Ponte Nord: il paradosso degli invisibili

La stragrande maggioranza delle persone che vengono identificate in queste operazioni di sgombero sono irregolari per cui i servizi sociali purtroppo non possono fare nulla. Sono i tanti invisibili che sono stati creati dalle normative governative di questi anni”. Così l’assessore al Welfare del Comune di Parma, Laura Rossi, ha commentato l’operazione di quindici giorni fa con cui le Forze dell’Ordine sono state chiamate ad allontanare alcuni senzatetto che occupavano lo spazio tra la vetrata e il parapetto del famigerato ed inattivo Ponte Europa. Questa povera gente considerava il ponte come riapro, non certo come dimora.

Tanti parmigiani avranno constatato, in questi dieci anni di disonorato servizio, che l’ormai rinominato Ponte Nord è passato dall’ambiziosa proclama della Giunta Vignali all’abbandono totale, salvo rari e sporadici eventi. E proprio come il più basilare manuale di sociologia insegnerebbe, non c’è spazio soggetto all’abbandono che non sia anche soggetto all’occupazione abusiva o al degrado. Lungi dal considerare gli ultimi, i senza fissa dimora, o i clochard, che dir si voglia, forieri di degrado, è forse più opportuno guardare l’altra faccia della medaglia.

Viviamo in una società in cui il valore delle persone è determinato dalla ricchezza che producono, ma chi non garantisce produttività rischia di essere considerato scarto, diventando automaticamente invisibile agli occhi della stessa società a cui appartiene e a quelli di coloro che ne dovrebbero garantire diritti ed assistenza. Da qui nasce forse la maldestra affermazione di un Assessore che, pur ammettendo le scarse possibilità d’intervento, esplicita anche una mancanza più grave: quella di affrontare, volenti o nolenti, una questione spinosa. O meglio, la soluzione si trova, anche se di soluzione non si tratta: sgomberare. Il che equivale sostanzialmente a non affrontarla, rimandando il problema a tempi futuri e forse migliori (per chi subisce lo “sfratto”). Avrebbe più senso, allora, chiudere entrambi gli occhi e non solo uno, lasciando nell’invisibilità chi gode già di questa triste condanna.

Articolo tratto da ilParmense Mag (link), mensile di approfondimento digitale a cura della Redazione de ilParmense.net.

© riproduzione riservata