Stefano Lugli - Altra Emilia Romagna

Il candidato Presidente de “L’Altra Emilia Romagna”: “Ti.Bre frutto di una politica miope; serve una legge contro la precarietà e obbligo scolastico dai 5 anni”

Stefano Lugli è candidato alla presidenza della Regione Emilia Romagna con la lista “L’Altra Emilia Romagna“: una realtà politica nata cinque anni fa che unisce attivisti di liste civiche, movimenti e vertenze territoriali oltre che esponenti di Rifondazione Comunista, Partito Comunista Italiano, Partito del Sud, Partito Umanista e Altra Europa. Attivo in politica dal 2001, Lugli è laureato in Scienze Politiche all’Università di Bologna e lavora all’ufficio cultura del comune di Concordia. Attualmente è segretario regionale di Rifondazione Comunista e consigliere comunale di opposizione alla giunta leghista di Finale Emilia.

Uno dei temi della campagna elettorale è quello che riguarda la sanità: quali sono le vostre proposte per migliorare quest’ambito, che è già ai vertici italiani. In merito ai punti nascita in montagna, recentemente chiusi, e che hanno destato proteste e preoccupazioni da parte degli abitanti delle alte valli qual è la vostra posizione?

Accanto alle eccellenze della sanità regionale che tutti riconosciamo e apprezziamo ci son lacune e sperequazioni che vanno assolutamente colmate. Il nostro servizio sanitario pubblico è stato impoverito da anni di tagli e privatizzazioni ed è giunto il momento di investire denaro pubblico sui servizi pubblici, aprendo Case della Salute in ogni Comune e in ogni quartiere, assumendo personale e innovando tecnologie e attrezzature per garantire a tutti i cittadini pari opportunità di accesso ai servizi, anche a coloro che abitano nelle zone distanti dalle principali città e nelle zone appenniniche. Noi vogliamo una sanità pubblica accessibile a tutti a prescindere dal luogo di residenza, e riaprire i punti nascita chiusi significa dare a tutti le stesse opportunità. È una scelta possibile, basta cambiare la politica sanitaria regionale. 

Asili, scuole ed università: anche qui l’Emilia Romagna è stata portatrice di innovazioni ed agevolazioni per le famiglie e non solo. Quali progetti avete in questi settori?

Affermiamo la funzione della scuola statale laica e pluralista per tutti come strumento di eguaglianza e solidarietà senza finanziamenti regionali alle scuole private (47 milioni di euro nel 2019). Vogliamo una legge che consideri i nidi per l’infanzia un servizio alla collettività, che inserisca la scuola dell’infanzia nella scuola di base con l’ultimo anno obbligatorio per estendere l’obbligo scolastico dai 5 ai 18 anni con un biennio superiore unitario e un triennio di indirizzo spostando la formazione professionale dopo i 18 anni. Per il diritto allo studio universitario proponiamo l’introduzione del “reddito di formazione” in sostituzione dell’attuale sistema di borse di studio per permettere a tutti gli studenti di sostenere il costo dei corsi universitari.

L’Emilia Romagna è terra di eccellenze gastronomiche e non solo: quali i progetti per aiutare il mondo legato all’agricoltura e alla tutela di produzioni DOP ed IGP anche alla luce dei recenti dazi imposti dall’America?

La partita si gioca sul tavolo europeo, e nella definizione delle strategie governative si gioca il peso della regione. I produttori non devono pagare il prezzo della guerra commerciale di Trump contro l’Europa, ma non dobbiamo dimenticare neanche le conseguenze della Brexit visto che il mercato inglese è un’altra fetta importante del nostro export. Perciò è importante puntare sulla diplomazia e assicurare ai produttori il giusto sostegno a tutela di tutto il comparto, mantenere a bilancio gli importi della Pac e prevedere un ulteriore fondo di tutela che possa essere distribuito direttamente ai produttori agricoli. Ma serve molta più attenzione alla piccola agricoltura affinchè il lavoro degli agricoltori trovi il giusto prezzo e il prezioso ruolo di custodia della terra sia riconosciuto anche economicamente. Dobbiamo sempre coniugare cibo, ambiente e salute, tre elementi che si salvaguardano attraverso un’agricoltura di qualità che non è quella dell’agricoltura latifondista. La regione deve sburocratizzare, contrastare lo sfruttamento dei prezzi praticati dalla grande distribuzione e portare servizi quali trasporti e rete digitale (abbiamo ancora territori scoperti) rendendo più sostenibile la vita delle piccole aziende agricole.

Si parla di infrastrutture importanti, anche a livello nazionale: qual è la vostra posizione in merito, ad esempio, alla Ti.Bre e alle grandi opere? In particolare nel Parmense due grandi temi sono quelli relativi al ponte di Colorno-Casalmaggiore e al dissesto idrogeologico in montagna: cosa prevedete per il nostro territorio? 

L’Altra Emilia-Romagna considera insostenibile e penalizzante per il nostro export un piano dei trasporti che punta tutto sulle autostrade. Il trasporto su gomma diventerà sempre più costoso e per essere competitivi con l’Europa più moderna è necessario investire per spostare le merci dalla gomma alla rotaia. La Ti.Bre è un chiaro esempio di una politica miope quando la priorità è il potenziamento degli assi ferroviari Parma-Fornovo e La Spezia-Pontremoli-Parma e il suo collegamento verso Verona ed il Brennero. Il ponte Colorno-Casalmaggiore è una priorità per lavoratori e pendolari e i tempi lunghi per la sua realizzazione sono conseguenza delle scelte di una regione che a Parma ha puntato esclusivamente su autostrada e aeroporto. 

Negli ultimi dieci anni esondazioni disastrose hanno toccato tutte le aree della regione e anche il parmense è stato colpito duramente. Sempre più frequenti sono fenomeni di carattere franoso, come la recente frana che ha interrotto la strada provinciale tra Varsi e Bardi, per fare solo un esempio. Scarsa prevenzione e insufficiente manutenzione del territorio, rischiano di lasciare paesi e frazioni isolate. Episodi diffusi che rivelano una forte fragilità e la necessità di un intervento strutturale e capillare di messa in sicurezza del territorio. Fragilità che, solo per ricordare uno degli episodi più recenti e drammatici, è stata messa in chiara evidenza dall’esondazione a Parma del torrente Baganza di qualche anno fa. In città e in provincia serve investire in un piano di riassetto idrogeologico che renda i territori resilienti, capaci cioè di gestire l’impatto crescente di fenomeni atmosferici violenti, conseguenza diretta degli sconvolgimenti climatici dovuti al surriscaldamento globale in atto.

Tre tematiche da non sottovalutare sono quelle che riguardano giovani, diritti e lavoro. Cosa prevede nel merito il vostro programma?

I giovani e le donne sono i più colpiti dalla crisi e dalle riforme che negli ultimi anni hanno tolto tutele ai lavoratori e per questo vogliamo una legge regionale contro la precarietà per creare occupazione stabile e di qualità. In questi anni l’occupazione è cresciuta ma sono esplosi i contratti part-time, il lavoro determinato e l’occupazione giovanile è diminuita per effetto della riforma pensionistica Fornero. Esiste ancora in Emilia-Romagna un gap salariale fra lavoro maschile e femminile inaccettabile. Vogliamo un nuovo patto per il lavoro che metta al centro la buona occupazione e la redistribuzione della ricchezza in una regione in cui è cresciuto il Pil ma che non ha avuto la capacità di ridurre le disuguaglianze. Sul fronte dei diritti L’Altra Emilia-Romagna promuove la piena laicità dello Stato contro ogni fondamentalismo, riconosce che ci sono più modelli di famiglia, che vanno regolate nel pieno rispetto di ogni scelta e di ogni orientamento sessuale, e tutte devono avere gli stessi diritti. Ci battiamo per la piena applicazione della legge 194 e vogliamo invertire la tendenza crescente del fenomeno dell’obiezione di coscienza verificando la possibilità di fermare la presenza di medici obiettori nei consultori e negli ospedali.

Dal punto di vista politico, recentemente, il movimento delle Sardine – nato il 14 novembre scorso in Piazza Maggiore a Bologna – ha moltiplicato le manifestazioni in Italia e in Europa: ai primi organizzatori si è dato il merito di aver fatto rinascere, soprattutto nei giovani, la voglia di partecipare alla vita politica del Paese. Cosa ne pensate? Credete che possa effettivamente influenzare gli elettori e le idee politiche per le prossime elezioni regionali?

Ringrazio il movimento delle sardine per aver convocato piazze antifasciste e antirazziste con una freschezza e una credibilità che i partiti della sinistra e del centrosinistra hanno smarrito. Non ho la sfera di cristallo e non so se il movimento delle sardine influenzerà le elezioni, ma so che le piazze delle sardine chiedono politiche coraggiose per sconfiggere le destre non solo il giorno delle elezioni ma nella società. E per fare questo occorre abbandonare le disastrose politiche neoliberiste che nell’ultimo decennio hanno impoverito le fasce più deboli della popolazione favorendo la crescita di una destra che alimenta odio sociale e guerra tra poveri. 

La lista “L’Altra Emilia Romagna” nella circoscrizione di Parma

  • Alexandr Belletti
  • Francesca Bottazzi
  • Davide Castoldi
  • Alice Montecchini
  • Andrea Strambaci

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