Emergenza profughi: ecco la proposta delle Valli del Taro e del Ceno
I comuni delle alte valli si impegnano ad aderire al progetto SPRAR; Lucchi: “Siamo preoccupati dell’impotenza dell’Unione Europea nell’affrontare il problema profughi”
I comuni delle alte valli si impegnano ad aderire al progetto SPRAR; Lucchi: “Siamo preoccupati dell’impotenza dell’Unione Europea nell’affrontare il problema profughi”
Arriva dai sedici sindaci delle Valli del Taro e del Ceno, insieme al prefetto, la proposta di un documento per l’accoglienza dei profughi. Nell’incontro con il Prefetto i Sindaci hanno messo in luce il fatto di non essere preparati all’arrivo dei profughi. Un altro punto importante è la paura per l’acuirsi delle contrarietà della propria comunità.
Si ritiene che l’esperienza SPRAR, già attuata da alcuni Comuni dal giugno 2011, possa rappresentare la migliore modalità per ospitare ed integrare adeguati gruppi di profughi.
Tutti i Comuni si impegnano, con l’aiuto del Prefetto, a richiedere e ad aderire ai progetti SPRAR.
“La decisione è da intendere immediata – spiega il Sindaco di Berceto Luigi Lucchi – e si richiede che nei tempi, strettamente tecnici e burocratici per ottenere lo SPRAR, non sia assunta, per i nostri Comuni del distretto, nessuna iniziativa, da parte della Prefettura, d’accoglienza profughi“.
“A Berceto – continua – siamo anche disponibili a proporre e concordare nuovi progetti d’integrazione costruiti, appositamente, per i nostri territori. Per le nostre tradizioni ed esigenze“. Su un’altra cosa i Sindaci sono concordi: non è facile, con le condizioni disastrose della montagna, far accettare alle comunità locali l’accoglienza di migranti. “Inoltre va sottolineato – specificano i Sindaci – il peggioramento delle condizioni economiche. Sia dei giovani che degli anziani“.
Un compito difficile per i Sindaci, che vivono a stretto contatto con i cittadini. Favorire l’integrazione è doverosa, sia per motivi di ordine pubblico che per valori civici. “Difficile – spiega Lucchi – se si lascia chiara l’impressione che per un sacrosanto diritto di un profugo d’essere accolto e aiutato si calpesta il diritto, altrettanto inalienabile, di un cittadino italiano“.
Il punto di vista politico
“Siamo preoccupati – specifica Lucchi a nome dei Sindaci – dell’impotenza dell’Unione Europea. Delle Nazioni Unite e di tutte le organizzazioni mondiali. Non affrontano, alla radice, il problema dei profughi, dell’emigrazione, in costante aumento, dai Paesi poveri verso l’Europa“.
In compenso le Nazioni Occidentali primeggiano per la vendita di armi. “Preoccupante – affermano – il neo colonialismo e la globalizzazione dello sfruttamento“. Ci sono potenze, come la Cina, che si accaparrano estensioni enormi di terreno agricolo nel Continente Africano. L’agricoltura mondiale è ormai assoggettata a poche multinazionali.
“Preoccupati – continuano – del possibile, e forse chiaro calcolo criminale, che avere in Europa mano d’opera a basso prezzo vuol significare ridurre i diritti dei lavoratori. Come Sindaci di paesi che hanno avuto una forte emigrazione durata un intero secolo, comprendiamo anche i danni che subiscono i paesi“.
“I paesi che subiscono un’emigrazione – concludono – s’impoveriscono ulteriormente. Sarebbe pertanto giusto, oltre che un diritto, che ognuno potesse vivere nel proprio Paese. Vogliamo interessarci, come Sindaci, anche di tutti questi problemi. Suscitando un dibattito politico che al momento non cogliamo da parte di nessuna forza politica. Sono tutte impegnate tra il creare paura dello sconosciuto ed l’elencare mirabolanti benefici ottenibili da questi flussi di povere persone“.

