalente al periodo Barocco (1638) mi mette in guardia:

Ho tu che passi per questa via torta

e vai cerchado in questa ciecha via

a me dimandi se la morte è morta

io non la vidi mai mortae ne viva

Il Duomo di Berceto: ospite del "fantasy" medioevale - l'OFFicina Parmigiana
Foto di Andrea Adorni © ilParmense,net

L’asino, la cetra, i vizi e l’eresia: che ricchezza l’architrave

Eccoci all’esterno. Divertentissima l’architrave, formata da bassorilievi simboleggianti i falsi profeti, i vizi e l’eresia: c’è di tutto, dagli uomini dotati di mani giganti fino a un asino che suona la cetra. Interessante la presenza dei Magi, pellegrini per eccellenza, ma decisamente notevole è la lunetta del portale, dove troviamo un Cristo crocifisso. Crocifisso, sì, ma con gli occhi aperti, sbarrati, eludendo qualsiasi dubbio. Lo sguardo è chiaro e ci dice, trionfante: io ho vinto la morte. Io non la vidi mai morta ne viva.

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