La judoka italiana Edwige Gwend racconta la sua carriera, dall’esperienza Olimpica alle campagne di supporto per i giovani sportivi
@AlessandroLauta
Edwige Gweod, un atleta che non ha bisogno di presentazioni. La judoka parmigiana, originaria del Camerun, ha dimostrato negli anni di essere una delle atlete più rappresentative della sua disciplina. A dispetto della giovane età, il palmares della campionessa può già contare diversi titoli italiani ed europei, oltre alla partecipazione alle Olimpiadi di Londra nel 2012 e a quelle Rio nel 2016. Edwige Gwend ha raccontato tutto in un’intervista esclusiva dal momento in cui ha sviluppato la passione per il judo, fino agli impegni attuali e futuri.
I primi anni
Edwige scopre la sua passione per il judo quando aveva solo sei anni. “È stato un caso. A casa mia tutti giocavano a calcio, ma inseguire un pallone non mi ha mai particolarmente attirato“. Il vero colpo di fortuna è quello di avere una palestra vicino casa, dove la giovane può misurarsi per la prima volta nel judo. L’attrazione è istantanea: “da quel momento in poi non ho più smesso“.
Il trionfo italiano è il pass ufficiale per la nazionale, e il trampolino di lancio per i successi europei. “A livello europeo ho ottenuto la mia prima medaglia nel 2008, a Varsavia. È stata la prima medaglia internazionale davvero importante“. Il trionfo continentale regala a Edwige la certezza di poter essere competitiva “non solo tra i confini italiani, ma anche all’estero“.
La gloria Olimpica
Da quel momento inizia un percorso trionfale, che porta Edwige Gwend a vincere diversi titoli nazionali e internazionali. Le Olimpiadi, da sogno di una notte di mezza estate, si trasformano in una meravigliosa realtà. “Ho provato tante volte a descrivere cosa si prova in una manifestazione come le Olimpiadi, ma non ci sono riuscita. La gioia – ricorda Edwige – il senso di comunità che l’Olimpiade regala è qualcosa di incredibile. Credo sia un’esperienza che bisogna vivere sulla propria pelle“.
Ma l’Olimpiade non è solo comunità: è anche competizione. Ed Edwige lo sa bene: “È una gara d’élite, alla quale non tutti possono partecipare. Quando riesci a qualificarti per una competizione simile, senti di poter rappresentare la nazione e di essere tra gli atleti più forti al mondo“. In funzione dell’Olimpiade, gli allenamenti si intensificano, la fatica raddoppia. Dopo aver disputato le Olimpiadi di Londra, la judoka giunge a Rio con la voglia di ottenere qualcosa di importante. Tuttavia non sempre la sport premia l’impegno ed Edwige chiude la competizione al quinto posto, a causa di “un’azione scorretta non segnalata dall’arbitro” da parte della sua avversaria. La delusione è enorme, ma la grinta di Edwige e la volontà di continuare a stupire prevale su ogni avversità: “Si va avanti, l’importante è non mollare“.
Fuori dal tatami
Edwige Gwend non è solo judo. L’atleta è impegnata anche nel sociale: da qualche
La Gwend ne approfitta per ringraziare la famiglia, che l’ha sempre supportata nei momenti di difficoltà. “La mia famiglia è stata fondamentale. I miei mi hanno sempre spronato a fare del mio meglio, anche quando le cose non andavano bene in ambito scolastico. Sono loro grata – continua – perché non hanno mai sottovalutato la mia istruzione, affiancandola alla mia passione per il judo. Mi hanno dato l’equilibrio di cui avevo bisogno“.
Il legame con Parma…
…e i progetti futuri
Con delle fondamenta simili, la voglia e l’entusiasmo restano elevatissimi. “A fine mese andremo in Cina per effettuare delle gare di preparazione al mondiale, che si terrà a Budapest a fine agosto. In seguito – conclude – il mio obiettivo è continuare a lavorare sodo; voglio essere pronta per le prossime Olimpiadi di Tokyo 2020“.
Federico Bocchia: “Le Olimpiadi? Un’esperienza unica” – INTERVISTA